HomeCronaca/PoliticaBelluno. Ha riaperto lo storico Caffè Manin, in piazza dei Martiri

Belluno. Ha riaperto lo storico Caffè Manin, in piazza dei Martiri

Belluno, 9 agosto 2025 – Nuova vita al Caffè Manin, nella centrale piazza dei Martiri di Belluno. La precedente gestione, dal maggio 2023, aveva avuto vita breve. Oggi finalmente le porte dello storico locale si sono riaperte al pubblico.

Più di un semplice locale, il Caffè Manin è stato per intere generazioni di bellunesi un punto di riferimento, uno specchio fedele delle trasformazioni sociali e culturali della città. Dalle sue umili origini come “Bottega del caffettiere Guarnieri” agli albori dell’Ottocento, il Manin ha attraversato i secoli, cambiando nome e volto, ma mantenendo intatto il suo ruolo di cuore pulsante della vita cittadina.

Nel 1842, il prestigioso periodico veneziano Il Gondoliere lo celebrava già come “il Pedrocchi di Belluno”, testimoniando la sua importanza crescente. Dopo l’Unità d’Italia nel 1866, il locale abbracciò il nome de Il Nazionale, per poi omaggiare definitivamente il patriota Daniele Manin, assumendo l’appellativo che ancora oggi porta.

Gli ultimi decenni dell’Ottocento furono un periodo di grande fermento per il caffè. Due ristrutturazioni, nel 1882 e nel 1892, ne ampliarono gli spazi, forse in modo un po’ troppo audace per l’epoca. Il cronista Bazolle notò che il nuovo locale “non è proporzionato alle abitudini e alle risorse di Belluno”, un’osservazione che sottolinea la visione avanguardista dei suoi gestori. Il saggista Giovanni Larese lo descriveva come un elegante edificio a due piani, con un portico a colonne e una profonda tettoia in ferro in stile Liberty. Pare che questa tettoia, dismessa, riposi oggi all’interno di Villa Clizia a Mussoi, un pezzo di storia bellunese ancora conservato.

Fin dalla metà dell’Ottocento, il Manin è stato il simbolo della borghesia locale, tanto da essere citato da Ottone Brentari nella sua guida del 1887 come “Il caffè principale della città”. Un quindicinale satirico dell’epoca, La Bolletta, ne descriveva l’atmosfera vivace e inclusiva, dove “si parla di tutto, si parla di tutti”.

Il Caffè Manin ha vissuto in prima persona anche i momenti più difficili della storia. Durante la Prima guerra mondiale, sotto l’occupazione austro-ungarica, divenne un ritrovo esclusivo per gli ufficiali, con personale che parlava tedesco. Un’epoca di divisione e cambiamento che ha lasciato il segno.

Negli anni ’60, il locale era un centro sociale dinamico: una scala a chiocciola, che oggi conduce ai servizi igienici, portava anche alle stanze utilizzate dal Circolo Manin, spazi dedicati a ricevimenti e sale da gioco. Negli ultimi decenni, varie gestioni si sono succedute, portando con sé piccoli ritocchi agli interni.

Per saperne di più: “Piazza dei Martiri-Campedel” di Ivano Alfarè, Stefano De Vecchi e Ferruccio Vendramini, edito nel 1993 per iniziativa del Comune e dell’Isbrec. Con all’interno il saggio di Giovanni Larese “Cent’anni di botteghe”. E “Turismo e tempo libero in una città alpina” di Ferruccio Vendramini, edito nel 2000 per la Comunità montana Bellunese.

- Advertisement - Roberto Denart
- Visite -

Pausa caffè

Sport & tempo libero

Giro d’Italia Women: capolavoro di Anna Van der Breggen al Nevegal. Vince la crono ed è la nuova Maglia Rosa

Nevegal (Belluno), 2 giugno 2026 – Una prova di forza monumentale, di quelle che lasciano il segno e ridefiniscono le gerarchie di una corsa....

Eventi e intrattenimenti