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Domani 28 aprile giornata mondiale delle vittime dell’Amianto

L’Amianto uccide ancora: al Veneto servono un piano per la rimozione e siti sicuri per lo smaltimento

Lazzaro: “L’amianto è una emergenza invisibile, provoca tumori ed è intorno a noi: va mappato, rimosso e confinato in fretta”

In occasione della Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto di domani 28 aprile, Legambiente Veneto ribadisce con forza l’urgente necessità di realizzare un piano per la rimozione di questa fibra killer che ancora oggi è presente negli edifici, nei territori e nelle campagne esponendo la popolazione ad elevati rischi sanitari. Secondo l’associazione ambientalista, è necessario gestire con maggiore solerzia questa emergenza invisibile, che purtroppo risulta ancora ampiamente sottovalutata dalla maggioranza della popolazione nonostante nel nostro territorio regionale siano numerosi i siti con amianto da bonificare e si registrino al contempo ancora oggi significative incidenze di tumori, come il mesotelioma.
Un piano concreto deve essere abbinato alla realizzazione di siti sicuri per lo smaltimento, ad oggi assenti in Veneto. Per questo Legambiente si appella alle istituzioni affinché la discussione attorno ai siti oggi “candidati” ad ospitare le discariche di amianto sia priva di ideologie e verifichi la fattibilità tecnica ed ambientale per procedere spediti verso la realizzazione.

A più di trent’anni dalla legge che ne bandiva l’uso, in Veneto si continua a morire di amianto: secondo i dati del Registro regionale dei casi di mesotelioma del Veneto dal 1985 al 2022 sono stati identificati 3.026 nuovi casi di mesotelioma nei residenti del Veneto, con un’insorgenza di neoplasie correlate all’esposizione all’amianto dal 2007 stabilmente sopra i 100 casi all’anno. Trattandosi di una patologia con una lunghissima latenza, dovuta ad esposizioni verificatesi molti decenni prima, è più che lecito preoccuparsi visto che questo materiale, ampiamente utilizzato in edilizia negli anni ’60 e ’70 è ancora ovunque intorno a noi, anche se fatichiamo a vederlo. Infatti secondo i dati di Arpav del 2020, ad oggi nella nostra regione sono censiti 1.348 siti contaminati dall’amianto, di cui 796 ancora non bonificati, ed il dato potrebbe essere incompleto (in una regione come il Piemonte, a noi simile sia sotto il profilo delle attività produttive, sia per urbanizzazione, ne risultano censiti 60.751) e non comprendere le quantità collocate in larga misura sui tetti di capannoni industriali, abitazioni, stalle e ricoveri agricoli di tutta la Regione, dove rischia di frantumarsi e disperdersi in atmosfera a causa di scarsa manutenzione ed eventi atmosferici. L’urgenza di rimuovere la fibra killer è dunque certa, ma per farlo servono anche luoghi sicuri per smaltirla ed i 18 impianti di smaltimento amianto attivi in Italia, censiti da Legambiente, non risultano affatto sufficienti a smaltire le decine di milioni di tonnellate di amianto oggi ancora collocate in ambiente e che promettono di mietere vittime per altri due secoli.

Evidenze, che spingono Legambiente a chiedere alla Regione Veneto di aggiornare il monitoraggio e definire un piano di rimozione per il Veneto su cui basare necessità, collocazione e capacità impiantistiche dei siti di smaltimento.

“La situazione dell’amianto nel Veneto nel suo complesso richiede un intervento urgente e deciso – commenta Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – perché è un dramma sanitario ed ambientale, provoca tumori ed è ancora intorno a noi. Va mappato, rimosso e smaltito in sicurezza al più presto in scienza e coscienza – conclude Lazzaro – ed è per questo che ci appelliamo anche al buon senso dei Consiglieri regionali, chiedendo loro di evitare strumentalizzazioni del Piano regionale dei rifiuti che ha introdotto migliorie normative sul tema, chiedendone la revisione o peggio il ritiro. L’opportunità elettorale è senza dubbio legittima, ma questo dramma ambientale deve essere risolto e non più rimandato ai posteri”.

 

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