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59mo anniversario del disastro del Vajont. Intervento di commemorazione di Roberto Padrin, sindaco di Longarone del sin

Roberto Padrin – Presidente della Provincia e sindaco di Longarone

Longarone, 9 ottobre 2022 – Oggi sono 59 anni dal quel 9 ottobre 1963 che ha segnato indelebilmente la storia delle nostre comunità e a tutti voi che oggi siete qui a condividere questo momento di preghiera e di ricordo, porgo il benvenuto, anche da parte dei Sindaci di Erto e Casso, di Vajont, di Ponte nelle Alpi e delle comunità che rappresentiamo.

Indirizziamo il nostro saluto, doverosamente, al Ministro Federico D’Incà, al Prefetto di Belluno, a tutte le autorità civili, militari e religiose, ai superstiti e ai sopravvissuti di una tragedia che ancor oggi è parte di noi.
Siamo qui, come ogni nove ottobre, a ricordare mestamente i fatti che hanno devastato queste nostre laboriose e virtuose comunità e, anzitutto, le Vittime di quello che è stato un “eccidio” consumato per un puro egoismo umano, teso al mero profitto.
Questa volta in un contesto nazionale ed internazionale di grande criticità sociale ed economica globale. Dopo la pandemia che ha ingessato, ormai da tre anni, quasi tutte le Nazioni del Mondo, il nostro Pianeta è pervaso da venti di tempesta che ne stanno paventando timori in tutta la Terra, quali i cambiamenti climatici, le guerre geo politiche ed economiche, in uno scenario internazionale successivo alla fine della Guerra fredda che ha confermato il tramonto delle guerre fra grandi potenze a favore di guerre ancora più disumane per gli armamenti messi in campo e le strategie energetiche volte a indebolire i popoli, impotenti di fronte a tanta spregiudicatezza e sete di potere.
Il Vajont rappresenta anche questo scenario, quando il tentativo di dare ricchezza ha lasciato i superstiti tra l’acre odore della morte di 1.910 innocenti, familiari e amici, molti dispersi e molti non riconosciuti. Elaborare il distacco dai propri cari, spariti in pochi minuti, è stato un mutamento così faticoso che ancora oggi troviamo superstiti che non vogliono esprimere sentimenti.

Introducendo questo intervento commemorativo desidero anche ringraziare tutti i presenti, gli amici sempre arrivati da Bagni di Lucca, città a noi gemellata, con in testa il vicesindaco Sebastiano Pacini, di Caerano San Marco e di Tesero, paesi con i quali abbiamo stretto dei Patti di amicizia, nel segno di comuni destini, ma anche coloro che non possono esserci, ma che idealmente qui noi oggi abbracciamo. In questi anni abbiamo perduto tanti soccorritori, tanti superstiti, tanti sopravvissuti, ma oggi non posso non ricordare che questo è il primo anniversario che celebriamo senza il maestro Gianni Olivier, l’Informatore della Memoria del Vajont con la I maiuscola, colui che ha insegnato a generazioni e generazioni di giovani e li ha fatti crescere, colui che ha raccontato il Vajont con equilibrio e umanità nonostante il suo cuore fosse gonfio di profonda tristezza perché tutto questo lo riportava a quei giorni di dolore dove perse in un colpo solo la mamma, il papà e il fratello Angelo. L’opera di volontariato, a favore della Memoria, svolta dal maestro Gianni nel dopo Vajont, rimarrà scolpita nelle nostre menti e nei libri che ha contribuito a scrivere raccogliendo i nomi di tutte le vittime, delle loro famiglie, fotografando lapidi, raccolto un tesoro di informazioni che ha “donato” a tutti. Lo salutiamo anche oggi con un “Ciao maestro”, come a lui piaceva.

Ma oggi siamo qui anche per incontrare ed abbracciare, simbolicamente, tutte quelle migliaia di persone che ci aiutarono a ripartire nel segno di una straordinaria solidarietà. Ieri abbiamo incontrato in municipio Serafino, nomino lui per tutti. Abita a Cortona ed è tornato con il figlio in queste terre per la prima volta 59 anni dopo il disastro. Nei suoi occhi l’emozione di un tratto della sua vita che ha mai scordato e che non scorderà mai. Con lui molti sono qui oggi, come ogni anno, a condividere questo momento dedicato alla memoria, partecipando con la commozione scolpita nei loro animi ricordando giornate strazianti tra corpi mutilati che hanno saputo raccogliere con gesti di grande rispetto e umanità. Sono queste le persone che hanno saputo trasmettere a tanti giovani e meno giovani di oggi il senso della solidarietà e rappresentano una straordinaria ricchezza del nostro Paese. Sono loro che hanno aiutato le Marche ad uscire da un nuovo dramma alcune settimane fa. A tutti loro non ci stancheremo mai di dire GRAZIE!!! A loro in occasione del 60. Riserveremo un tributo di valore speciale. Loro sono consapevoli, sanno, per averlo vissuto, che il Vajont poteva essere preso ad esempio dalle nuove generazioni quale monito perenne contro l’egoismo diffuso, ma nonostante il grande messaggio di pace e progresso per il bene collettivo, che poteva rappresentare, non ha ancora contagiato virtuosamente i popoli di questo magnifico pianeta, dove la magia dell’amore, dell’altruismo, della solidarietà, potrebbero offrire una spinta straordinaria alla costruzione di ponti tra i popoli e non allo scavo di ulteriori fossati, come troppo spesso accade.

Abbiamo una traccia che ci indica il percorso per vivere bene la nostra permanenza sulla Terra, mi chiedo, talvolta, perché non venga utilizzata diffusamente per trasmettere un messaggio forte sui valori dell’umanità. Mi riferisco, lo avrete capito, al “Cantico delle creature” che il Santo Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, rivolge al Signore lodandone le sue opere poste a favore di quella che noi oggi chiamiamo “Qualità della Vita”. Se quel messaggio fosse stato colto e divulgato nel mondo, oggi, probabilmente, la prudenza avrebbe accompagnato responsabilmente le attività sviluppate dall’uomo nel corso dei secoli.

Vado piano piano a concludere ricordando che sabato 22 ottobre verrà presentato il logo del 60° anniversario del disastro del Vajont, sotto il cui simbolo i nostri Comuni, le Associazioni locali, e una pluralità di soggetti culturali e di volontariato stanno alimentando le proposte affinché il programma degli eventi commemorativi possa consolidare radici profonde alla Memoria perpetuandola nel futuro di tutte le Nazioni. Tutto il prossimo anno, dunque, verrà attraversato da momenti di forte significato sviluppati con la competenza, maturata in occasione del 50° anniversario, nel 2013, dalla Fondazione Vajont che Comune di Longarone, Edison, Enel e Regione del Veneto, hanno costituito in occasione del 40° anniversario con al secondo punto del proprio Statuto che declina gli scopi statutari “la perorazione della Memoria delle Vittime del Vajont”. Fondazione Vajont che quest’anno si è strutturata proprio per sostenere al meglio le iniziative da svolgere nel 2023.

Vado, veramente, a finire sottolineando che il prossimo anniversario lo celebreremo con l’obiettivo, da un lato, di fare Memoria per rispetto e profonda vicinanza a superstiti e sopravvissuti, dall’altro con uno sguardo verso il futuro coinvolgendo i giovani, quei giovani che vedo sempre poco presenti in queste occasioni. Sulle loro spalle dovremo porre la storia e la lezione del Vajont affinché possano farsi carico della tristissima storia che hanno vissuto i loro genitori e trasferirla, proiettarla, nel futuro a monito perenne di quanto accadde il 9 ottobre 1963 a Erto e Casso, Longarone e Castellavazzo.

Quest’anno le celebrazioni del nove ottobre sono state intrise da una maggiore sobrietà rispetto agli anni scorsi, ma ciò nonostante l’emozione che emerge in ogni singolo appuntamento rappresenta una piccola pietra dedicata alla ricostruzione di questa comunità. Ieri sera la serata della consegna del 13° Premio Longarone è stato assegnato a Roberto Sant, presidente della Pro Loco, instancabile esempio di impegno per la nostra comunità, e alla famiglia Perin, con in testa l’indimenticato Angelo che ha rappresentato un esempio di animazione nella ricostruzione del tessuto socio economico di Longarone, attraverso la loro attività commerciale sin dai primi giorni successivi alla catastrofe ad oggi.

Un arrivederci dunque al 9 ottobre 2023 con l’auspicio di ritrovarci tutti con il cuore più sereno perché nel frattempo il Mondo sta cominciando a capire che le dispute, le trattative, le ambizioni, le relazioni possono essere svolte con la diplomazia piuttosto che con i cannoni o le minacce nucleari.

 

 

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