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Il misterioso loculo di Sabaudia * di Angela Di Pietro

Nome, cognome e foto? No, grazie. Nel piccolo cimitero di Sabaudia (Latina) c’è un loculo scarno, asciutto: la sua lapide riporta il codice fiscale del defunto e la cornice destinata ad orlare l’immagine del defunto medesimo ospita un profilo neutro tipico dei social network.

La geniale trovata ha aperto un piccolo “giallo”: l’abitante del loculo ha voluto giocare con la propria dipartita, attraverso una scelta nichilista, umoristica ed intelligente? Oppure la scelta non è stata voluta ma necessaria in un estremo diritto alla privacy?

Tra i visitatori del cimitero pontino, che custodisce i resti di noti giornalisti ed autori televisivi, è caccia grossa al nome del defunto ma soprattutto ai motivi che l’hanno reso “invisibile”. Le ipotesi sono state numerosissime: quel “fornetto” ospita forse un pentito di mafia? O ancora, nel loculo (acquistato dal futuro fruitore) non c’è un corpo ed il codice fiscale serve solo a scoraggiare i ladri di lapidi? Il codice fiscale fotografato ha mosso la curiosità popolare: il suo proprietario potrebbe essere nato nel 1952. Il 26 ottobre. Indizi, non prove. È stato collocato un fiore, sulla striscia di marmo esterna, a dimostrazione del fatto che evidentemente qualcuno, la’ dentro c’è e viene ricordato. Altre ipotesi: il morto fu molto famoso e non ha voluto impiccioni. O ancora: il loculo appartiene all’autore di un reato. Sabaudia, culla di un circolo di “Bloomsbury” del quale facevano parte Moravia e Pasolini, è la meta preferita dell’aristocrazia economica romana nonché enclave salottiera riservata ai pochi che possiedono ville sulle dune. Qualche nome: Malago’, Corbucci, Armani (un tempo), Storaro. Ed intorno al suo celebre lago, che viene separato dal mare attraverso una striscia di dune molle e dorata, hanno casa Totti e Massimo Ranieri.

Il cimitero di Sabaudia s’incunea in una delle strade d’accesso della cittadina, lontano dalla mondanità importata, carico di cipressi, silenzi illuminati dai passeri. Un piccolo cimitero di campagna che oggi ha il suo piccolo mistero.

Angela Di Pietro

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