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Cambiamento climatico: sì o no?

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Il clima nel nostro pianeta è frutto della interazione tra il sole, l’atmosfera, la crosta terrestre, gli oceani e la biosfera. Della biosfera facciamo parte anche noi, prevalentemente “insapientes”.
Il sole è un fattore stabile, ma il nostro pianeta ha variazioni cicliche di circa 100.000 anni del suo percorso ellittico, con variazioni della irradiazione solare di entità minima, calcolate al 0,2%.
Degli altri fattori in gioco la biosfera è la più variabile per la nostra presenza e le nostre azioni, che difficilmente potremmo considerare insignificanti tra guerre continue, bombe atomiche, guerre batteriologiche e chimiche, cementificazione, industrie e veleni di ogni genere.
Un piccolo esempio tra gli altri lo ritroviamo proprio in un articolo di “le Scienze” numero di agosto 2024, attualmente in edicola. A pagina 41, in tema di ecologia tratta della Evoluzione antropogenica: le attività umane stanno cambiando qualcosa di più degli habitat delle specie viventi; stanno modificando le specie stesse.
L’articolo riporta una decina di esempi che vanno dalla falena alla balena. Ma noi sappiamo che la nostra presenza sul pianeta ha determinato in poche migliaia di anni la scomparsa di milioni di specie. Una prima inevitabile conclusione è che il cambiamento climatico c’è perché dei fattori sovraesposti la biosfera è sicuramente cambiata.
Resta da sapere se il sapiens ne è il protagonista o una delle vittime.

Il prof. Franco Battaglia ha scritto un lungo articolo sulla “Verità” del 20 agosto 2024: Poca Scienza, tanta cricca: il clima va in stampa. Alla fine del suo articolo critica un articolo di Nature di cui intende dare dettagli nella prossima puntata. Personalmente sono molto curioso di leggere la prossima puntata perché vorrei avere qualche indicazione su queste cricche. Sicuramente egli non ha grande difficoltà a pubblicare i suoi articoli che si ritrovano periodicamente in intere paginate de la Verità.
Sul clima il prof. Battaglia ha già scritto il libro “Non esiste alcuna emergenza climatica” che non sono riuscito a leggere perché introvabile. Ho potuto invece leggere il suo libro “L’illusione dell’energia dal sole” con l’appello indirizzato al presidente della Repubblica per sostenere lo sviluppo dell’energia nucleare. L’avrei firmato molto volentieri io stesso quando è stato scritto nel 2005.

Quelli come me, non essendo scienziati come il prof. Franco Battaglia, possono seguire due soli metodi per cercare di capire quale sia la genesi di un cambiamento climatico, che non è più dubitabile, ma che viene messo in discussione contro ogni logica. Infatti, qualora accettato, ne verrebbe automaticamente attribuita la responsabilità al nostro occidente guerrafondaio e a tutto ciò che abbiamo sopra elencato e che potremmo definire i mercati.
Il primo metodo è di identificare se vi possano essere nella questione forti interessi di parte; ed è questa una procedura relativamente semplice e sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere.
Il secondo è di leggere tutti gli articoli scientifici più importanti a disposizione sul tema e farsi un’idea, senza pregiudizi di sorta, al fine di trarre le conclusioni più razionali o più ragionevoli.
Sull’argomento mi sono impegnato a seguire, nelle mie letture, le due metodiche di indagine.

Il primo metodo può giovarsi di tre esempi paradigmatici.
Il primo esempio è rappresentato dal “buco di ozono” nell’atmosfera, identificato alla fine degli anni 50 del secolo scorso, descritto studiato e spiegato da Paul Crutzen del Max Plank Institut e per il quale prenderà il Nobel per la chimica nel 1995 insieme a Rowland e Molina. Avevano dimostrato l’effetto distruttivo dei CFC (CloroFluoroCarburi) sulla fascia di ozono, combattuti e criticati in ogni modo dalla post-verità organizzata da tutte le multinazionali produttrici di freon. Quella scoperta, con la eliminazione del freon, ha scongiurato un danno gravissimo per tutto il mondo animale.

Il secondo esempio: in quegli stessi anni Rachel Carson aveva pubblicato il suo libro Silent Spring, che aveva dedicato al dr Albert Schweitzer, poiché egli aveva più volte dichiarato e scritto che l’uomo distruggerà la Terra. La Carson aveva impostato il suo libro sui danni provocati dal DDT sulla flora e sulla fauna e si era attirata una campagna di denigrazione da tutte le grandi industrie chimiche e pure dalla American Medical Association. Già allora il mondo medico americano, creato su immagine e somiglianza di Rockfeller e della sua Medicina industriale, aveva dimostrato la sua cecità e la volgarità dei suoi interessi. Nel 1972 il DDT verrà proibito negli USA e successivamente nel mondo intero, perché cancerogeno e gravemente distruttivo per l’ambiente, in primis per il mondo vegetale.

Il terzo esempio: nel 1963 il Vajont. Quindi la dimostrazione, giunta fino ai giorni nostri, che il potere economico e politico insieme decidono e legiferano nel loro interesse e in quello del grande capitale, non certo in quello dell’ambiente e del popolo che in loro e nella loro pubblicità aveva creduto.

Poiché la Politica e il Grande Capitale possiedono i mezzi per dominare l’informazione anche nei paesi democratici, dove si disinteressano delle voci dissonanti perché sono sempre in grande minoranza (e quindi non meritevoli di risposta) vale la pena di ricordare che fin dai tempi della guerra contro il fumo le multinazionali del tabacco hanno messo in atto una strategia vincente. Naomi Oreskes la sintetizza così: “perché ricercare un disaccordo scientifico quando è possibile produrlo? Perché preoccuparsi della revisione accademica quando le proprie opinioni possono essere diffuse attraverso le pubbliche relazioni spaventando i media? E perché aspettare che i funzionari governativi giungano alla conclusione giusta quando è possibile influenzarli con i soldi dell’industria?” Parole chiare che illuminano i tre esempi paradigmatici, dalle quali si evince almeno una regola sicura: per sua natura la grande industria, quindi il grande capitale, quindi tutti i nostri governi occidentali che perseguono l’aumento del PIL, non possono essere interessati a preservare l’ambiente. Sono interessati alla rapina dell’ambiente e ai suoi beni collettivi per moltiplicare la loro produzione, proteggere il loro mercato e il loro PIL, diffondere i loro prodotti per lo più inutili e dannosi (in gran parte criminogeni: vedi le armi da guerra) Completamente disinteressati al Global Footprint Network che dal 1970 documenta la nostra corsa verso l’autodistruzione.

Per tornare a Franco Battaglia e al suo libro “Non esiste alcuna emergenza climatica” i tre esempi riportati dimostrano da molti anni che noi abbiamo provocato e possiamo provocare ora e in futuro gravissimi danni all’ambiente. Alcuni di questi abbiamo potuto evitarli malgrado la fortissima determinazione dei responsabili. Questi responsabili sappiamo chi sono, abbiamo imparato a riconoscerli e sono sempre gli stessi: le multinazionali che vantano bilanci miliardari e che non pagano le tasse. Il loro decalogo lo ha sintetizzato Naomi Oreskes. E‘ assolutamente certo che la maggior parte dei danni che provocano all’ambiente vengono accuratamente occultati, disconosciuti o totalmente ignorati.

Come il prof. Franco Battaglia anch’io rimando ad una nuova puntata la descrizione del secondo metodo, quello sulle ricerche scientifiche e sulle loro implicazioni.

Dr Filiberto Dal Molin

(Prima parte)

 

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