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sabato, Febbraio 27, 2021
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Spopolamento. Lettera aperta del Bard ai politici bellunesi

Ci rivolgiamo a Voi dopo aver visto i dati demografici del 2019 raccolti dall’ISTAT nel nuovo Censimento permanente della popolazione. L’Istituto di Statistica ha deciso quest’anno di rendere più evidenti i risultati colorando di giallo i comuni che soffrono del fenomeno dello spopolamento e in viola quelli dove si registra invece un aumento o comunque un andamento costante della popolazione.
Il colpo d’occhio dei comuni dell’area geografica delle tre province interamente montane di Trento, Belluno e Bolzano è impressionante e mostra immediatamente la gravità dello spopolamento, ma sarebbe meglio dire desertificazione, che colpisce tutti gli abitati in quota della nostra provincia, ma con particolare riferimento all’area a nord, zona storica di insediamento della minoranza linguistica ladina.
Come recita il titolo dell’articolo, il colore giallo significa uno spopolamento costante, mentre il viola segnala una crescita demografica altrettanto costante. Il confronto tra la nostra provincia e quella di Bolzano dimostra il completo fallimento della politica attuata dallo Stato italiano, negli ultimi decenni, per la nostra area alpina.
Uno spopolamento di tali dimensioni ed intensità avrà l’effetto, entro pochi anni, di distruggere l’economia, la cultura e il tessuto sociale di un’area un tempo vitale e collocata al centro della Alpi e dell’Europa.
Come tutti ben sanno, ma alle volte fingono di non sapere, la differenza tra il viola ed il giallo nasconde l’autonomia speciale di Bolzano, con le sue risorse e le politiche specifiche per la montagna, confrontata con il vuoto assoluto del Bellunese, dove una sparuta minoranza di montanari resiste e lavora con caparbietà tra l’ostilità dello Stato e l’aggressività di scelte politiche che ci hanno ormai condotto ad un vero e proprio conflitto tra gli abitanti delle aree urbane e quelli delle zone rurali o alpine.
Durante l’ultimo nostro incontro con il ministro degli Affari Regionali, tenutosi a Roma nello scorso mese di dicembre del 2019, prima dell’inizio della pandemia, Francesco Boccia ha obiettato – di fronte ai dati sullo spopolamento esposti in un dossier redatto dalla stessa Provincia – che questi dovevano essere certificati prima di essere presi in considerazione. Il termine adoperato è stato per la precisione “bollinati”, come se servisse un timbro o una marca per renderli veritieri, e non bastasse un semplice sopralluogo per capire quale sia la realtà dei fatti negli abitati in quota della nostra provincia.
Questi numeri sono stati ora certificati dall’ISTAT, per cui speriamo non ci siano più dubbi sulla loro attendibilità e sulla gravità di una situazione destinata a precipitare nel breve volgere di pochi anni, tanto che questo disastro sarà già sotto gli occhi del mondo quando si svolgeranno le Olimpiadi Invernali del 2026. Come pensa di nascondere il Ministro degli Affari Regionali i paesi deserti, le infrastrutture inesistenti, i boschi devastati e il dissesto idrogeologico che sono la conseguenza dell’abbandono del territorio?
Si dice spesso che anche i bellunesi sono responsabili di questa situazione, non avendo mai avuto il coraggio o la fiducia in sé stessi, indispensabili per trasformare la forza economica del territorio in una rappresentanza politica in grado di difendere in modo efficace i loro interessi. Questo è senza dubbio vero per il passato e di questa inerzia paghiamo un caro prezzo, ma al giorno d’oggi, come voi ben sapete, i bellunesi non hanno nessuna rappresentanza politica e dunque nessuna responsabilità è a loro imputabile. Le scelte compiute dallo Stato italiano, per cercare di uscire dalla crisi economica del secondo decennio del secolo, hanno portato al completo esautoramento, con il taglio delle risorse ai comuni, delle autonomie locali e questo disegno, spietatamente centralista è stato completato con la sciagurata riforma delle Province, che ha avuto l’effetto di togliere ogni rappresentanza politica alla nostra terra, accelerando oltre ogni misura la disgregazione dei territori.
La situazione è di tale gravità ed ha inciso così profondamente nella struttura amministrativa dei nostri enti locali che non siamo nemmeno in grado di spendere le poche risorse a noi assegnate per cercare di porre rimedio al rapido degrado delle nostre comunità.
La nostra preoccupazione si è accentuata quando siamo venuti a conoscenza del recente disegno di legge n°2790 del 18/11/2020, di iniziativa diretta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, che prevede il ritorno allo Stato delle grandi concessioni idroelettriche, in precedenza assegnate alla scadenza alle regioni, sulle quali facevamo grande affidamento per ricavare un sostegno per il nostro territorio alpino. Come voi ben sapete, la nostra provincia è stata trasformata, ormai nel secolo scorso, in un unico distretto idroelettrico dove il deflusso normale dei corsi d’acqua è stato piegato alle esigenze della produzione di energia con gravissimi danni non solo all’ambiente, ma anche, come tristemente noto, alle nostre comunità.
La manutenzione di questo insieme di opere, estremamente complesse e fragili, è stata man mano abbandonata, provocando il progressivo riempimento di detriti dei bacini, tanto che ad ogni evento meteorologico di particolare intensità, purtroppo divenuti normali ogni anno, cresce la preoccupazione per la tenuta complessiva del sistema artificiale che regola il deflusso delle acque nella nostra provincia. Altrettanto pessima è la condizione delle infrastrutture aeree per il trasporto dell’energia, sempre più minacciate dall’avanzata incontrollata del bosco, come dimostrano le interruzioni delle linee che si verificano in occasione di ormai comuni forti folate di vento o nevicate.
Quello che però risulta francamente inaccettabile è il tentativo di mascherare la nuova nazionalizzazione delle opere idroelettriche con l’emergenza dell’epidemia di Covid – 19 e l’esigenza della successiva ripresa economica, senza avere il coraggio di dire che si punta direttamente all’utilizzo dei fondi europei del piano Next Generation EU per il passaggio alle energie alternative, tagliando fuori il territorio e le popolazioni alpine da ogni forma di risarcimento.
Se da un lato non si fa altro che celebrare l’incontaminato ambiente della nostra provincia, aumentando ad ogni piè sospinto i vincoli per quanti vivono in questo territorio, nessuno dice nulla a proposito dell’impatto delle grandi derivazioni, che hanno trasformato un fiume un tempo navigabile in un torrente.
Se il progetto dello Stato italiano è quello di fare del Bellunese una grande riserva naturale in cui convivono, senza l’impiccio degli abitanti, la natura selvaggia e l’industria idroelettrica, entrambi a servizio dell’interesse nazionale, come recita il disegno di legge, è bene dircelo subito in modo tale che possiamo programmare la nostra vita in questa nuova e concreta prospettiva. Lasciare le cose al caso o all’improvvisazione può trasformarsi in montagna in un pericolo e noi abbiamo almeno il diritto di sapere quale futuro ci riserva chi ora ci governa.
Come autorevoli rappresentanti di questo territorio, Vi chiediamo di farvi interpreti, presso il Parlamento, il Presidente del Consiglio e il Governo, dell’urgenza di riconoscere l’autonomia e le risorse indispensabili alla Provincia di Belluno per affrontare l’emergenza sociale determinata dallo spopolamento e dall’abbandono del territorio. L’impietoso confronto con i dati demografici delle attigue Province di Trento e Bolzano dimostra ormai chiaramente che la causa dell’abbandono della montagna è l’assenza di autogoverno e di risorse. Entro pochi anni sarà infatti evidente che le uniche zone popolate dell’intero versante sud dell’arco alpino sono quelle dotate di autonomia speciale ed in grado di mettere in campo politiche specifiche per la montagna e alternative a quelle dello Stato italiano.
Vi chiediamo anche di farvi interpreti delle nostre preoccupazioni presso il Ministro dell’Economia e delle Finanze per scongiurare il ritorno delle concessioni idroelettriche nella completa disponibilità dello Stato, ma lavorare affinché la loro gestione sia condivisa alla pari con la Provincia di Belluno, finalmente elettiva e dotata di autonomia e risorse. Non è possibile imporre un simile sacrificio alle nostre comunità, già così duramente provate da uno sfruttamento senza confronti delle risorse idroelettriche, se non con la provincia di Sondrio, senza una chiara e definita contropartita, sia in termini di risarcimento al territorio che di opere compensative. A questo proposito è indispensabile avere precise assicurazioni su quali infrastrutture strategiche saranno realizzate con i fondi del piano Next Generation EU a servizio di questo territorio e del suo sistema economico e con quale tempistica si prevede il loro completamento.
Non serve ricordarvi che se non avremo risposte concrete in tempi rapidi il destino delle nostre comunità alpine sarà irrimediabilmente segnato e lo Stato italiano ne porterà in pieno la responsabilità.

Belluno Autonoma – Regione Dolomiti
Il Presidente
Andrea Bona

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