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Obor, “One Belt, One Road”: opportunità per le imprese italiane dall’iniziativa cinese * di Aldo Constantini

Introduzione

Unire: il mercato di consumatori più ampio al mondo, la Cina; il secondo mercato di consumatori più ampio al mondo, l’India; il mercato più ingegnoso e innovativo al mondo, l’Europa; coinvolge più del 70% della popolazione mondiale, Eurasia; comprende circa il 65% delle risorse minerarie mondiali, Russia, Centro-Asia e Medio Oriente; in quella che diventerebbe l’area di libero scambio più ampia e dinamica al mondo. Questa è l’idea dell’iniziativa della “One Belt, One Road” di seguito per brevità chiamata OBOR.

Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, come viene finanziata e quali opportuna’ offre per le ditte Italiane soprattutto per una ripresa economica post Covid-19.

Cos’è OBOR
È un’iniziativa politica ed economica lanciata dalla Cina nel 2013 mirata a migliorare la connettività, l’accelerazione dei flussi di capitale e la creazione di nuovi mercati attraverso i continenti dell’Asia, Europa e Africa. Tale iniziativa è gestita e coordinata dalla “Commissione Nazionale di Riforma e Sviluppo” cioè dal dipartimento del governo Cinese incaricato della pianificazione economica del paese con la partecipazione del Ministero Affari Esteri e Ministero del Commercio Cinesi.

Fisicamente OBOR assume l’aspetto tangibile di una serie di progetti infrastrutturali come ferrovie, strade, centrali elettriche, oleodotti, linee di elettrificazione, miniere, porti, aeroporti lungo due corridoi economici: il primo via terra percorrente la storica via della seta connettendo il continente Euroasiatico, il secondo via mare congiungendo la costa pacifica della Cina e del Sud Est Asiatico con l’Africa attraverso i porti dell’oceano Indiano. Od oggi tale iniziativa è partecipata da 138 paesi.

In ottica storica OBOR è stata descritta come la rinascita dell’antica “via della seta” (nome cognato da Ferdinand von Richthofen nel 1887) e della rete di scambi tra Cina, Centro Asia, India, Persia, Arabia, Grecia e Roma. In passato la via della seta raggiunse il picco durante la dinastia Tang (618-906) ma entrò in declino durante quella Yuan (1279 – 1368) dovuto al frammentarsi dei vari imperi estesi lungo il suo tragitto e cessò di essere una via di commercio rilevante intorno al 1453 con l’ascesa dell’Impero Ottomano e la sua opposizione all’occidente.

Obiettivi di OBOR
Diversi sono le ragioni e gli obiettivi della Cina nella promozione dell’iniziativa OBOR.
Vediamo di sotto i principali obiettivi economici:

– Connettività tramite lo sviluppo fisico di una rete di trasporti per facilitare gli scambi in breve tempo.

– Incentivare la crescita nell’entroterra meno sviluppato della Cina. In particolare le regioni del Tibet, Xinjiang, Qinghai e Gansu hanno un indice di sviluppo (2.67) molto al di sotto della media nazionale (6.58) e dove la povertà e arretratezza di queste regioni danno origine a movimenti indipendentisti e terroristici. Poiché’ la strategia di aiuto a queste regioni tramite vari sussidi di stato non ha portato né a miglioramenti economici né a una fedeltà verso il governo centrale, Beijing ha deciso di cambiare approccio: invece di continuare a inviare soldi a queste regioni, meglio integrarle con le economie circostanti del Centro Asia e renderle all’avanguardia eliminando quelli che sono gli incubatori di indipendentismo e terrorismo cioè povertà e sottosviluppo.

– Risolvere il problema dell’eccesso di capacità produttiva di acciaio e cemento con la migrazione di impianti siderurgici e cementiferi all’estero in paesi in via di sviluppo aderenti all’iniziativa OBOR. Durante la crisi del 2008 la Cina ha lanciato un pacchetto di stimolo dell’economia che, sebbene permise alla Cina (e anche ad altri paesi le cui economie sono particolarmente legate alla Cina come Australia e Nuova Zelanda) di attraversare la crisi illesa, ha anche portato nel settore siderurgico e cementifero ad un eccesso di capacità (Per dare un senso di prospettiva, se nel 2008 la Cina produceva 512 milioni di tonnellate di acciaio, nel 2015 ne produceva 803 milioni di tonnellate; la differenza di 300 milioni di tonnellate è più grande di tutta la produzione di acciaio dell’ Unione Europea e degli Stati Uniti messi assieme). Questo eccesso di capacità riduce i profitti e mette a repentaglio il pagamento dei debiti incontrati per crearla. Ciò a sua volta mette a repentaglio la stabilità di tutto il sistema bancario della Cina. Pertanto OBOR apre alla Cina la possibilità di rilocare le industrie in eccesso di questi settori e stabilire quegli impianti che costituiscono la base industriale di un paese in paesi in via di sviluppo. In sostanza passività economiche domestiche diventano attività economiche diplomatiche.

– Assistere le compagnie Cinesi nell’entrare in nuovi mercati. La maggior parte dei paesi OBOR sono ancora in via di sviluppo sia con necessità di infrastruttura ma anche con richiesta di materiali di costruzione leggeri (vetro, plastica, etc.) di cui la Cina ha ampia capacità produttiva. Lo sbocco in nuovi mercati per le compagnie Cinesi produttrici di materiali di costruzione leggeri manterrebbe un bilancio di commercio favorevole e guadagnerebbe più tempo alla Cina per aggiustare la composizione del suo PIL verso un aumento della consumazione domestica interna.

– Innovare l’industria Cinese e creare degli standard tecnologici a livello mondiale. C’è un detto in Cina: “i numeri tre producono prodotti, i numeri due fanno tecnologia e i numeri uno stabiliscono lo standard”.
Negli ultimi 10 anni infatti la competitività della Cina dovuta ad una manodopera a basso costo è andata svanendo ed ora il piano è quello di innovarla e catturare la parte di alto valore del mercato mondiale. A questo proposito è stata lanciata l’iniziativa “Made in China 2025”, simile all’ “Industry Plan 4.0” della Germania. OBOR non solo aiuterebbe la Cina ad esportare questi nuovi prodotti innovativi ma agirebbe anche da piattaforma di lancio degli standard tecnologici Cinesi come: telecomunicazioni 5G, treni e infrastruttura ferroviaria, rete elettrica, industria petrolifera.
Per chi fa fatica a comprendere il vantaggio di esportare uno standard facciamo l’esempio, del settore ferroviario, settore in cui la Cina ha sviluppato treni ad alta velocità e Maglev, infrastruttura metropolitana e segnaletica di prima classe al mondo. Solitamene questi progetti hanno una vita dai 40 anni per i treni ai 100 anni per l’infrastruttura; esportando questa tecnologia e standard significa che i fabbricatori di treni e costruttori di infrastruttura ferroviaria cinesi avranno un vantaggio su tutti gli altri per i prossimi 40 anni e 100 anni rispettivamente. In sostanza controllare uno standard significa avere una posizione di negoziazione più forte e più profittabilità nel lungo tempo.

– L’internazionalizzazione dello Yuan, la valuta della Cina. Dopo che nel 2016 il Fondo Monetario Internazionale ha aggiunto lo Yuan al gruppo di valute utilizzate per calcolare il valore degli “Special Drawing Rights” (valuta creata e utilizzata internamente dal Fondo Monetario Internazionale per la contabilità delle sue riserve e dei debiti dei vari paesi nei suoi confronti), l’idea della Cina è quella di consolidare la posizione dello Yuan aumentandone la richiesta e diffondendone l’uso, in sostanza portarlo ad essere uno standard di valore comparabile al dollaro.
Ciò tramite una diminuzione delle proprie riserve denominate in dollari americani (riserve ammontanti a circa 1.2 trilioni) impiegandoli nel finanziamento dei progetti infrastrutturali OBOR e allo stesso tempo esportando e aumentando la richiesta di Yuan in quei paesi accettatori dei finanziamenti Cinesi, tramite la denominazione dei contratti dei progetti e dei pagamenti verso le compagnie cinesi in Yuan.
Per facilitare questo meccanismo 30 accordi bilaterali sono già stati firmati con paesi per il cambio diretto Yuan e valuta di questi paesi. Paesi importanti includono: Russia, Svizzera, Unione Europea, Canada e Gran Bretagna.

e quelli geopolitici:

– Connettività Politica. Tramite il finanziamento di questi progetti i paesi beneficiari di OBOR diventano politicamente connessi alla Cina. Dal punto di vista politico OBOR è comparabile ad un moderno Piano Marshall che porto ad un consolidamento delle relazioni tra USA e Europa.

– Accedere alle risorse della ricca fascia della Shan Tian che si estende attraverso l’Asia centrale e dove risorse prime come oro, argento, rame, uranio, nickel, zinco, ferro sono trovate in abbondanza.

– Disperdere la pressione militare Americana sul fronte Est e Sud Est dell’Asia (Korea, Hong Kong, Taiwan, Japan, penisola del Siam e Australia) data dall’insediamento di basi Americane e iniziative diplomatiche con paesi circostanti la Cina (per esempio l’iniziativa trilaterale tra USA-America-Australia per sviluppo di infrastruttura nel area Indo-Pacifica) andando ad Ovest. Strategicamente questo è comprensibile poiché’ ad oggi la fanteria Cinese è più forte di quella Americana mentre la marina è più debole. In caso di conflitto deve essere l’entroterra a reggersi.

Riassumendo, la Cina utilizza OBOR come piattaforma per asserire la propria leadership regionale attraverso un programma di integrazione economico con l’obiettivo di creare una vasta catena di produzione all’interno della quale la Cina e le sue industrie avanzate ne sono il fulcro e ne stabiliscono lo standard. OBOR agisce anche come dispersore della pressione militare Americana sulla costa Est e penisola del Siam. Immediatamente viene alla mente un paragone con il Marshall Plan per la ricostruzione dell’ Europa alla fine della seconda guerra mondiale in quanto i meccanismi sono gli stessi, solamente su scala più ampia, più varia e di natura intercontinentale.

Chi finanzia i progetti OBOR?
L’iniziativa OBOR è stimata richiedere investimenti fenomenali dell’ammontare di 8 trilioni di Euro. In seguito al lancio dell’iniziativa nel 2013, tre istituzioni finanziarie sono state create per supportarne lo sviluppo e la realizzazione. Queste sono:

• Il “Silk Road Infrastructure Fund” (SRF) lanciato nel 2014 dalla Governo Cinese con un apporto di 40 miliardi di Euro investe solo in progetti infrastrutturali legati all’ iniziativa OBOR. Con la partecipazione di istituzioni come: China Investment Corporation, Export-Import Bank of China, China Development Bank il fondo è impostato per fare affari seri. Il fondo è gestito da Wang Yanzhi e governato dall’assistente del governatore della banca centrale della Cina, Jin Qi. Questo è il fondo che ha stanziato i soldi alla Chinachem per l’acquisto del 51% di Pirelli.
• L’ “Asian Infrastructure Investment Bank” (AIIB) fondata nel 2014 da 21 paesi Asiatici (Cina, India, Tailandia, Malaysia, Singapore, Filippine, Pakistan, Bangladesh, Brunei, Cambodia, Kazakhistan, Kuwait, Laos, Myanmar, Mongolia, Nepal, Oman, Qatar, Sri Lanka, Uzbekistan, e Vietnam) con un capitale di 100 miliardi di Euro e diretta da Jin Liquan.
• La “New Development Bank” (NDB) fondata nel 2014 dai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) con 50 miliardi di Euro di capitale e diretta da Kundapur Vaman Kamath. Ha sede principale a Shanghai e con una succursale a Johannesburg.

Nel 2015 poi si si sono aggiunti:

• Il “Silk Road Gold Fund” lanciato con un capitale di 16 miliardi di Euro per progetti minerari mirati all’estrazione di oro lungo i prolifici filoni auriferi della fascia della “Shan Tian” estesa lungo tutto il Centro Asia. I principali investitori di questo fondo sono le due maggiori compagnie aurifere Cinesi cioè: “Shandong Gold Group” e “Shaanxi Gold Group” con quote rispettive del 35% e 25%. Il fondo ha sede principale a Xi’an ed è operato dal Shanghai Gold Exchange.
• Il “Mining Industry Development Fund” lanciato con un capitale di 15 miliardi di Euro per progetti minerari in Kazakhstan, Kyrgyzstan e Tajikistan mirati all’estrazione di minerali come: rame, uranio, ferro, zinco, carbone, terre rare ed altri.

Al di là della quota iniziale di capitale iniettata dai vari azionisti per formare queste istituzioni finanziarie, le stesse godono di bassi tassi d’interesse (2-3%) in quanto le loro obbligazioni sono trattate come le obbligazioni del governo Cinese (questo perché’ queste istituzioni finanziarie hanno accesso diretto alla creazione di riserve da parte della Banca Centrale Cinese) e ciò gli permette di prestare soldi a basso costo alle compagnie Cinesi impegnate nella realizzazione di progetti OBOR.

Poi, I progetti OBOR sono anche finanziati in quota parte da altre istituzioni come l’“Asia Development Bank” (ADB), la “World Bank” (WB), la “Japan International Cooperation Agency” (JICA) e altri fondi lanciati da varie banche internazionali i quali interagiscono e collaborano di progetto in progetto con le istituzioni sopra elencate.

Come vengono strutturati i progetti OBOR?
Dato il numero, varietà e difficoltà tecnica di alcuni dei progetti intrapresi i finanziamenti possono venire stanziati in maniera diversa: a fondo perduto da governo a governo per i progetti più complessi e rischiosi, al tradizionale modello credito-compratore e credito-venditore per progetti semplici, al modello chiamato “Engineering Procurement Construction + Financing” (EPC+F) per i progetti più tecnici. Si aggiungono poi i vari modelli di “Public Private Partnership” (PPP) come “Build Operate Transfer” (BOT), “Build Transfer Operate” (BTO), “Rehabilitate Operate Transfer” (ROT) per progetti dove le parti si concordano su un accordo a lungo termine di 25-30 anni dove gli appaltatori una volta costruito il progetto diventato poi gli operatori delle opere stesse. Una volta scaduta la concessione il progetto ritorna in gestione al governo locale.
Non è scopo di questo articolo entrare nel merito delle varie strutture progettuali e commentarle.
Quello che è importante capire è che con questi modelli d’impostazione le compagnie Cinesi stanno passando da essere semplici appaltatori di progetti a essere partners di governi e municipalità nei vari paesi OBOR. E questo gli permette di influenzare e facilitare il processo decisionale per l’implementazione degli stessi progetti con un piano a lungo termine che ne diminuisce i rischi e produce un costante flusso di ricavi.

Dal punto di vista tecnico, invece, i progetti infrastrutturali OBOR seguono un percorso di realizzazione comune ai progetti di grande scala. Una volta determinata la fattibilità finanziaria e tecnica dell’opera si incomincia con lo stanziamento dei fondi e la progettazione, segue la fase di costruzione per poi passare alla fase di operazione e manutenzione. Nel caso di progetti più complessi con una visione di ciclo di vita totale si può finire con una fase di decomissionamento, smaltimento e demolizione.

Per quanto riguarda il successo delle ditte Cinesi nell’aggiudicarsi i progetti OBOR, questo ha una natura sia politica che imprenditoriale.
Politicamente pesa il fatto che i finanziatori di questi progetti (AIIB, SRF, NDB etc.), al momento dello stanziamento dei fondi (prevalentemente capitali cinesi), richiedono che la costruzione venga aggiudicata a ditte Cinesi come prerequisito del finanziamento.
Poi imprenditorialmente parlando le ditte Cinesi sono in grado di offrire, da sole o in consorzio, un servizio completo su tutto il ciclo del progetto a prezzi vantaggiosi. Se tipicamente gli investitori e appaltatori internazionali recepiscono progetti in paesi OBOR come ad alto rischio e richiedono un ritorno del 25-40%, gli investitori e compagnie Cinesi invece hanno più imprenditorialità e conducono questo tipo di progetti con ritorni del 10%.

Iniziativa di successo o fallimento?
Difficile valutare nel totale se l’iniziativa OBOR è stata di successo fino ad ora. Questo perché’ è in primis un’iniziativa politica in continua evoluzione senza una data di consegna e un budget fisso. Da un punto di vista finanziario si può dire che sono stati spesi circa 755 miliardi di euro in progetti OBOR, cioè circa il 9.5% di un totale stimato a 8 trilioni di euro. Ma è anche vero che più della metà dell’investimento diretto estero annuale della Cina passa per Hong Kong ed è difficile sapere se da lì in poi i fondi vengono impiegati in progetti OBOR o altre iniziative.

Più facile è valutare il successo dei singoli progetti finora eseguiti. Sicuramente lo sviluppo del corridoio infrastrutturale Pakistano è stato un successo geopolitico per la Cina. La connessione di Kashgar nell’Ovest della Cina con il porto di Gwadar non solo consente una connessione rapida per il trasporto di merci (Kashgar si trova a 2750 km da Gwadar contro più dei 5000 km dai porti di Shanghai o Shenzhen nell’est della Cina) ma anche da un punto di vista strategico permette alla marina Cinese di parcheggiare sottomarini e navi nel suo bacino difendendo i suoi interessi in una zona del mondo instabile.
Lo stesso si può dire dell’acquisizione da parte di compagnie Cinesi del porto del Pireo in Grecia, e delle miniere di uranio, carbone e oro nei paesi centro Asiatici e degli sviluppi infrastrutturali, ferroviari ed energetici del centro Asia, Thailandia e Indonesia.

Qualche progetto non è andato bene in termini di ritorno sull’investimento, come il porto di Colombo in Sri Lanka la cui infrastruttura è stata sovradimensionata ed al momento sottoutilizzata o come la ferrovia in Kenya che stenta ad operare a pieno ritmo. Altri progetti sono in ritardo come ad esempio le ferrovie della costa est in Malaysia che dopo il cambio di governo nel 2019 sono in fase di rinegoziazione poiché’ i budget spropositati indicavano un chiaro segno di corruzione.

Sebbene alcuni progetti hanno avuto problemi, la determinazione della Cina a continuare a investire in progetti OBOR rimane ferma. La vera sfida di OBOR dei prossimi 5 anni è quella di riuscire a coinvolgere gli investitori privati internazionali. Al momento questo è un lavoro in divenire che richiede la formulazione di nuovi strumenti finanziari come ad esempio Obbligazioni “Verdi” o Obbligazioni esentasse emesse da municipalità locali per lo sviluppo delle numerose aree derelitte o non utilizzate presenti nelle città dei paesi centro e sud est asiatici. Se questo accade sicuramente l’iniziativa avrà un’accelerata.
Al momento è ancora presto per concludere se l’iniziativa OBOR è di successo, oppure un’iniziativa completata in parte o un fallimento.

 

Opportunità per le ditte italiane
Con circa altri 7.25 trilioni di euro stimati di progetti rimanenti le opportunità non mancano; di sotto alcuni spunti in ordine alfabetico:

Agricoltura – le vaste steppe del centro Asia si prestano a grandi allevamenti di bovini, caprini, equini e suini in greggi da 8000 a 25000 capi. Sono da sviluppare gli impianti abbattitori per la produzione di carne in loco come anche gli impianti per la refrigerazione della frutta ancora assenti nei paesi centro asiatici.

Consulenza Finanziaria e Giuridica – Intermediari bancari, esperti di tasse, avvocati e consulenti con esperienza specifica dei mercati centro e sud est asiatici possono trovare opportunità nel preparare e impacchettare progetti OBOR da vendere a investitori internazionali. Fondamentale è la preparazione di questi professionisti in aree come: legge islamica, sharia banking, settore infrastrutturale e minerario.

Ingegneria/Progettazione – Molte volte le ditte Cinesi conducono gli studi di fattibilità, progettazione e ingegneria in cooperazione con partners internazionali specialmente se quest’ultimi offrono conoscenza e tecnologie specializzate e innovative. Altre volte le ditte Cinesi acquisiscono compagnie di architettura e ingegneria locali nei paesi dove il progetto viene realizzato potenziandole e rendendole autonome nello sviluppo del progetto.

Macchinari – Le ditte Cinesi prestano particolare attenzione a chiunque proponga una tecnologia o macchinari con prestazioni superiori o applicazioni particolari. Energia, ferroviario, petrolifero e minerario sono i settori dove l’attenzione è maggiore.

Materiali – Come per i macchinari particolare attenzione viene data a chiunque proponga un materiale innovativo come possono essere leghe speciali per reattori o pale eoliche, ma anche materiali da costruzione come marmi ed interni ricercati.

Minerario – Molte miniere della Shan Tian Belt ora sono accessibili ma rimangono ancora inutilizzate o necessitano un rinnovo di attrezzature per produttività più alte. L’avventuriero con un budget di circa EUR 150 000 (il costo di un piccolo impianto per la processazione dell’oro) può cercare fortuna in una di queste miniere. L’investitore con tasche più profonde può fare la stessa cosa su scala più ampia o partecipare con quote nelle ditte minerarie Cinesi già operanti nei giacimenti più grandi di questa fascia.

Sanità/Farmaceutico – Con la pandemia del Covid-19 molti stati OBOR hanno stanziato fondi per il miglioramento dei propri ospedali e strutture sanitarie. Quella che era “la via della seta” per progettisti specializzati in ospedali, fornitori di equipaggiamento sanitario e farmaci sta diventando “la via della sanità.

Real Estate – Una volta completati questi progetti di infrastruttura questi danno accesso a zone che a data odierna sono considerate sottosviluppate o in via di sviluppo. Una volta rese accessibili il prezzo della terra sale. Qualche città come Tashkent, Kashgard sta avendo sviluppi interessanti in tal senso.

Speculazione finanziaria – I fondi finanziatori dei progetti OBOR così come anche molte delle ditte cinesi che li costruiscono sono quotati in borsa a Shanghai, Hong Kong, Shenzhen ed alcuni anche a Dubai e New York. Sicuramente lo speculatore potrà trovare qualche azione in ascesa da acquistare o qualche altra in ribasso da vendere allo scoperto.

Probabilmente il limite dell’Italia e delle ditte Italiane nello sfruttare tali opportunità sta in primis nell’ignoranza di capire cosa è OBOR e di come vengono strutturati i progetti ad essa legati. Spero l’articolo abbia aiutato il lettore in questo.
Poi, va anche detto che nello specifico bisogna conoscere quali progetti vengono intrapresi dalle ditte Cinesi, quando e dove. Ma per scoprire queste opportunità ci vuole “intelligence” cioè competenze tecniche e contatti sul posto insieme ad una volontà ad investire in ricerca di mercato.

Conclusioni
Infine vorrei concludere con una considerazione più ampia: infatti OBOR è un’iniziativa vasta, multifacettata e multinazionale che se di successo stabilirà una rete di corridoi economici terrestri e marittimi estesi dalla Cina all’Europa all’Africa e anche oltre integrando una regione di oltre 60 paesi, comprendente il 60% della popolazione mondiale, il 75% delle risorse mondiali e il 70% del PIL mondiale.
Potenzialmente è un’iniziativa cataclismica che vede la creazione di un nuovo ordine mondiale connettendo in maniera più fluida le economie di Cina, Russia, Iran, India e Europa in un blocco economico e riportando il centro del mondo dove è sempre stato eccetto negli ultimi 150 anni cioè nel mezzo del continente Euroasiatico.

In questa iniziativa la Cina persegue una politica di diplomazia e relazioni economiche aperta e indiscriminata con chiunque voglia sedersi al tavolo e discutere di affari, siano gli interlocutori stati democratici, dittature, monarchie, teocrazie o anche stati falliti. Se OBOR avrà successo e la Cina riuscirà a completare lo sviluppo infrastrutturale del continente Euroasiatico, ogni paese avrà una cosa in comune: una relazione intrecciata e profonda con la Cina e i suoi leader realizzando quello che’ il concetto di Confuciano di armonia universale.
In un certo senso la Cina e l’occidente stanno invertendo ruoli. Le industrie manifatturiere di basso rilievo sulla quale la Cina ha costruito la sua forza economica stanno ritornando in occidente o muovendosi altrove (Sud Est Asiatico, Africa, Est Europa) mentre le industrie di alto rilievo e tecnologia che erano la forza dell’occidente stanno avanzando in Cina. Per capirci la Cina sta facendo droni, treni Maglev, treni a idrogeno, 5G, macchine elettriche, pannelli solari d’alta efficienza e altre tecnologie verdi mentre l’occidente sta tornando a fare T-shirt o T-shirt di marca.

Ogni strada ha un inizio e una fine e quando si parla di OBOR un occhio va anche volto all’altra estremità della strada: l’Europa stazione finale d’arrivo. Se da un lato OBOR apre le porte dell’Europa ai prodotti Cinesi dall’altro apre le porte della Cina e centroasia ai produttori Europei.
È uno sbaglio pensare che sia una strada a senso unico poiché’ la Cina gioca a suo favore facilitando le sue imprese a vincere i progetti e tenendo il suo mercato più chiuso di quello europeo. OBOR infatti può essere una strada che offre all’Europa e all’Italia opportunità economiche e infrastrutturali che altrimenti non esisterebbero, opportunità che se gestite in maniera corretta possono aiutare l’Europa ad accedere i mercati più dinamici dei prossimi 10 anni.

Aldo Constantini *

*  Aldo Constantini è un ingegnere e contract manager con esperienza di progetti di infrastruttura civile in Asia, Europa e Africa. Aldo vive e lavora ad Hong Kong e Cina da 5 anni e occasionalmente espone analisi e punti di vista sul mondo Asiatico.

Questo articolo è stato scritto con il contributo di:
Nian Yi Wang è un Business Development Manager presso GSE, una società di Hong Kong che introduce compagnie europee a clienti e opportunità infrastrutturali in Cina e Sud Est Asiatico.

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