
Chiuse le iscrizioni ogni Istituto scolastico sta facendo i conti con il calo della natalità. I tre Istituti comprensivi del comune di Belluno registrano in alcune scuole un numero di iscritti non sufficiente a formare una sezione dell’infanzia o una classe prima della primaria. E così ogni collegio docenti e ogni consiglio di istituto si trova a fare delle scelte che tengano conto in primis del benessere dei bambini/alunni e della qualità dell’offerta educativa/didattica, ma poi anche delle necessità delle famiglie nel conciliare l’organizzazione familiare, e infine della salvaguardia dei posti di lavoro e dei costi di gestione a carico del comune.
Richiedere l’attivazione di una pluriclasse?
Chiedere alle famiglie di spostare le poche iscrizioni in un’altra scuola?
Chiudere il plesso?
Non sono scelte facili.
Il problema è che ogni istituto ragiona sulle necessità delle famiglie del proprio bacino di utenza (concetto che non esiste più nella norma), dei propri edifici scolastici, dei propri numeri di iscritti. Servirebbe invece un coordinamento comunale per dare un’offerta valida e variegata su tutto il territorio, salvaguardando le scuole di paese, cercando di soddisfare le diverse scelte delle famiglie tra tempo lungo e tempo normale, sfruttando gli edifici in cui si è investito e si stanno investendo i soldi del PNR, valorizzando i team di lavoro che si sono consolidati negli anni.
Sono tanti gli aspetti da tenere presenti, i problemi sono complessi. Per esempio salvaguardare le piccole scuole significa che se hai 60 iscritti in una scuola si attivano tre classi prime, mentre gli stessi 60 bambini potrebbero formare 4 classi da 15 alunni in 4 scuole diverse, con la possibilità di seguire meglio ciascun bambino. Per contro non hai poi un numero di collaboratori scolastici sufficienti per affiancare il lavoro degli insegnanti in ognuno dei quattro plessi.
Viceversa dal calo degli iscritti in una scuola dell’infanzia potrebbe derivare anche un aspetto positivo: ci sarebbero gli spazi per attivare una sezione primavera, a fronte della rilevazione di un bisogno in tal senso delle famiglie. Le sezioni primavera accolgono bambini dai 2 ai 3 anni, e sono attivabili se le condizioni logistiche certificate dal comune lo consentono. Un servizio educativo che potrebbe affiancare i posti dei nidi in una realtà che vede, rispetto ai dati veneti, una forte occupazione femminile, che va facilitata anche con adeguati servizi. Di nuovo servirebbe una rilevazione dei bisogni svolta a livello comunale.
Altro aspetto da tenere in considerazione e che è competenza del comune, sono i trasporti: tu puoi chiedere a una famiglia di iscrivere il proprio figlio in un’altra scuola, ma questa non accetterà se poi viene a sapere che il proprio bambino dovrebbe partire con lo scuolabus alle 7 per essere a scuola alle 8.
Tante sfide le abbiamo ora e le avremo nei prossimi anni. I dati demografici dei prossimi anni li abbiamo per fare delle proiezioni, pur tralasciando i trasferimenti di famiglie dentro e fuori dal comune non esattamente quantificabili. Serve una pianificazione concordata tra comune e i tre istituti, salvaguardando competenze e autonomie ma offrendo il servizio migliore possibile alle famiglie e soprattutto ai bambini.
Belluno, 14 febbraio 2024
Maria Teresa Cassol
Consigliere comunale del Partito Democratico
