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giovedì, Luglio 29, 2021
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Sabato al Museo Fulcis apre la Sala degli spadai

La Sala degli Spadai, allestita al secondo piano di Palazzo Fulcis, il Museo Civico di Belluno,
è stata realizzata nell’ambito del progetto KLANG – Spade di Leoni e aquile, finanziato dal
Programma Interreg VA Italia-Austria 2014-2020. L’esposizione, permanente, si articola in otto vetrine dove sono state collocate, seguendo criteri tipologici e cronologici, diverse armi bianche allo scopo di illustrare la produzione degli spadai nel territorio compreso tra la Valbelluna e la Pedemontana veneta, vero e proprio distretto proto industriale ante litteram. Il nucleo principale è costituito da 28 manufatti, tra spade, armi in asta, un fodero e una targa, tutti provenienti dal Museo Correr di Venezia dove sono parte dell’ingente collezione formata da Teodoro Correr tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX e donata alla città di Venezia alla sua morte, nel 1830. A questo gruppo si aggiungono alcuni reperti che sottolineano ulteriormente l’importanza di questa manifattura per la storia del territorio.

LE SPADE

Le spade, le cui lame erano il prodotto principale delle fucine degli spadai, spaziano
cronologicamente dal XIII fino al XVII secolo e geograficamente dal Veneto al Marocco. Il
frammento di spada medievale riveste una particolare importanza in quanto proveniente dalla fucina Mezzacasa (Formegan di Santa Giustina, BL), dove nel XVI secolo operarono i Mamani, famiglia di spadai, tra i quali il più celebre fu Pietro “da Formegan”. Una prova dei commerci ad ampio raggio di questo distretto proto industriale bellunese è il gruppo di armi provenienti da India, Nord Africa e Medio Oriente: una karabela, un nimcha ed una lancia ricavata da una lama di spada. Realizzate soprattutto per il mercato nord-italiano erano invece spade da fante, schiavonesche e schiavone. La schiavonesca, derivata da modelli balcanici giunti grazie all’espansione del dominio veneziano nel bacino mediterraneo era, insieme alle spade da fante, un’arma per soldati, marinai e mercenari. La schiavona, spada peculiare delle truppe di nazionalità slava al soldo di Venezia, nei secoli divenne un modello imitato ed utilizzato anche al di fuori dei territori veneziani. Gli stocchi esposti erano invece armi destinate a classi più abbienti, in quanto emblemi dell’aristocrazia guerriera tardo-medievale e rinascimentale. Da un’armeria aristocratica proviene probabilmente anche lo spadone a due mani esposto, che reca diverse incisioni sulla lama tra cui lo stemma della famiglia Giustinian.
“Grazie al progetto Klang il Museo Civico di Belluno si arricchisce di una nuova sezione –
commenta il curatore, Carlo Cavalli -, che per la prima volta racconta una vicenda
appartenente alla storia di Belluno e del suo territorio. Una vicenda, quella della produzione di armi bianche, che si è interrotta ormai quasi tre secoli fa, e di cui si è in gran parte persa la memoria. Ma restano le spade, per lo più disperse in collezioni pubbliche e private, in italia e all’estero. E restano i documenti negli archivi, alcuni noti e pubblicati, molti altri ancora da studiare e interpretare. La nuova sala a Palazzo Fulcis vuole raccontare questa storia e, nello stesso tempo, essere di stimolo allo studio e alla conoscenza. Lo fa esponendo alcune armi, che ad oggi sono quelle concesse in comodato dal Museo Correr
di Venezia, ma in futuro potranno essere altre. Il frammento di spada ritrovato a Formegan
dimostra quanto aperto sia ancora il campo delle nuove scoperte. E ancor più lo dimostrano i due reperti che prossimamente arriveranno dalla Puglia (è in fase di conclusione il
procedimento amministrativo di deposito) per essere proprio esposti in sala”.
Rientrano nel progetto anche la pubblicazione di una guida dedicata ai percorsi lungo gli
itinerari della produzione delle antiche spade, comprensiva dei territori Bellunese, Maniaghese e del Tirolo, curata dal Circolo Cultura e Stampa Bellunese così come l’organizzazione, sempre a cura del Circolo, di un convegno internazionale a tema.

I progetti degli altri partner di KLANG 
Santa Giustina. Il recupero dell’antica roggia di Salzan e del Molino di Santa Libera.
Procedono i lavori per recuperare e far tornare agli antichi splendori l’antica roggia degli spadai a Formegan. La località, infatti, era uno dei maggiori centri di produzione di armi bianche tra il XIV e il XVII secolo. Nell’ambito del progetto KLANG l’amministrazione comunale si sta occupando di riqualificare i muretti a secco, le opere idrauliche lungo le rogge e tutto quanto riporta all’antica lavorazione. Il cantiere è partito da diverse settimane e ci sono già parti completate. In particolare, sono stati realizzati: la sistemazione e il ripristino del canale fuori terra della roggia di Salzan-Ignan in Via Lodi, il restauro della fontana di Sartena Bassa lungo la roggia di Formegan, il nuovo muro di contenimento lato destro della Roggia di Salzan-Ignan a Casabellata e la pulizia della relativa bastarda. Non solo, si è provveduto anche alla pulizia e al ripristino del bacino di presa della Roggia di Salzan-Ignan sul Veses ed è stata bonificata l’area dalla vegetazione infestante, rendendola così nuovamente fruibile.
Il risultato finale, una volta completato il cantiere, sarà un percorso dal grande valore storico e turistico, immerso nella natura e nella storia antica del comune. Il tracciato è naturalmente parte della guida ai percorsi lungo le vie della produzione antica di spade che sarà pubblicata nell’ambito di KLANG. Al Molino di Santa Libera, inoltre, sarà ricostruita un’antica officina fabbrile con tutte le fasi di realizzazione di una spada a partire dal minerale delle miniere del Fursil, quello stesso con cui si realizzavano le armi bianche bellunesi tanto famose in Europa.
La consegna dei lavori dovrebbe avvenire, per questa parte, entro la fine dell’anno.
Maniago. La valorizzazione del centro visite del Castello e organizzazione di un
evento transfrontaliero sul tema delle lame nel cinema.
Ha preso il via l’iter di organizzazione della grande manifestazione prevista quest’estate a
Maniago, alla quale prenderanno parte tutti i partner di KLANG. In particolare nei prossimi
giorni una troupe girerà i filmati per la realizzazione del documentario che racconterà la
produzione di lame nel Maniaghese, la loro crescente fortuna e il loro impiego, anche in
importanti pellicole cinematografiche.
Il progetto della riqualificazione del centro visite è invece nella fase delle gare per gli
allestimenti interni. Verrà inaugurato il giorno dell’evento transfrontaliero, ma la data non è
ancora stata fissata.

I ricercatori dell’Università di Insbruck
Prosegue anche l’attività di ricerca degli studiosi di archeologia coinvolti nel progetto. Di
recente è stato portato a termine il rapporto dell’Ufficio dei Beni Culturali per l’indagine delle miniere di ferro nella valle di Frosnitz nel Tirolo Orientale e il numero di spade inserite nel grande e innovativo database, studiato e promosso dai ricercatori di Innsbruck, è arrivato a 488. Gli studiosi si stanno muovendo tra vari siti e musei che custodiscono armi bianche per censire in modo completo quelle di provenienza bellunese; di recente il gruppo ha visitato le collezioni del Museo provinciale degli usi e dei costumi a Teodone e di Castel Scena, entrambi in Alto Adige.

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