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Dimenticata la sanità bellunese: zero euro all’Ulss 1 Dolomiti dei 52 milioni stanziati

52 milioni di euro per l’acquisto di dotazioni tecnologiche, servizi e ristrutturazioni delle aziende sanitarie e ospedaliere della Regione Veneto: questa la cifra messa sul piatto dall’amministrazione regionale per un piano di interventi su quasi tutto il territorio regionale, ad esclusione dell’Ulss 6 Euganea (anche se sono previsti oltre 3,5 milioni di euro per l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova) e della Ulss 1 Dolomiti.

«Ancora una volta la sanità bellunese viene dimenticata, e mai come in questo momento drammatico questo assume significati ancora più importanti. – denuncia il sindaco di Belluno, Jacopo Massaro – Ora scatterà il tradizionale scaricabarile, ma è evidente che non è accettabile essere l’unica provincia a non vedere investimenti per l’innovazione delle sue strutture sanitarie».

La Giunta Regionale del Veneto ha infatti approvato nei giorni scorsi la delibera che dà il via all’operazione, delibera che prende atto dei pareri favorevoli alla congruità delle spese espressi dalla CRITE – Commissione regionale per gli investimenti tecnologici e in edilizia sociosanitaria, valutando ed approvando una serie di progetti presentati dalle aziende Ulss e ospedaliere: «Bisogna fare chiarezza, ma c’è una sola certezza: a Belluno non arriva un euro. Il fatto sotto gli occhi di tutti è che nel momento della più grande emergenza sanitaria dell’ultimo secolo nel nostro territorio, già in difficoltà per le sue caratteristiche orografiche e per le infrastrutture di collegamento, con questa manovra non arrivano investimenti nel settore sanità».

Fin da quando, pochi giorni fa, è stato ufficializzato il piano degli interventi, la maggioranza di Palazzo Rosso si è confrontata e attivata per fare luce sulla questione; Massaro è perplesso anche in merito alle “giustificazioni” arrivate via social da un esponente bellunese a Venezia: «Mi meraviglio che per un rappresentante del Bellunese, per di più di quelle terre alte così delicate sotto tanti profili, bastino come giustificazione gli interventi già finanziati, come l’adeguamento sismico e antincendio dell’Ospedale San Martino, la piastra chirurgica di Feltre o altre opere ad Agordo e Pieve di Cadore.

Da non dimenticare poi come ad esempio nel caso di Belluno i fondi fossero statali, mentre per Feltre la metà arrivava dalla Regione, mentre il resto dall’Ulss 1, dai Fondi dei Comuni Confinanti e da Fondazione Cariverona.

Il passato non può essere sufficiente a giustificare la mancanza di oggi: d’altra parte, anche gli interventi citati sono arrivati solo dopo anni e anni di assenza di investimenti. – conclude Massaro . La pandemia ci ha mostrato come rimanere fermi, quando si parla di sanità pubblica, non sia un atteggiamento accettabile; credo che tutti i bellunesi si stiano chiedendo il perché di questa situazione e tutti noi confidiamo che vi si possa porre rimedio il prima possibile».

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