
La genesi della scissione a sinistra è nota e ormai ampiamente documentata. Un tavolo nato per riunire il centrosinistra formato da membri del consiglio comunale che si sono fatti opposizione per 5 anni; una serie di riunioni riempite da un rumoroso silenzio, che nessuno interrompeva per paura di esporsi; l’atteggiamento di molti che, di fronte alla scelta di una maggioranza, hanno deciso di alzarsi e andarsene dicendo semplicemente che quella decisione presa dai più non era sufficiente per decidere.
La questione primarie, proposte dal PD e bocciate ripetutamente, che furono improvvisamente riproposte in vista di scenari forse più favorevoli ai propri interessi.
La verità è che gli elettori hanno bocciato un modello, quello delle divisioni e della litigiosità, che purtroppo è stata teorizzato più di una volta nella formula delle “primarie al contrario”: andiamo avanti divisi, e poi uniamoci al secondo turno. Posizione, questa, politicamente superficiale nei confronti degli elettori e delle elettrici della nostra città che infatti hanno scelto in modo convinto l’alternativa.
Cosa fare ora?
È evidente che un’analisi vada fatta e delle responsabilità assunte. Personalmente, ho deciso di dimettermi da tutti gli incarichi di segreteria del Partito Democratico proprio per stimolare questo dibattito che, invece, troppe volte si è svolto all’interno di tavoli, sedi, mura e non tra le persone, le associazioni di categoria e la popolazione.
Il consiglio comunale, in attesa di vedere la giunta, è nei fatti il più a destra della storia del comune di Belluno. Città, ricordo, medaglia d’oro per la Resistenza (ricordiamolo a qualche consigliere, oggi di maggioranza, che voleva cambiare nome alla sala Bianchi). Città aperta e accogliente.
Non sono disposto a pensare che questi valori possano essere messi in discussione; mi preoccupa, però, vedere tra gli scranni del consiglio persone con dichiarate simpatie nei confronti di Forza Nuova assieme a quelli che con la giunta Prade sdoganavano le ordinanze antirumore o portavano Belluno al disastro economico ( lo disse la Corte dei Conti, rispetto al bilancio del 2009). Dietro il volto pulito e civico del neosindaco De Pellegrin, c’è la destra di Salvini e Meloni che già litiga per spartirsi le poltrone.
Abbiamo il dovere del dialogo. Della ricostruzione da zero, mettendo da parte tutte le scorie del passato. Dobbiamo definitivamente superare le divisioni degli ultimi 10 anni, chiudendo un cerchio che questa volta ci riunisce tutti insieme all’opposizione. E va fatto subito, riconoscendoci, accettandosi e andando oltre quello che è stato. Il patrimonio di persone nuove (giovani e non giovani) che hanno partecipato nelle 6 liste di centrosinistra sono un patrimonio da non disperdere e che possono più facilmente trovare dialogo, sui temi che uniscono, liberi dalle scorie e dai personalismi che invece hanno caratterizzato questa ultima tornata.
Ci hanno pensato gli elettori a farci capire il perché della sconfitta, mandandoci un messaggio preciso: o cambiate o non vi votiamo. E infatti, l’astensione è principalmente quella dei nostri, scontenti non dei candidati ma di uno spartito già visto. In termini di voti assoluti, escludendo la lista di Belluno al Centro che ha raccolto esattamente gli stessi voti di In Movimento cinque anni fa, le altre liste raccolgono grosso modo lo stesso consenso.
Il PD conferma lo stesso numero di consiglieri ed è prima lista della coalizione. Eleggiamo figure di spessore, come Claudia Bettiol e Teresa Cassol, alle quali va il mio ringraziamento per il loro impegno personale nella lista e l’esempio che hanno dato di attaccamento verso il partito. Abbiamo già delle proposte verso le quali non vogliamo assolutamente tornare indietro e per cui ci batteremo, come quella della rappresentanza dei cittadini stranieri in consiglio comunale. Come membro della commissione pari opportunità, fino a quando in carica, porteremo avanti quelle istanze di uguaglianza, dell’inclusione e della sensibilizzazione contro ogni forma di discriminazione.
È altresì urgente un rinnovamento interno al partito, che valorizzi le energie nuove che vengano dall’esterno, superando schemi novecenteschi di adesione e partecipazione e facendo partecipare anche il mondo civico alla vita politica e democratica della nostra comunità.
Davide Noro
