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Laura De Menech, la poliedrica artista bellunese che ha vinto dieci premi letterari nazionali e internazionali in sei anni

Laura De Menech

Dieci riconoscimenti letterari in sei anni. Bellunese, una laurea in filosofia, scrittrice, giornalista, sommelier, disegnatrice, pittrice, fotografa. Su Facebook con pseudonimo Laura Hart. Un’enfant prodige che a 2 anni e mezzo chiedeva e voleva conoscere tutto del mondo che la circondava, chiedendo insistentemente spiegazioni alla mamma e a 4 anni sapeva leggere. Oggi è quello che comunemente si definisce un’artista eclettica e poliedrica. E’ questo è il ritratto breve di Laura De Menech, che con la poesia “Cuori erranti” questo mese ha già incassato la menzione d’onore al Premio Letterario Internazionale “Lord Byron Golfo dei Poeti” di Portovenere ed ora è anche finalista al Premio Letterario Nazionale “Giovane Holden” di Viareggio.
L’abbiamo incontrata per saperne di più sul suo percorso artistico. Perché la fortuna può capitare una volta, dieci volte in sei anni è sicuramente talento.

Chi è Laura De Menech?
Sono un filosofo-scrittore e pure eremita delle Dolomiti, sempre alla ricerca del bello e del vero e con un grande amore per i libri, l’arte e gli animali, a cui si aggiunge la passione per la tecnologia.
Ho toccato un po’ tutti gli ambiti dell’arte: il disegno, la pittura, la fotografia e la scrittura (sia prosa che poesia), ottenendo dappertutto riconoscimenti.
Ho alle spalle una formazione filosofica che sta alla base di tutti i miei scritti e che continuo ad approfondire di giorno in giorno attraverso un acquisto compulsivo di libri a tema; mi piace leggere comunque un po’ di tutto, soprattutto il mio autore preferito Stephen King, che considero il mio maestro di scrittura.

Lei vince con il cuore e la passione, oppure fiutando l’aria che tira, il genere in voga del momento?
Sinceramente non tengo in considerazione il genere di libri che ha successo nel momento e che leggono tutti perché è di moda, in quanto ho dei gusti ed interessi specifici. Io scrivo ciò che sento concentrandomi e valorizzando il messaggio che intendo trasmettere con quel determinato scritto.
Sin dall’infanzia sono sempre stata abituata a pensare unicamente con la mia testa, senza imposizioni o condizionamenti, e sono stata allevata, come uno spirito Libero scegliendo, da sola, la strada che dovevo percorrere.
I libri sono stati la mia unica guida e mi hanno permesso di conoscere sistemi di pensiero che sono stati determinanti per la mia formazione attuale, che è di tipo filosofico, avendo approfondito la sfera teoretica ed orientale.

Lei arriva alla scrittura con un bagaglio di filosofia orientale e molti viaggi. Birmania, India e Thailandia con visite ai Monasteri. E frequentazione in Italia del Monastero di Pomaia (Pisa). Quanto hanno pesato queste esperienze nel suo stile letterario? Ci può raccontare qualche episodio?
L’influenza della cultura orientale è stata determinante sia per il tipo di scrittura che mi caratterizza, che per la mia vita. I filosofi orientali mi hanno plasmato e illuminato con la bellezza dei loro insegnamenti, la cui saggezza millenaria continua ad affascinarmi ogni giorno di più. Sono maestri di vita, esempi da seguire, il cui sistema di pensiero è talmente straordinario, da risultare, a mio avviso, indiscutibile: parliamo di una cultura che ha diecimila anni… e questa cifra dovrebbe farci riflettere.
Ho avuto la fortuna di poter girare il mondo e visitare anche quei luoghi dove sorge il sole e anche la sapienza. Ciò che per me è una cosa naturale, non lo è invece per gli occidentali, che non comprendono il pensiero di questi popoli, i loro usi e costumi, ma anche la loro cucina, le loro feste, le loro tradizioni millenarie.
L’ultima volta che visitai l’India, nel 2018, conobbi nella città di Khajuraho, famosissima per i suoi innumerevoli templi, un ragazzo del posto che aveva un negozio di monili indiani nel centro della cittadina, e che parlava perfettamente l’italiano: si chiama Brajesh, e ci sentiamo ancora tramite Facebook. Anzi, se avete occasione di ammirare la sua collezione di gioielli, potete visitare la sua pagina Facebook “Brajesh Pathak, Il fascino dell’India”. Ebbene, quel giorno in cui noi quattro viaggiatori incalliti stavamo passeggiando tranquillamente per Khajuraho, lui si avvicinò e iniziò a parlare gentilmente con noi avendo capito che eravamo italiani; ma non solo… ci accompagnò pure in uno degli innumerevoli templi dove, quella sera stessa, ci sarebbe stata una cerimonia. Naturalmente partecipammo volentieri, dal momento che non era una cerimonia per turisti, ma un loro rito quotidiano. Alla fine della serata, Brajesh mi chiamò in disparte e mi disse: “Sai Laura, osservando i tuoi movimenti e i tuoi discorsi ho notato che tu non sei come gli altri… vedo in te qualcosa di diverso rispetto ai turisti occidentali che sono abituato a vedere… il tuo corpo è nato in occidente, ma la tua mente, la tua anima, è qui, in oriente… “ Rimasi sbalordita da questa sua affermazione perché, in cuor mio, sapevo che aveva ragione; ma come aveva intuito tutto questo senza conoscermi? Comunque episodi simili li ho vissuti pure in Birmania, Thailandia e Bali! Quando posso vado a trovare i monaci nel Monastero di Pomaia, in provincia di Pisa, frequentato abitualmente da Richard Gere. Qui conobbi il famoso Ghesce Là, amico del Dalai Lama (ma anche di Richard Gere!) e studioso di altissimo livello, insegnante in varie Università degli Stati Uniti, ma scomparso purtroppo alcuni anni fa.

Il primo successo letterario di rilevanza nazionale è del 2015 a Firenze con il racconto “Né Acqua, né Luna”. Come è arrivata a quel suo primo traguardo? Qual è stato il suo percorso?
L’esperienza di Firenze fu l’emozione più grande di tutta la mia vita! Fu una gioia indescrivibile che mi permise di vivere attimi di autentica magia: non potevo credere a ciò che stavo vivendo… era troppo!
Ero uno dei vincitori del Premio Letterario Internazionale “Un Tempio per la Pace” con il mio primo racconto “Né Acqua, né Luna”, ed ero emozionatissima perché era la prima volta che ottenevo un riconoscimento di questo tipo.
La cerimonia ebbe luogo a Palazzo Vecchio, Firenze, e mi rivedo ancora salire la scalinata che porta al famoso “Salone dei Cinquecento”: questo è considerato una delle sale più belle, più eleganti, più importanti e più preziose al mondo, custodendo, al suo interno, opere di Michelangelo, Leonardo e Vasari, e molti altri grandi nomi.
L’attimo in cui aprii la porta, arricchita da incantevoli intarsi, di questo famoso salone, fui travolta da un’emozione indescrivibile: prima ancora di essere abbagliata dall’estrema bellezza dei suoi interni, sentii recitare, da voce esperta, un passo del mio racconto.
Era l’attrice Lucia Poli che, dalla famosa “Tribuna dell’Udienza”, creata appositamente per Cosimo I° de’ Medici, stava leggendo il mio scritto. La sua voce di artista, enfatizzata dal microfono e dall’acustica perfetta del salone, faceva da cornice alla celeberrima “Battaglia di Anghiari” di Leonardo, un’opera, questa, che ho sempre ammirato.
Il pubblico era rapito, i membri della Giuria ascoltavano attenti. Tra loro, il Presidente della Giuria stessa, nonché docente di Letteratura Italiana all’Università di Firenze, prof. Marco Marchi, appena mi vide entrare, timida e delicata come un giunco, mollò tutto e tutti per venirmi incontro, abbracciarmi, complimentandosi con me e presentandomi ai vari studiosi intervenuti all’evento.
Ero incredula.
Ma il bello doveva ancora arrivare.
Iniziò così la cerimonia e quando ebbi l’onore di salire sulla famosa “Tribuna dell’Udienza”, riuscii a stento a trattenere le lacrime, tant’era forte l’emozione; la “Filarmonica di Castelfiorentino” aveva composto, appositamente per me e sul tema del mio racconto, un componimento di una delicatezza ed eleganza disarmanti.
Mi resi conto che mi trovavo protagonista, con il microfono in mano, sulla “Tribuna dell’Udienza”, davanti a un pubblico che mi stava applaudendo, circondata dai capolavori eterni dell’Arte Italiana, ascoltando musica classica composta appositamente in mio onore.
Potevo forse chiedere altro dalla vita?
Avevo appena toccato il cielo e feci un inchino di ringraziamento col capo per nascondere le lacrime di felicità.
Stavo vivendo un sogno. Il mio sogno.

Quand’è che Laura De Menech diventa scrittrice?
Iniziai il mio primo racconto un po’ per caso, durante un periodo non facile della mia vita. Una sera, presi un quaderno elegante e una stilografica nera e buttai fuori quel malessere che mi stava uccidendo: confidai alla carta e all’inchiostro i miei pensieri, le mie sensazioni coinvolgendo sistemi filosofici che mi affascinavano da sempre e che mi facevano stare bene.
Nacque così “Né Acqua, né Luna”, dal titolo di una famosa storiella Zen che aveva, anni prima, illuminato la mia strada. E mi portò decisamente fortuna.
Dello stesso genere nacque poi il racconto “Qui e Ora”, anch’esso pluripremiato.
Iniziai così ad allungare i racconti e scrissi un libro di narrativa dal titolo “Quel che resta di me”, che venne premiato a Seravezza (Lucca) al Premio Letterario Internazionale “Michelangelo Buonarroti”, con tanto di sigla dei Pink Floyd (The Wall) come colonna sonora di presentazione. Anche questa volta provai un’emozione indescrivibile nella splendida cornice del Palazzo Mediceo di Serravezza.
Mi cimentai successivamente nella saggistica con “Le ragioni del Nulla” seguito da “Ipazia d’Alessandria – Quando la religione uccide”, due libriccini senza alcuna pretesa.
Dopo il mio ultimo viaggio in India, trovai l’ispirazione giusta per creare il mio primo romanzo dal titolo “Nella sabbia del Tempo”, che risultò primo classificato al Premio Letterario Internazionale “Giglio Blu” di Firenze, la cui Giuria vantava nomi illustri della Letteratura Italiana.
“Nella sabbia del Tempo” riuscì poi a piazzarsi tra i sei finalisti dei “200 libri più belli d’Italia” al Concorso Letterario “Tre colori 2020 – Inventa un film”, a Latina: il primo classificato ebbe l’onore di vedere realizzato un film tratto dalla sua opera.
Nel frattempo continuai a collezionare premi arrivando a un totale di undici, due dei quali ricevuti in questo mese di settembre 2021, che vede pure la nascita del mio ultimo lavoro “La formula perfetta – La vita, il Genio, la scelta di Ettore Majorana”, dedicato appunto al grande Fisico teorico, la cui scomparsa è ancora avvolta nel mistero.
Speriamo abbia fortuna come tutti gli altri!

Riconoscimenti e premi
1) Premio Letterario Nazionale “Un Tempio per la Pace” – Firenze, dicembre 2015,
con il racconto “Nè Acqua, né Luna”.
2) Premio Letterario Internazionale “Michelangelo Buonarroti” – Seravezza
(Lucca), novembre 2017, con il libro “Quel che resta di me”.
3) Premio Letterario Internazionale “Charles Bukowski” – Viareggio, giugno 2017,
Menzione d’Onore con il racconto “Qui e Ora”.
4) Premio Letterario Internazionale “Michelangelo Buonarroti” – Forte dei Marmi
(Lucca), novembre 2018, Diploma d’Onore e Menzione d’Encomio con il racconto
“Qui e Ora”.
5) Premio Letterario Internazionale “Lord Byron Golfo dei Poeti” – Portovenere
(La Spezia), novembre 2018, Menzione d’Onore con il racconto “Qui e Ora”.
6) Premio Letterario Nazionale “EquiLibri” dell’Associazione Piazza Navona – Cava
de’ Tirreni, gennaio 2019, 3° classificato con il libro “Quel che resta di me”.
7) Premio Letterario Internazionale “Giglio Blu di Firenze” – Firenze, aprile 2019, 1°
premio in memoria di Ettore Malosso, sez. Inediti, con il romanzo “Il velo del
Tempo”.
8) Premio Letterario Internazionale “Lord Byron Golfo dei Poeti” – Portovenere
(La Spezia), novembre 2019, Menzione d’Onore con il romanzo “Nella sabbia del
Tempo”.
9) Concorso Letterario “Tre Colori 2020 – Inventa un film” – Lenola (Latina),
luglio 2020, tra i 6 finalisti dei 200 libri più belli d’Italia, con il romanzo “Nella sabbia
del Tempo”.
10) Premio Letterario Internazionale “Lord Byron Golfo dei Poeti” – Portovenere
(La Spezia), settembre 2021, Menzione d’Onore con la poesia “Cuori erranti”.
11) Premio Letterario Nazionale “Giovane Holden” – Viareggio, settembre 2021,
finalista con la poesia “Cuori erranti”.

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