Dal Manghen all’Alpe del Nevegal passando per il Rolle, Fedaia, Giau e altre quattordici salite che hanno fatto la storia del ciclismo mondiale. E’ l’Ultracycling Dolomitica, una delle corse più estreme di ciclismo su strada, che venerdì mattina ha preso il via da Piazza del Popolo a Vittorio Veneto. Un’impressionante dislivello di 17mila metri positivi da pedalare, pari a due volte l’altezza del monte Everest, lungo un tracciato di 704 chilometri attraversando due regioni e tutte le Dolomiti.
Una straordinaria gara di endurance, ma anche una sfida contro il cronometro e soprattutto sé stessi. «E’ stata una grande soddisfazione» commenta Roberto Picco, ideatore della manifestazione e mente dell’Ultracycling Italia. «Vedere tutti questi ciclisti colorare le salite più belle e impegnative delle nostre Dolomiti è proprio una bella gratificazione per noi organizzatori e per i tanti volontari che ci permettono di realizzare questo grande sogno da ormai undici edizioni».
Si, perché affrontare così tante salite in un chilometraggio che solamente percorrerlo in macchina è impegnativo, non è proprio così scontato. Se poi lo si pedala in meno di due giorni, diventa un’impresa epica che ha quasi dell’impossibile. «Quando iniziano ad arrivare i primi concorrenti il sabato e man mano tutti gli altri, ti rendi conto che è realtà!» prosegue Picco. «Quello che per molti appare come pura pazzia, diventa magia. L’impossibile si concretizza con i pianti dei tanti concorrenti che salgono il palco per fermare il cronometro della propria gara, mentre gli applausi del pubblico presente fanno il resto».
Un’ottantina i ciclisti a rappresentanza di cinque stati diversi.
Tra tutti, con una media di 22 chilometri orari, il più veloce è stato Heinz Gatsher con il tempo di 31 ore 49 minuti e 40 secondi. L’austriaco, che ha partecipato alla competizione con il supporto, quindi con l’assistenza di una macchina che lo ha seguito per tutta la competizione, ha distaccato il connazionale Patrick Wagner di due ore. Nella stessa categoria il terzo gradino del podio è stato occupato dall’italiano Vito Salvatore che ha tagliato il traguardo in 35 ore 20 minuti e 32 secondi. Sempre nella competizione da 700 chilometri, ma nella categoria self-supported ovvero da soli in autonomia senza assistenza, il più veloce è stato il tedesco Jochen Böhringer con il tempo di 33 ore 8 minuti 10 secondi. A seguire Nicolas Lindert e Giacomo Palazzi.
Ma non solo Ultracycling. Infatti per quanto inerente la Dolomitica 380 Ultrafondo, quindi il percorso intermedio con 380 chilometri e 9mila metri di dislivello positivo, la categoria con supporto è stata vinta da Fabio Ciot che ha portato a termine la propria prestazione in 14 ore 24 minuti e 44 secondi. Secondo Giovanni Rossi che ha preceduto il Follettoverde Angelo Berto di appena sedici minuti. Nella categoria senza supporto è stato Nicola Sonzogni a tagliare il traguardo per primo in 15 ore 50 minuti 22 secondi. Al seguito Gabrio Santin e Thomas Haderer.
Infine, nella competizione corta con 180 chilometri e 5mila metri di dislivello, il più veloce è stato il bellunese Stefano Casagrande con il tempo di 5 ore 55 minuti 43 secondi. Appena dietro Thomas Talon Riccardo Zorzi.
LE INTERVISTE
Lorenzo Longinotti, quarto classificato 700k senza supporto: «Tra tutti e venti i passi, il Manghen lascia sempre il segno anche se è uno dei primi da affrontare. E’ una grande liberazione quando arrivi in cima, perché c’è tanta ansia nell’affrontarlo, ma quando sei arrivato ti puoi finalmente rilassare. E’ lo sparti acque, perché se lo fai bene puoi risparmiarti un pò, ma se ti blocchi e inizi a faticare, gli ultimi 5 chilometri sono duri da completare. Anche la discesa non è semplice, in quanto ha una prima parte tecnica da affrontare bene. Anche il Fedaia non è così semplice, soprattutto di notte, perché ti spacca in due a livello mentale. Bisogna chiudere gli occhi e andare a sentimento e sensazione, staccando la testa il più possibile. Anche il Nevegal lascia il segno: non è proprio facile, se poi lo si affronta dopo 640 chilometri, diventa impegnativo. Poi in queste gare conta tanto la testa, forse più del fisico e poi la telefonata della moglie o dell’amico possono svoltare la prestazione. L’ultracycling è tanto sentimento!»
Alessio Pinato, settimo nella 700k senza supporto: «Sono fortunato in quanto non soffro il sonno, quindi mi ha permesso di pedalare senza fermarmi e soprattutto senza grandi problemi, a parte qualche micro crisi che ho superato tranquillo. Ma il Giau è sempre la peggior salita che ci sia, perché pendenze importanti dopo 450 chilometri già pedalati, si fanno sentire abbondantemente nelle gambe. Se pensiamo al Manghe basta mettersi a testa bassa e salire, stessa cosa il Fedaia che bene o male con due strappi te la cavi, ma il Giau rappresenta proprio uno dei miei demoni.»
Luca Viol concorrente 700k in team con il figlio Sebastiano: «Non ho perso un’edizione dell’Ultracycling Dolomitica, ma partecipare con mio figlio è un’emozione indescrivibile! Ci siamo suddivisi il percorso, alternandoci in salite e discese veloci, così da non perdere minuti preziosi. La tempesta di acqua che abbiamo preso salendo il San Boldo è stata destabilizzante, ma la abbiamo gestita bene, senza farci prendere dal panico. Poi il Rolle pedalato nelle ultime luci del giorno o il Giau all’alba ci fa comprendere meglio il perché queste competizioni siano uniche e da vivere almeno una volta nella vita.»
Le classifiche si possono consultare all’indirizzo internet https://www.dtiming.it/wp-content/glive/g-live.html?f=/wp-content/glive-results/ultracyclingdolomitica-2024/Ultracycling%20Dolomitica.clax
