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lunedì, Maggio 10, 2021
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Questione lupo: incontro con il ministro a Longarone. Quello che la Provincia dice e non dice

E’ una richiesta ovattata, asettica, che parla di esigenze specifiche del territorio, quella che la Provincia, sollecitata da allevatori e cacciatori, fa al ministro dell’Ambiente. E che se da un lato assicura di non voler mettere in discussione la presenza del lupo, dall’altro nasconde l’obiettivo di portare a casa una legge che autorizzi ad aprire il fuoco, con garbo, si capisce, sul lupo.

«Esamineremo il “piano lupo” e ci impegniamo a portare sul tavolo del ministro le osservazioni bellunesi, alla luce delle esigenze specifiche del nostro territorio», affermano i consiglieri provinciali delegati a caccia e pesca, e ambiente, che questa mattina hanno avuto la possibilità di una breve chiacchierata con il ministro dell’ambiente, a margine dell’incontro di Longarone con tutti i sindaci dei territori del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

«Il ministro ha spiegato di aver depositato alla Conferenza permanente Stato-Regioni, ancora nel marzo 2019, un documento sul tema in questione» sottolinea il consigliere provinciale delegato a caccia e pesca. «Da parte nostra abbiamo fatto presente che tutta la provincia può essere considerata da tempo un parco, per le buone pratiche di gestione faunistica e ambientale messe in campo ormai da molti anni. Buone pratiche garantite anche dalle attività agricole e zootecniche, che oggi si trovano in difficoltà per la presenza sempre più massiccia del lupo. Apprezziamo l’approccio scientifico dimostrato dal ministro e per questo abbiamo chiesto di esaminare quel documento, che a quanto ci viene detto consta di 23 misure. L’intenzione è di valutarle nel dettaglio per rappresentare al ministro, che ringraziamo per la disponibilità, le osservazioni del territorio bellunese».

«Nessuno sta mettendo in discussione la presenza del lupo, che ha un altissimo valore ecologico per il territorio» aggiunge il consigliere delegato all’ambiente. «Le imprese agricole e le attività di zootecnica ci dicono che le difese passive non sono più sufficienti per evitare il fenomeno delle predazioni, sempre più marcato negli ultimi tempi. Proprio per questo abbiamo chiesto di valutare il piano redatto da Ispra e depositato dal ministro, in modo da integrarlo con le esigenze specifiche del nostro territorio. Ringrazio il ministro per aver saputo ascoltare le problematiche che gli abbiamo sottoposto e aver dimostrato grande sensibilità».

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