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La nuova rivoluzione copernicana

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del nostro affezionato lettore, osservando che non abbiamo memoria di un ministro degli esteri italiano che parli inglese con l’autorevolezza di Labrov.

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Lo scorso 10 dicembre, intervenendo all’Assemblea del Cop28 di Doha, il ministro degli esteri russo Labrov ha sentenziato che dopo 500 anni il predominio dell’Occidente sta finendo. La notizia, dopo pochi giorni di presenza sui media, non è più stata analizzata. Credo invece che valga la pena di riprenderla e fare delle considerazioni.
Al di là dell’arroganza del ministro, volta a portar acqua a Putin alle prossime elezioni in Russia, siamo sicuri che l’Occidente (inteso come Europa, ma non solo) non debba fare un’accurata analisi della sua attuale situazione geopolitica, economica, culturale? Che debba pure fare finalmente una riflessione sul suo passato coloniale e sui pessimi risultati scaturiti negli ultimi ottant’anni? Due risoluzioni proposte dall’Onu sulla questione Ucraina/Russia hanno evidenziato uno scioccante scostamento di Africa, Sud America e in parte Sub continente asiatico a favore dello stato aggressore. Malgrado ciò abbia portato all’ aumento sconsiderato del prezzo del frumento (e di altre materie prime al seguito) di cui gli stessi Stati sarebbero poi stati vittime.
A ciò aggiungiamo il contesto creatosi a seguito della crisi Israele/Palestina dopo il 7 ottobre scorso. Gran parte dei Paesi arabi si sono schierati coi Palestinesi non solo verbalmente. Il Terzo Mondo si sta paurosamente coalizzando contro l’Occidente, reo non solo di neocolonialismo tout court, ma pure di aver tracciato in modo irresponsabile i nuovi confini politici, “tracciati con il righello”, nel Vicino/Medio Oriente, alla fine della seconda Guerra Mondiale, dando così la stura al vaso di Pandora pieno di reciproche contestazioni economiche e religiose ivi covanti fin dalla fine dell’Impero Ottomano. La Storia presenta sempre il conto.
Proprio in quel contesto si sta orribilmente evidenziando quanto da tempo Papa Francesco sta evocando sulla terza Guerra Mondiale “a pezzi”.
Un altro motivo di preoccupazione sta nella svolta green automobilistica, intrapresa dalla Commissione Europea, da applicare in modo spinto in tutti gli Stati della UE, che potrebbe generare un doppio mercato di ricchi possessori di auto elettriche di gran pregio, da contrapporre a quello vetusto di chi non sia in grado di sopportare il cambiamento; che molti, non solo i contrari, reputano premonitrice di uno scontro deciso coi paesi non aderenti. Stesso dualismo nel campo della casa “green”.
Ma l’aspetto più preoccupante sta nella competizione spasmodica e mondiale per l’Intelligenza Artificiale. I più grossi competitors sono al solito le potenti aziende operanti nel campo dell’informazione, dei social, del digitale, ormai appropriatesi di ogni settore economico. Compagnie spesso identificate col proprio dominus onnipotente, che producono un fatturato da confrontarsi col Pil di svariati Paesi. Il Parlamento europeo ha formulato, per primo, un Act di regolamentazione. C’è da sperare che non sia così categorico come quelli sulla svolta green, che anche qui potrebbe allontanarci da una gara ad armi pari col resto del mondo.
Prendiamo in considerazione i tre problemi; le dispute territoriali in Ucraina e in Palestina, la svolta green, la competizione sullo sviluppo dell’AI. In questi, ma anche in altri, ad esempio la sfida nello spazio, l’Occidente sta mostrando tutta la sua impotenza e contemporaneamente la sua superbia, pur in un contesto fortemente frammentato.
Pretendiamo di dare soluzioni come fossimo i primi della classe, dimenticando che ormai siamo una piccola minoranza in campo demografico, economico, finanziario. I Brics si sono rinforzati, alcuni di essi (Cina, Brasile, India, Sud Africa, solo per citare) ci hanno raggiunto e sorpassato. Anche In sede Onu la forza occidentale sta rapidamente scemando.
Le decisioni sui più importanti problemi a livello UE devono avvenire all’unanimità “in un pollaio di 27 galli”, rimandando ad estenuanti trattative e, una volta concluse, si esprimono a soluzione già avvenuta, non sempre di nostro gradimento ed interesse. Il problema immigrazione illegale ne è un esempio lampante.
Ad esempio la normativa sulla privacy s’è trasformata in un dedalo di norme che di fatto paralizzano qualsiasi campo ne sia associato. Assistiamo nel contempo all’ossimoro tra la tutela della privacy e l’esplosione dei social che mettono a nudo e quasi vivisezionano gli aspetti privati di qualsiasi persona. Si veda quanto invece avviene a Singapore, dove questi freni da tempo sono stati allentati, col consenso della popolazione, e ci si sta proiettando verso una società iper tecnologica, modernizzata e pronta alle sfide future dalle quali rischiamo di restare esclusi.
Nel contempo la Nato agisce, col suo onnipotente Segretario generale Stoltenber, come un rullo compressore cercando sempre nuove adesioni dall’Est. Che chiaramente provocano rancore ed azioni di segno opposto da Parte della Russia. L’azione corretta, per molti, sarebbe stata invece quella di offrire a Putin, a suo tempo, l’opportunità di rapporti economici e culturali costruttivi e continuativi, che ci avrebbero fatto apparire come possibili partner e non pericolosi avversari, come ora ci dipinge.
L’UE, governata da una Commissione lontana dai Cittadini e basata sulla unanimità decisionale, e la Nato, organismo sovranazionale con prevalente potere statunitense, ci relegano pericolosamente nella retroguardia dello sviluppo mondiale.
Siamo riusciti così a realizzare una nuova rivoluzione copernicana al contrario, dove l’Occidente si è autonomamente rimosso da una posizione eliocentrica per divenire un satellite alla deriva nello spazio profondo della politica e dell’economia. Lavrov, nella sua rozzezza, s’è comportato come il bimbo della favola che, tra lo sconcerto generale dei cortigiani che facevano finta di non vedere l’ovvio, disse: ”Il re è nudo”.

Tomaso Pettazzi

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