HomeCronaca/PoliticaI veneti non sentono la necessità delle stanze panoramiche in alta quota

I veneti non sentono la necessità delle stanze panoramiche in alta quota

Arturo Lorenzoni, professore di Economia dell’Energia all’Università di Padova, consigliere regionale

Il Veneto continua e peggiora la sua latitanza amministrativa, il suo non governo. L’ultimo esempio è la legge per consentire le “stanze panoramiche”, di cui i cittadini veneti non sentono proprio alcun bisogno, che era in calendario il 6 febbraio, rimandata al 20 ed ora rimandata nuovamente a chissà quando.

La motivazione dell’indisposizione dell’assessore Federico Caner, pur certificata da certificato inviato alla stampa, a questo punto appare una foglia di fico.

La motivazione è la spaccatura evidente nella Lega, tra chi ha portato avanti questo provvedimento per un qualche interesse e chi si rende conto dell’irricevibilità della norma e ha spinto per un ripensamento. Ma è solo uno dei tanti esempi, anche su questioni essenziali: la definizione degli Ambiti Territoriali Sociali, ATS, che devono essere definiti per organizzare i servizi sociosanitari sul territorio, che parevano imminenti a inizio legislatura e sono invece in alto mare; la riforma delle IPAB, annunciata dal presidente nel primo consiglio regionale a ottobre 2020 ed uscita dai radar; il riordino urbanistico su cui i tempi di discussione si addicono più ai bradipi che agli umani e così via. La realtà è che la maggioranza leghista in Consiglio Regionale non esiste più e ci troviamo in una impasse costosissima per i cittadini del Veneto.

Dei 245 progetti di legge presentati in questa legislatura, pochissimi arrivano in Consiglio. In alcuni casi devo dire è una fortuna, ma in altri significa paralizzare il territorio, con costi che crescono sulle spalle dei cittadini. È bene che i cittadini ne siano consapevoli.

Arturo Lorenzoni, consigliere regionale

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