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Apre la mostra fotografica “Africa Now – L’Africa vista con gli occhi dei suoi artisti”

Iniziativa di SiAmo Belluno nelle librerie e attività del centro del capoluogo

Apre ufficialmente oggi “Africa Now – L’Africa vista con gli occhi dei suoi artisti”, la mostra fotografica organizzata dal laboratorio politico SiAmo Belluno e che fino al 26 dicembre riempirà le vetrine di tre librerie (“Le Due Zitelle”, “Tarantola” e “Mondadori Bookstore”) e due attività del centro, UrbanHub e Distretto Creativo.
Saranno in esposizione scatti di quattro artisti africani – Ismaël Mahamadou Laouali dal Niger, Gadiaba Kodio dal Mali, Karo Zen dal Senegal e infine Georges Yaméogo dal Burkina Faso -, selezionati dalla curatrice Lucia Michelini, che documentano la situazione e la vita in Africa, dalle condizioni di lavoro agli effetti del cambiamento climatico.
«Abbiamo voluto organizzare questa mostra – una rassegna diffusa nel nostro centro cittadino, tra Via Caffi, Piazza Piloni e Via Mezzaterra – per far riflettere i nostri concittadini sull’interconnessione tra tutti i paesi del mondo in un momento caratterizzato dalla crisi climatica», evidenzia il portavoce di SiAmo Belluno, Biagio Giannone. «e di come le realtà che possono godere di minori risorse siano più vulnerabili a questo cambiamento, con gli effetti anche migratori che ben conosciamo. Un pensiero raccolto anche dalle attività che hanno aderito all’iniziativa e alle amministrazioni pubbliche che senza indugio ci hanno concesso il loro patrocinio; a tutti loro va il nostro più convinto ringraziamento».

La mostra fotografica “Africa Now – L’Africa vista con gli occhi dei suoi artisti” vede come partner il Centro Consorzi e il Distretto Creativo, e gode del patrocinio del Comune di Belluno e della Provincia di Belluno.

 

“AFRICA NOW – L’AFRICA VISTA CON GLI OCCHI DEI SUOI ARTISTI”

Questa esposizione fotografica nasce dalla necessità di mostrare una parte del mondo di cui si parla ancora molto poco e, spesso, tramite troppi stereotipi: l’Africa sub-sahariana.
Per cambiare paradigma e mostrare un’Africa che rispecchi il più possibile la sua vera identità sono stati coinvolti quattro fotografi provenienti rispettivamente da Mali, Niger, Senegal e Burkina Faso, che con i loro scatti permettono all’osservatore di imparare qualcosa di nuovo su questo continente troppo spesso dimenticato dai mass media.
I fotografi coinvolti condividono con i loro scatti e la loro arte alcune riflessioni su tematiche attuali, come il cambiamento climatico e lo sfruttamento delle risorse naturali, che inevitabilmente riguardano anche il mondo occidentale.
Per un artista africano, inoltre, è molto difficile riuscire a esporre le sue opere fuori dal continente in cui vive, per l’impossibilità di ottenere un visto e spostarsi all’estero. Questa mostra, quindi, ha anche lo scopo di permettere almeno alle opere di questi fotografi di sconfinare e raggiungere gli occhi del Nord del mondo. Per Ismaël, Kodio, Karo e Georges la fotografia è uno strumento che permette di esprimersi e di trasmettere il loro messaggio. I quattro fotografi cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del contributo che le società africane possono dare al mondo, si interrogano sul rapporto tra l’uomo e il suo ambiente e vorrebbero mettere in luce le problematiche di questo tempo, denunciando le disuguaglianze a cui assistono.

ISMAËL MAHAMADOU LAOUALI – Niger

“Sulle tracce del sale rosa”
Il Lago Rosa, periferia di Dakar, capitale del Senegal, è uno dei laghi più salati al mondo. Gettonato dai turisti per il colore delle sue acque, tra l’arancione e il rosso, in questo lago decine di lavoratori locali e immigrati, spesso minorenni, passano intere giornate a raccogliere e impacchettare sale, inviato poi in Europa o in altri Paesi africani. Venticinque chili sono acquistati a meno di due euro; sui sacchi venduti compare la scritta “Sel d’or”, sale d’oro del Senegal.

Per approfondire: https://www.pressenza.com/it/2020/03/senegal-il-bruciore-del-sale/

GADIABA KODIO – Mali

“Kita”
Le miniere dove sono state scattate le fotografie hanno fornito la sabbia che ha permesso di costruire Kita, città del Mali. Queste miniere hanno permesso di costruire quindi un’abitazione a circa 32.000 abitanti. Tuttavia, pur rappresentando un’importante fonte di occupazione, l’area è molto pericolosa a causa dei frequenti incidenti che si verificano regolarmente. Le gallerie possono essere lunghe fino a trecento metri e alte dodici. Tra la necessità di occupazione e i problemi di sicurezza, le miniere sono un dilemma per la popolazione del posto.

KARO ZEN – Senegal

“Touki”
In Senegal i mercati settimanali rappresentano un appuntamento fondamentale per lo svolgimento delle attività commerciali, ma fanno anche da punto d’incontro per i numerosi gruppi etnici del paese. Dai mercati dipende la sopravvivenza della popolazione e anche l’organizzazione sociale: definiscono lo spazio, il tempo e l’interazione tra le persone. Touki in lingua locale wolof significa viaggio e questa serie di fotografie rappresenta i mezzi di trasporto principali utilizzati dalla gente per raggiungere i mercati. Fuori dalla capitale, a causa della carenza di mezzi di trasporto e per le strade molto dissestate, la nozione di spazio assume una dimensione diversa.

GEORGES YAMÉOGO – BURKINA FASO

“Pescatori”
In Senegal il 17% della popolazione attiva vive direttamente o indirettamente dei prodotti del mare, un tessuto sociale intero legato al mondo della pesca su piccola scala. Tuttavia nonostante l’Onu abbia dichiarato il 2022 come l’”Anno internazionale della pesca artigianale e dell’acquacoltura”, un modo quindi per evidenziare il valore della pesca artigianale e dell’immenso patrimonio culturale che orbita attorno a questa attività, i mari del Senegal stanno vivendo una crisi senza precedenti per gli effetti sempre più impattanti del cambiamento climatico e per la presenza di numerosi, troppi, pescherecci industriali. Ne consegue che in Africa dell’ovest le risorse ittiche sono sempre più scarse e questo rischia di compromettere la sicurezza alimentare di numerosi Stati dell’intero continente.

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