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Medici di base. Bogana: «Riconoscere il credito formativo dei giovani specializzandi che già lavorano sul territorio»

Serenella Bogana

«I giovani medici che prestano servizio sul territorio mentre frequentano la specialità di cure primarie devono avere il giusto riconoscimento del lavoro sul campo. Altrimenti non si risolverà mai il problema della carenza di figure professionali in campo sanitario».

Lo afferma la consigliera provinciale Serenella Bogana, delegata all’istruzione e alla formazione.

La Provincia di Belluno solleva un problema annoso e chiede aiuto ai parlamentari e ai consiglieri regionali. Nelle prossime settimane invierà anche una lettera con la richiesta precisa che venga sollecitato il Ministero della Salute per trovare una soluzione.
La questione della carenza di medici di base non è esclusiva bellunese, ma riguarda tutta l’Italia.

Secondo gli ultimi dati, a livello nazionale sono 1,5 milioni gli italiani senza medico “di famiglia” e molti sono costretti ad appoggiarsi a studi che hanno già raggiunto il massimo di pazienti assistiti (che è fissato a 1.500). «Ma è chiaro che il problema è sentito maggiormente in montagna, dove le distanze chilometriche e le condizioni morfologiche del territorio rendono difficili gli spostamenti e fanno sì che le frazioni siano ancora più periferiche rispetto ai centri ospedalieri» sottolinea la consigliera delegata Bogana. «Il diritto alla salute passa anche da questi aspetti, e la permanenza delle persone in montagna non può prescindere dalla sicurezza di avere un presidio sanitario a portata di mano».

Questa la premessa che sarà inviata ai parlamentari. Con una richiesta precisa: sensibilizzare il Ministero della Salute affinché riconosca l’aspetto formativo agli specializzandi che già fanno ambulatorio sul campo.

«Oggi i giovani medici che si stanno formando nella specialità di cure primarie, vale a dire il vecchio medico di medicina di base, possono fare ambulatorio, ma questa attività non viene riconosciuta come credito formativo» spiega la consigliera Bogana. «È chiaro che caricare pazienti a un giovane specializzando a cui si chiede anche di seguire tre anni di corso di formazione, significa intasare il sistema. Serve invece una semplificazione che valorizzi il lavoro sul campo, specialmente in montagna. Chiediamo quindi ai parlamentari bellunesi di farsi carico del problema, mettendo in campo un’azione di lobby territoriale a favore delle comunità locali di cui sono espressione».

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