
Nell’analisi delle criticità e dei lati positivi riguardanti la qualità della vita, proverò anch’io – con lente critica e sguardo liberale – a dire la mia.
La provincia di Belluno si colloca al 45° posto nella classifica nazionale del Sole 24 Ore per la qualità della vita, con risultati contrastanti che offrono spunti di riflessione. Analizzando i dati, emergono punti di forza significativi e diverse sfide che richiedono interventi mirati.
Ricchezza e consumi
La provincia si distingue con l’8° posto per “Ricchezza e consumi”, trainata dall’assenza di protesti e da una bassa incidenza di famiglie in povertà estrema (Belluno è seconda in Italia per il basso numero di famiglie con un ISEE inferiore ai 7.000 euro. Questo significa che il fenomeno della povertà estrema è meno diffuso rispetto ad altre realtà nazionali). Belluno si conferma pertanto una comunità economicamente stabile, con costi abitativi sostenibili e una buona accessibilità immobiliare nella Provincia ma non nel Capoluogo di Provincia .
Nonostante i risultati positivi, emergono alcune criticità che non possiamo ignorare. Belluno scivola al 79° posto per “Cultura e tempo libero”, penalizzata da una carenza di eventi, strutture dedicate e iniziative in grado di attrarre giovani e famiglie. Questa situazione riflette la necessità di investire nella valorizzazione del nostro patrimonio storico, naturale e culturale, creando spazi per una partecipazione più attiva della comunità, come ben descritto dal Prof Ferigutti nel precedente articolo pubblicato su Bellunopress.it.
La categoria “Affari e lavoro” presenta delle lacune, con un 51° posto. Sembra un posizionamento davvero insolito per una Provincia che ha un tasso di mancata partecipazione al lavoro molto basso (siamo secondi in Italia solo dopo Bolzano il che mostra una dedizione e una perseveranza che fa onore ai lavoratori Bellunesi!), un tasso di disoccupazione relativamente ridotto (23%) e soprattutto nonostante un quinto posto nella categoria “Quota export sul PIL”. Possiamo notare inoltre che Belluno gode di un gender pay gap molto basso (siamo 18esimi), il gender pay gap consiste nella differenza di salario uomo donna.
I giovani
Belluno si posiziona nella top 10 per la qualità della vita dei giovani, un dato incoraggiante per la mia generazione.
La classifica attesta Belluno come terza per disoccupazione giovanile, con un tasso particolarmente basso rispetto alla media nazionale.
Decima per metri quadri abitativi a disposizione dei giovani (18-35 anni), con 30 mq per residente nel capoluogo.
Tuttavia, emergono criticità nell’imprenditoria giovanile, dove ci collochiamo solo 68esimi, segno di una difficoltà strutturale nel favorire l’avvio di nuove attività economiche.
Bambini: una provincia a misura di infanzia?
Belluno offre spazi verdi di qualità per i più piccoli, posizionandosi nella top 10 per giardini scolastici (21 mq per bambino) e ottava nell’indice di sport e bambini. Tuttavia, la carenza di pediatri è allarmante: con appena 2 professionisti ogni 100.000 abitanti, siamo al 96° posto. Questa lacuna mette a rischio la qualità dell’assistenza sanitaria per i più piccoli.
Anziani: eccellenze e nuove sfide
Per quanto riguarda la qualità della vita degli anziani, Belluno primeggia essendo terza per posti letto nelle RSA, con un’ampia disponibilità per la popolazione over 65.
Nella provincia godiamo poi di una buona rete bibliotecaria e presenza di infermieri (108 ogni 100.000 abitanti).
Tuttavia, cresce il numero di anziani soli, una tendenza che richiede interventi per rafforzare la coesione sociale e il supporto comunitario.
Giustizia e sicurezza: luci e ombre
In ambito di sicurezza, Belluno si classifica al 31 posto collocandoci così tra le province italiane più serene. La ridotta incidenza di furti, rapine e incendi dimostra l’efficacia delle politiche di prevenzione e il senso civico dei cittadini. Inoltre, la bassa litigiosità testimonia un tessuto sociale coeso e collaborativo, in cui il ricorso al sistema giudiziario è limitato.
Nella classifica la provincia si distingue per il basso indice di criminalità, classificandosi 98esima su 107 province.
Tuttavia, ci sono dei lati negativi:
Ad esempio il caso degli omicidi colposi da incidenti stradali: con 4 denunce ogni 100.000 abitanti, siamo tra le province peggiori.
Poi ci sono le truffe e frodi informatiche, così come le violenze sessuali, risultano tra i reati più frequenti, richiedendo maggiore prevenzione e sensibilizzazione.
Paradossalmente, Belluno è prima in Italia per furti di autovetture, con 7,1 denunce ogni 100.000 abitanti, quando la media italiana è di 147 denunce ogni 100.000 ab.
Belluno è una provincia da valorizzare?
Belluno si conferma un territorio dalle grandi potenzialità, ma non mancano le sfide da affrontare. La qualità della vita dei giovani e degli anziani è un punto di forza, ma richiede interventi mirati su lavoro, imprenditoria e servizi. La sicurezza è buona, ma alcuni reati specifici devono essere affrontati con maggiore determinazione.
La nostra provincia ha le risorse e la coesione sociale per superare questi ostacoli e continuare a essere un modello per molte realtà italiane.
Ma serve la capacità degli amministratori locali di far sentire la voce del nostro peculiare territorio montano, la necessità di salvaguardare una realtà che ha tanti punti forti, ma allo stesso punto anche tante fragilità a cui si può porre rimedio mediante la sussidiarietà da parte della Regione e dello Stato agli enti locali e territoriali.
Luigi Filippo Daniele, Generazione Europa, Liberali e Democratici Bellunesi
