Venezia-Mestre, 14 luglio 2023 – Ieri è toccato a Carol Maltesi, ma a molte altre prima di lei e, purtroppo, altre ce ne saranno dopo. (Davide Fontana, bancario food blogger di 44 anni, uccise la 26enne Carol Maltesi colpendola in testa con un martello e tagliandole la gola tra il 10 e l’11 gennaio del 2022 e ne disperse i resti, fatti a pezzi. Condannato a 30 anni di carcere dal Tribunale di Busto Arsizio, anziché all’ergastolo come richiesto dall’accusa. ndr)
In questo Paese ancora una volta si è fatto il processo alla vittima di un femminicidio tanto quanto al suo carnefice. Forse più che al suo carnefice. Carol definita dai giudici “giovane e disinibita”, e il suo omicida – che l’ha uccisa a martellate, sgozzata e poi fatta a pezzi – ha agito per “il senso di crescente frustrazione per essere stato da lei usato e messo da parte”.
Sono parole intrise di stereotipi di genere ben radicati, e ciò è dimostrato anche dal fatto che gli stessi giudici non si rendono conto di averli usati. Purtroppo non ci stupisce: in generale, in questo Paese non ci si rende conto di tutte le volte che quotidianamente si fanno atti di violenza di genere e fra generi, non necessariamente verbale o fisica.
È violenza quando impediamo a una donna di realizzarsi nella carriera; è violenza quando le rendiamo difficile gestire il tempo che vorrebbe dedicare ai figli; è violenza quando il suo salario è inferiore agli uomini che svolgono la stessa mansione; è violenza quando diamo per scontato che sulle sue spalle ricada “naturalmente” la cura della famiglia. È violenza tutte le volte che una donna si sente costretta a operare determinate scelte controvoglia, perché “tocca a lei in quanto donna”.
Un efferato omicidio come quello di Carol Maltesi è l’epilogo più orrendo di un sistema culturale intessuto di queste violenze.
Come donne della Fnp Veneto, e come Coordinamento regionale per le Politiche di genere, riscontriamo questa arretratezza culturale nel nostro lavoro quotidiano, nelle attività di sensibilizzazione, divulgazione e prevenzione che facciamo. E se il nostro impegno è quello di arrivare a una uguaglianza di genere in cui le differenze siano portatrici di valore e non di svantaggi, non possiamo non riconoscere che molta strada deve essere ancora fatta. Le pari opportunità sono un concetto bellissimo, ma ancora sono solo parole. E quelle penalizzate di più sono ancora le donne.
Ma non ci rassegniamo. Lo facciamo per noi stesse: molte di noi hanno vissuto in gioventù le battaglie per i diritti civili delle donne. E lo facciamo soprattutto per le nostre figlie e le nostri nipoti, perché sappiano da dove arrivano quei diritti e sappiano che dovranno anche loro farsi carico di difenderli.
