Roma, 17 luglio 2025 – Nonostante gli appelli e le direttive europee che spingono verso la progressiva eliminazione dell’uso di animali nella ricerca, i dati relativi alla sperimentazione in Italia nel 2024, pubblicati dal Ministero della Salute, mostrano una realtà ancora drammatica. La LAV (Lega Anti Vivisezione) denuncia numeri “da strage”, sottolineando una leggera diminuzione rispetto al 2023 ma ribadendo la necessità di un impegno ben più incisivo per tutelare gli animali e promuovere metodi di ricerca alternativi.
Un quadro preoccupante: quasi 400mila animali sacrificati
Nel 2024, quasi 400.000 animali sono stati utilizzati per la sperimentazione. Sebbene ci sia stata una lieve flessione rispetto all’anno precedente, questo dato è ancora inaccettabilmente alto, soprattutto se si considera che le normative nazionali e il contesto europeo sollecitano a privilegiare i modelli sostitutivi, con l’obiettivo di una ricerca scientifica totalmente priva dell’uso di esseri viventi.
Tra le specie più colpite, i roditori dominano con oltre 306.000 individui. Allarmante l’aumento esponenziale dell’uso di tacchini, con 402 esemplari, e la comparsa del gerbillo della Mongolia, con 50 individui sottoposti a sperimentazioni invasive.
La gravità delle procedure a cui questi animali sono sottoposti è un aspetto particolarmente inquietante. Oltre 100.000 animali hanno subito esperimenti classificati come “gravi”, includendo fratture ossee senza anestesia, induzione di patologie severe, amputazioni e danni sensoriali irreversibili. Un quadro che, purtroppo, non ha mostrato alcun miglioramento rispetto all’anno precedente.
Cani e primati: vittime di pratiche contestabili
Nonostante il Decreto Legislativo n.26 del 2014 vieti l’utilizzo dei cani nella sperimentazione, salvo casi eccezionali, ben 450 di questi animali sono stati impiegati in procedure invasive e dolorose. Questi animali, spesso confinati in laboratori sotterranei e privati della luce del sole, sono sottoposti a indicibili sofferenze.
Anche l’uso dei primati non umani, sebbene in riduzione del 50% rispetto all’anno precedente, resta un numero inaccettabile, pari a 133 individui. Oltre alle evidenti problematiche etiche, l’impiego di queste specie è scientificamente obsoleto e presenta rischi significativi per la salute umana, data la loro capacità di trasmettere zoonosi anche mortali. La riduzione nel loro impiego segue un trend internazionale, con Paesi come l’Olanda che si stanno impegnando attivamente per azzerare i finanziamenti alla sperimentazione con primati entro il 2030, in favore di ricerche innovative senza animali.
Formazione e obiezione di coscienza: diritti negati e numeri in aumento
Particolarmente grave è l’aumento dell’uso di animali per scopi di istruzione e formazione: ben 2.303 individui, 800 in più rispetto al 2022. Come sottolinea Michela Kuan, biologa e responsabile scientifica per LAV, questo dato è inaccettabile, considerato il divieto di procedure didattiche su animali (con deroghe solo per l’alta formazione universitaria) e la legge sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale, vigente dal 1993 ma spesso ignorata, calpestando il diritto degli studenti.
Inoltre, il 65% degli animali è impiegato in procedure per le quali non esiste alcun obbligo di utilizzare il modello animale, ignorando completamente le direttive europee e nazionali che impongono di dare priorità ai metodi sostitutivi. Una scelta politica che la LAV definisce inaccettabile.
Sperimentazione animale: obsoleta e pericolosa
Valeria Albanese, responsabile per l’area ricerca senza animali della LAV, ribadisce un concetto fondamentale: “La sperimentazione animale è scientificamente obsoleta, inaffidabile e pericolosa per gli esseri umani a causa delle differenze di specie fisiologiche, metaboliche e genetiche”. Esempi lampanti come la tossicità della penicillina per le cavie, la velenosità del paracetamolo per i gatti e la pericolosità dell’aspirina per alcune specie animali dimostrano l’insormontabile divario che porta a risultati fuorvianti e un elevato tasso di fallimento dei farmaci sugli esseri umani, stimato tra il 90% e il 95%.
L’argomento spesso usato per giustificare l’uso degli animali – che la “vivisezione non esiste più” o che gli animali sono usati solo per obblighi di legge – distorce la realtà, presentando la sperimentazione animale come un male necessario quando in realtà esistono alternative concrete e più efficaci.
La Commissione Europea ha recentemente evidenziato i metodi senza animali come prioritari per affermare l’Europa come leader globale nell’innovazione scientifica. È un auspicio, quindi, che il Governo italiano si allinei a questa tendenza, garantendo finanziamenti costanti e consistenti ai metodi di ricerca che rispettano la vita e offrono risultati più affidabili e rilevanti per l’uomo.
