
Belluno, 27 ottobre 2022 – In questi giorni stiamo affrontando il tema delle frazioni e dei capi frazione.
Nei testi di marketing si legge questo aneddoto: “Se una persona entra in una ferramenta con un trapano funzionante e le relative punte rovinate, di cosa ha bisogno? La risposta non è: di alcune punte nuove, ma di un buco”.
Con questa logica, mi domando: gli amministratori hanno bisogno di un capo frazione o di capire quali siano le esigenze delle frazioni?
Quanto segue potrebbe superare il problema dei capi frazione (comunque conciliabili) e, anzi, sarebbe forse ancora più rappresentativa delle esigenze delle frazioni.
Se è vero che la tecnologia può ridurre la dicotomia fra centro e periferia e se anche vale la tesi per cui politica può essere intesa come un saldo fra intuizione e memoria, qui propongo un’ipotesi: facciamo una applicazione che potrebbe funzionare come segue:
1. l’app potrà essere accessibile ai cittadini residenti i quali potranno scrivere, proporre, segnalare alcune necessità del proprio territorio: potranno anche esprimere apprezzamenti su proposte di altri; potremmo ipotizzare che le azioni dei residenti
potranno essere di colore verde;
2. l’app potrà essere disponibile anche a tutti coloro che vivono (latu sensu) la città di Belluno: mi riferisco a turisti, escursionisti, lavoratori residenti in altri Comuni, studenti che frequentano le scuole in città, operatori economici, associazioni, proprietari di seconde case, ecc. Ognuno potrà proporre e valutare altre proposte per rappresentare i bisogni; ogni categoria, così come autodichiarata, potrà essere contraddistinta con un colore diverso (es. turisti rosso, escursionisti rosa, studenti azzurro, ecc.);
3. l’app potrà essere monitorata da chiunque e, in particolare, dagli amministratori che, sulla base delle risorse disponibili, potranno fare una sintesi delle istanze dei cittadini tenendo conto, in particolare, della moda (in senso statistico) delle proposte (e relative adesioni) fatte e, quindi, soddisfare tali bisogni;
4. L’app potrebbe essere creata direttamente dagli studenti delle scuole superiori della città di Belluno (penso al Galilei, al Catullo, al Segato: tutti istituti che impartiscono lezioni di informatica) in un progetto che si inserirebbe agevolmente nella
materia trasversale dell’educazione civica (cittadinanza attiva); eventualmente potrebbe proporsi un bando con un riconoscimento più o meno simbolico; la stessa fruizione dell’app potrebbe rientrare in tale materia di educazione civica;
5. si potrebbe prevedere anche la possibilità di indicare il costo presunto della proposta e/o la fonte finanziaria, così da formare un vero bilancio partecipato;
6. In questo modo, gli amministratori potranno cogliere i reali bisogni del territorio, senza filtri, con l’individuazione anche della differente categoria degli istanti (bisogni che potrebbero essere anche coincidenti fra più categorie);
7. Un esempio: un cittadino segnala come in via Garibaldi manchino dei cestini: la proposta sarà in verde; a questa potranno aderire gli studenti, in azzurro, i turisti, in rosso, ognuno con un semplice LIKE (come si fa su altri social media). Quando
gli amministratori vorranno, potranno rilevare che 312 persone, di cui 150 residenti, 150 studenti e 12 turisti, ritengono importante questo bisogno. Verificati i costi e le risorse, l’amministratore potrà pensare di soddisfare tale istanza. Così una proposta potrebbe giungere da un turista (es. manca una sauna in Nevegal), con relative eventuali adesioni di altri, ecc.
8. Costo del progetto: zero (salvo, eventualmente, il riconoscimento alla scuola che ha vinto il bando di concorso); tempi di esecuzione: qualche mese; non è escluso che il progetto possa essere sponsorizzato da una o più aziende, associazioni locali. Criticità: difficile accesso alle persone anziane (ma, per questo, si potrebbero prevedere delle riunioni periodiche).
Francesco La Grua – consigliere comunale di Belluno – gruppo della Lega
