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“Compendio del tempo sospeso”: inaugurata lunedì scorso a Milano la mostra di Alfonso Lentini e Simona Fantappiè

“Compendio del tempo sospeso” è il titolo della mostra di Alfonso Lentini e Simona Fantappiè, in esposizione a Milano (su prenotazione) fino al 12 marzo (Circuiti dinamici, MM2 Abbiategrasso), curata da Anna Epis e Aldo Torrebruno.

Alfonso Lentini

Il ragionamento visuale che accomuna questi due artisti, nel raccontarci del tempo sospeso in cui stiamo vivendo praticamente immersi, oramai da un anno, sembra toccare concetti al contempo antichi come la riflessione umana su noi stessi e incredibilmente contemporanei, in una visione complessa e compenetrata.
Da un lato infatti, c’è il richiamo, comune a Lentini e Fantappiè alla circolarità, alle forme che il tempo, ed i nostri pensieri con lui, assumono quando circolano in volute che tornano su sé stesse, anche se spesso, in maniera eraclitea, mai nello stesso punto esatto. Dall’altro però, questo tempo che fluisce, questo tempo in divenire, questo tempo che ritorna, ricorda i concetti più misteriosi e di difficile comprensione dell’interpretazione di tempo e spazio come viene descritto dalla scienza contemporanea: qualcosa in cui siamo davvero immersi ma che è al contempo un infinito oceano di possibilità, la maggior parte delle quali fuori dalla nostra portata, parallele a noi.
E allora sono le parole, nel caso di Lentini, una delle possibili forme di ancoraggio, un modo per lasciare – seppure in maniera stratificata e certo non esclusiva – il nostro segno nel mondo. Parole su parole, che emergono dalle pagine dei libri, testo che risalta all’interno del proprio contesto, capace di ricordarlo, ma anche di stravolgerlo, di imporsi così come di accompagnarlo. L’artista sembra ricordarci che è la parola a strutturare il mondo in cui viviamo, così come è la parola in ultima analisi a rappresentare il nostro modo di interpretare il tempo. Non ricordiamo i fatti, non ricordiamo la parola scritta, ma la nostra interpretazione dei fatti, il modo in cui li abbiamo capiti, la maniera personale in cui li abbiamo vissuti. E quindi il nostro essere stati immersi nei fatti, rendendoli nostri, vivendoli in prima persona. Esattamente come le pagine dei testi che l’artista deforma, su cui appone le proprie sovrapposizioni e le proprie interpretazioni.
Nel caso di Fantappiè invece c’è più una specie di contrasto tra il modo in cui il nostro pensiero si muove all’interno del tempo e dello spazio, libero da vincoli, alla velocità di cui è capace, senza limiti imposti dal mondo esterno a ciascuno di noi e la concretezza del nostro essere, la nostra vita “pesante”, reale, ancorata al mondo. Così alle volute aree del pensiero si affiancano nelle sue opere i sassi, che ci riportano al nostro essere, alla concretezza della vita quotidiana. E allora, come da sempre si chiede l’uomo, sin dai tempi di Parmenide, cosa è preferibile? Essere pesanti o leggeri?
L’interrogativo è antico come il pensiero e da sempre l’umanità oscilla tra questi due poli. Ma è realmente possibile pensarli come totalmente distinti, non correlati in alcun modo, se non per litote? ovviamente non lo è, sembra dirci l’artista. Esiste infatti, come ci mostrano le sue opere, una stretta correlazione, continua, invisibile ma costante, di attrazione e repulsione, di interdipendenza tra i fenomeni, tra le cose, tra i pensieri, tra ciò che viviamo e a cui assistiamo, tra ciò che pensiamo e il modo in cui lo interpretiamo.
Nulla è realmente possibile senza l’altra parte, e nulla è comunicabile se non facendo riferimento ad altro: il nostro linguaggio è come il pensiero che l’artista ci propone: spazia, ma alla fine si ancora alla concretezza della vita.
E allora sgomberiamo il campo dalle false illusioni: come insegna Kundera in uno dei suoi capolavori non esiste leggerezza senza pesantezza e viceversa. Il pensiero aereo e fluttuante sarebbe insostenibile per chiunque, se non fosse ancorato alla vita.
Entrambi gli artisti ci dicono quindi, con le loro opere, qualcosa di noi, di come viviamo in questo spazio e in questo tempo, di come oscilliamo e della nostra condizione, sempre sospesa, sempre in bilico, sempre in equilibrio dinamico, tra ciò che siamo, che vogliamo essere, che siamo stati, che speriamo di diventare.
Aldo Torrebruno

La mostra “Compendio del tempo sospeso” di Lentini e Fantappié sarà visitabile solo su appuntamento al MM2 di Abbiategrasso (Milano) fino al 12 marzo nei giorni di lunedì, martedì, venerdì dalle 16 alle 18. Info prenotazioni al 3711724437.

 

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