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Processo Miteni, inquinamento Pfas. Sentenza storica: chi inquina paga

Cristina Guarda, eurodeputata

L’eurodeputata dei Verdi, Cristina Guarda, commenta la conclusione del maxi processo Miteni al Tribunale di Vicenza.

“Questa è una sentenza storica, che va addirittura oltre le richieste dei pubblici ministeri e che ha un valore altissimo per la mia comunità. Viene finalmente riconosciuta la fatica della battaglia, che dura da oltre un decennio, per la difesa della nostra salute, dell’ambiente in cui viviamo e del cibo che mangiamo. Al tempo stesso, la sentenza ha un altissimo valore politico, perché riconosce il principio che ‘chi inquina, paga’. Da oggi, ha più forza la nostra richiesta per un divieto universale dei Pfas a livello europeo,” dichiara Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi eletta nelle liste di Alleanza Verdi Sinistra (AVS), già consigliera regionale in Veneto.

“Rimane l’amarezza per il ritardo e le lacune con cui le istituzioni si sono occupate della contaminazione, il più grande caso di inquinamento da Pfas conosciuto al mondo. Da consigliera regionale, dal 2015 ho lottato per acqua priva di Pfas dai rubinetti, studi epidemiologici, campagne di informazione, supporto alle donne che voglio avere figli e ricerche per la sicurezza cibo e tecniche per la tutela delle coltivazione. Non c’è stata la giusta attenzione, le nostre richieste sono sempre state trattate come quelle dei ‘soliti ambientalisti’ che si lamentano: avrei voluto politici impegnati come se fosse la loro acqua quella contaminata, ma non è stato così. Ora la battaglia prosegue in Europa, per la completa rimozione di queste sostanze dai beni di consumo, dalla produzione agricola e industriale,” conclude l’eurodeputata.

Sentenza storica per il caso Miteni-Pfas: soddisfazione del PRC
Accogliamo con profonda soddisfazione la sentenza odierna nel processo Miteni-Pfas! Questa pronuncia della giustizia, che condanna i responsabili di un disastro ambientale senza precedenti, rappresenta una vittoria storica per le comunità venete, per l’ambiente e per tutti coloro che si sono battuti incessantemente per la verità e la giustizia.
Per anni, abbiamo denunciato l’operato della Miteni e l’inerzia delle istituzioni che hanno permesso un inquinamento sistematico e devastante delle nostre acque e delle nostre terre, convinti che la salute dei cittadini e l’integrità del nostro territorio non potessero essere barattate con il profitto.
Questa sentenza dimostra che la lotta paga. Dimostra che la mobilitazione popolare, la tenacia dei comitati e l’impegno di chi non si arrende di fronte all’arroganza del potere economico possono davvero fare la differenza. È un monito chiaro a tutte quelle aziende che pensano di poter impunemente avvelenare il nostro futuro in nome del profitto.
Naturalmente, la battaglia non finisce qui. Dobbiamo continuare a vigilare affinché le bonifiche siano complete ed efficaci, e affinché simili tragedie non si ripetano mai più. Dobbiamo esigere che la prevenzione diventi una priorità assoluta e che le produzioni siano riconvertite in forma rigorosamente rispettosa e funzionale all’ambiente e alla salute.

Gabriele Zanella, segretario regionale PRC Veneto
Elena Mazzoni, resp. nazionale Ambiente PRC

Processo Pfas, Luisetto e Bigon: “Sentenza esemplare, monito per il futuro e per sempre. Ora si istituisca Osservatorio veneto per la riduzione dei Pfas e si proceda con studio epidemiologico”.

“Si tratta di una sentenza esemplare, che ha portato a nette condanne e risarcimenti e che rappresenta una pagina di giustizia da consegnare per sempre alla memoria, come bussola e monito per evitare il ripetersi di un disastro epocale come questo. Una giornata storica per il diritto alla salute di tantissimi cittadine e cittadini del territorio veneto e non solo”.

Il commento alla sentenza pronunciata oggi al Processo Pfas è delle consigliere regionali del Pd, Chiara Luisetto e Anna Maria Bigon, presenti stamani in tribunale a Vicenza.

Le esponenti dem parlano di “esito che dimostra l’assoluta fondatezza delle accuse e delle denunce sostenute attraverso un impegno civile: impossibile dimenticare in questo senso la battaglia fatta col cuore e con coraggio dalle Mamme No Pfas assieme a tutti i gruppi civici che fin da subito hanno messo in luce e informato sulla pericolosità di queste sostanze. Una tenacia encomiabile la loro, spesso andando controcorrente. Sono stati anni in cui, a livello istituzionale, abbiamo da parte nostra messo costantemente sul tavolo della Regione una richiesta di trasparenza e di intervento, riscontrando purtroppo una passività che deve finire”.

“Ora, dopo questa svolta, è il momento infatti di incidere sul fronte della tutela sanitaria e ambientale. Chiediamo due passaggi fondamentali: si dia innanzitutto avvio allo studio epidemiologico fermo da anni per mettere a sistema i dati raccolti in questi anni: una base scientifica necessaria anche a costruire una legge nazionale che metta al bando queste sostanze. Al tempo stesso, esattamente come ha deciso il Consiglio regionale del Piemonte, si istituisca un Osservatorio tecnico-scientifico in Italia per la riduzione della presenza di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nell’ambiente. Il lavoro da fare – concludono Luisetto e Bigon – è ancora molto e questa sentenza indica la strada da percorrere”.

Disastro ambientale da Pfas. Zaia: “Una sentenza che segna un passaggio fondamentale di giustizia per il Veneto. La regione nel 2013 per prima segnalò l’inquinamento”
(AVN) Venezia, 26 giugno 2025

“La sentenza di oggi della Corte d’Assise di Vicenza, che riconosce il reato di disastro ambientale doloso e avvelenamento delle acque e prescrive condanne tra gli 11 e i 17 anni ai vertici della Miteni, è un passaggio fondamentale di giustizia per le comunità venete colpite e per tutti coloro che hanno lavorato con impegno alla ricerca della verità. Fu proprio la Regione del Veneto, su mio mandato, nel 2013, a segnalare per prima alla magistratura – tramite ARPAV – gli effetti gravissimi e irreversibili dell’inquinamento da PFAS, scoperto nell’ambito di una ricerca sperimentale del CNR e del Ministero dell’Ambiente su inquinanti emergenti nei principali bacini fluviali italiani.

In Veneto, gli inquinanti furono individuati nei corpi idrici della Valle del Chiampo, in corrispondenza dello stabilimento chimico Miteni di Trissino, poi rivelatosi la fonte primaria della contaminazione che ha interessato oltre 190 km² tra le province di Vicenza, Verona e Padova. In un quadro normativo allora assente, la Regione ha agito con determinazione, imponendo ai gestori idrici la filtrazione delle acque, stanziando fondi per la messa in sicurezza e attivando, nel 2016, un Piano di Sorveglianza Sanitaria aggiornato nel 2018, che ha coinvolto 127.000 cittadini dell’Area Rossa.

Abbiamo investito risorse regionali, richiesto e ottenuto lo stato di emergenza nel 2018, e sostenuto in sede giudiziaria una tra le più ampie documentazioni tecnico-scientifiche mai prodotte in un processo ambientale in Italia. Alla Regione Veneto, costituitasi parte civile, la sentenza riconosce oggi un danno superiore ai 6,5 milioni di euro, che i condannati, insieme ai responsabili civili Mitsubishi Corporation e ICIG, saranno tenuti a risarcire. È il riconoscimento del ruolo istituzionale svolto con dedizione, scientificità e trasparenza: un ruolo che ci ha visti in prima linea non solo nel denunciare, ma anche nel rimediare, con l’installazione di barriere idrauliche, filtri a carbone attivo e la predisposizione del progetto di bonifica del sito Miteni. Ringrazio tutti coloro che in questi anni hanno lavorato con rigore, passione e senso civico: tecnici, legali, amministratori. Questa sentenza rafforza il nostro impegno e ribadisce un principio essenziale: chi inquina paga. Il Veneto continuerà a battersi per l’ambiente e la salute, con la stessa determinazione dimostrata sin dall’inizio”.

Così il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta l’esito del processo sul disastro ambientale da PFAS, giunta oggi la sentenza del primo grado.

 

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