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martedì, Maggio 28, 2024
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Atti processuali Vajont. Il sindaco di Longarone chiede il deposito trentennale affinché i documenti rimangano a Belluno

Roberto Padrin – Presidente della Provincia e sindaco di Longarone

Roberto Padrin: «Scriverò a Mattarella. Il 9 ottobre aveva fatto suo il nostro appello al Governo»

”Quel che attiene alla memoria deve essere conservato nel luogo dove il disastro è avvenuto”. Lo ha detto il presidente della Repubblica il 9 ottobre scorso, a Longarone. E noi rimaniamo di quell’avviso».

Lo scrive in una nota il sindaco di Longarone, Padrin, in merito alla risposta del Ministero della Cultura all’interrogazione sul fondo d’archivio processuale del Vajont. Il Ministero infatti risponde che una volta completati i processi di digitalizzazione, le carte torneranno all’Aquila, mentre all’Archivio di Stato di Belluno resterà solo la copia digitale.

«Scriverò personalmente al Presidente della Repubblica, che so condividere con la comunità di Longarone una richiesta legittima e sacrosanta. Non è solo una questione di memoria o di rispetto, ma anche e soprattutto di sensibilità nei confronti di una ferita che è ancora aperta, perché a Longarone vivono superstiti, sopravvissuti, gente che ha perso tutto e che sulla memoria del disastro – e quindi anche sulle carte processuali, fatte di immagini e atti ufficiali – ha un punto di riferimento, un appiglio, quasi una bussola con cui orientarsi. In subordine, chiederemo un deposito almeno trentennale del fondo processuale, di modo che le generazioni toccate dalla tremenda tragedia del Vajont possano avvicendarsi, lasciando a sopravvissuti, superstiti e loro discendenti quel legame anche fisico con le carte del processo che una semplice copia digitale non sarà mai in grado di costituire. Sono certo che su questo un ragionamento di buonsenso è e sarà sempre possibile».

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