13.9 C
Belluno
domenica, Novembre 1, 2020
Home Cronaca/Politica Proteste di Hong Kong: una vecchia storia di terreni, soldi e potere....

Proteste di Hong Kong: una vecchia storia di terreni, soldi e potere. Parte 2 – Analisi  * di Aldo Constantini

Il lettore della parte 1 ricorderà che le radici della cause  che hanno messo in moto le proteste sono riconducibili  a: 1) un retaggio storico coloniale conclusosi nel 1997 con il ritorno della colonia di Hong Kong alla Repubblica Popolare Cinese i cui effetti si sentono ancora oggi sulle istituzioni politiche e su 2) un modo di fare business della città centrato sulla speculazione immobiliare e restrizione dell’offerta di spazio abitativo con conseguente innalzamento artificiale dei prezzi delle case 3) l’agganciamento stretto del dollaro di Hong Kong  al dollaro americano  e il “parcheggiare” di vaste somme di capitali internazionali nelle banche di Hong Kong, per esempio le pile di petrodollari Russi e Iraniani derivanti dagli embarghi imposti su queste nazioni  4) un’influenza straniera in città con scopi politici destabilizzanti per la PRC anziché costruttivi per Hong Kong.

Di seguito una più dettagliata analisi delle stesse:

  1. I) Retaggio Storico Coloniale

La colonia Britannica di Hong Kong nacque nel 1842 dopo la sconfitta del’impero Qing nella prima guerra dell’oppio. Da allora fino al 1997 la colonia di Hong Kong  fu governata da governatori nominati da Londra i cui ordini venivano eseguiti alla perfezione dagli efficientissimi e svelti burocrati locali.  Con i  subbugli del 1967, la Gran Bretagna realizzò che questa colonia non poteva essere difesa e che sarebbe stato meglio incominciare a cercare i favori di una Repubblica Popolare Cinese in ascesa mediante il ritorno della colonia di Hong Kong alla Cina entro la fine del secolo.

Però, per continuare ad esercitare il più a lungo possibile un’influenza politica e commerciale sulla città di Hong Kong, l’idea dei britannici fu di rendere la struttura governativa della città cosi’ migliore e avanzata ma anche così differente da tutte le altre città della Cina e della regione che sarebbe stato difficile per Pechino governarla senza la consulenza ed esperienza dei britannici.

Questa visione venne materializzata nel trentennio seguente implementando progetti infrastrutturali (aeroporto, metropolitana, strade, ponti, tunnel etc) ed urbanistici (grattacieli, shopping mall, scuole etc) di scala enorme che portarono ad un indebitamento del governo coloniale di Hong Kong, debito che fu monetizzato dai costruttori e fornitori Inglesi partecipanti in questi progetti, e alla formazione di poche famiglie di palazzinari locali dominanti su tutti i settori economici della città (di più su questo al punto II). Poi con la dichiarazione Sino-Britannica del 1984 e la certezza della restituzione della colonia di Hong Kong alla Cina tale visione ebbe un’accelerazione e prese ancora più forma con ulteriori progetti infrastrutturali e urbani nella fretta di monetizzare quelli che rimanevano essere gli ultimi certi 13 anni coloniali di dittatura “benevola”, liberi da ogni regola e dalle fastidiose richieste dei parlamenti rappresentativi degli stati moderni.

Solo nel 1997, con il ritorno della colonia di Hong Kong alla Cina e l’istituzione della “Hong Kong Special Administrative Region”, incomincia una narrativa politica moderna della città passando da una dittatura coloniale ad una struttura statale basata su una costituzione detta “Basic Law” e incorporante la separazione dell’ esecutivo, legislativo e giuridico e che si può definire una democrazia presidenziale limitata. La parola  “limitata” viene utilizzata perché il “Chief Executive” non viene votato direttamente da tutta la popolazione ma da un collegio elettorale di 1200 persone il quale  a sua volta viene votato da quelli che vengono chiamati i settori funzionali della città, cioè le 28 associazioni rappresentanti tutti i settori dell’economia di Hong Kong(3).  Si noti che questo non è dissimile dal sistema degli USA dove la votazione del presidente americano avviene tramite l’elezione di rappresentanti i quali formano un comitato che a sua volta elegge il presidente.

Purtroppo il passaggio da colonia a regione amministrativa speciale, sebbene sulla carta e dal punto di vista delle istituzioni risultò in una forma statale moderna, trova il suo problema principale, non tanto nell’elezione indiretta del “Chief Executive” ma nella differente composizione quasi totale delle persone che formano  il “Legislative Council” con quelle che formano l’ ”Executive Council”. Entrambi sono in grado di regolarsi cioè di controbilanciarsi ma non di coordinarsi cioè di interagire; in sostanza, le richieste del primo non vengono eseguite dal secondo e le politiche del secondo tradotte il legge dal primo.  Questo poiché la composizione del corpo di entrambi è  quasi in toto formata da persone con visioni differenti; il primo prevalentemente da esponenti imprenditoriali mentre il secondo prevalentemente da rentiers; e ciò ha condotto a una gestione disfunzionale con politiche e ordini esecutivi a favore di un’ economia finanziaria basata sull’appropriazione di rendite economiche, sopratutto quelle immobiliari, anziché di un’economia imprenditoriale basata sulla produzione di beni e servizi con seguenti profitti da innovazione.

  1. II) Restrizione dell’offerta di Real Estate

Ma torniamo indietro ai giorni dell’Impero britannico per vedere come la politica coloniale di restrizione delle concessioni urbanistiche si è evoluta nel tempo ripercuotendosi sulle prospettive future delle generazioni odierne.

I quei giorni era politica degli Inglesi che tutte le colonie dovevano auto-finanziarsi e questo nella colonia di Hong Kong avveniva tramite l’affitto delle concessioni terrene. Ciò insieme alle tasse basse funzionò molto bene e raggiunse lo scopo di attrarre in città ricchi mercanti, ma nel tempo ebbe l’effetto collaterale di incentivare il governo ad una politica restrittiva nel numero di concessioni per mantenerne il prezzo alto ed aumentare le entrate governative.

Questa politica non è mai cambiata ed oggi come allora le entrate della regione amministrativa speciale di Hong Kong sono tutte legate alla vendita all’asta delle concessioni di sviluppo urbanistico che durano dai 66 ai 99 anni. Durante il trentennio ‘80-‘90-‘00  poche ricche famiglie imprenditoriali, conosciute anche come i tycoons di Hong Kong (4), con accesso privilegiato ad ampio credito e finanziamenti ne approfittarono per ottenere tutte le concessioni urbanistiche ed il controllo spaziale totale della città. In seguito, i tycoons procedettero alla conquista dei settori economici principali (acqua, gas, elettricità, materiali e costruzione, bus e traghetti, cibo e supermercati, farmacie e sanitari e infine hotels) creando sette corporazioni dominanti tutta la città.

Poiché i debiti e gli interessi dei tycoons vanno pagati, gli affitti sono aumentati (negli anni ’90 i profitti nel mattone dei tycoons si aggiravano intorno al 300%) e voilà il disaccordo odierno si è materializzato tra il governo di Hong Kong e i cittadini che sono in disperata ricerca di una casa o di un negozio ad un prezzo accessibile.

Per dare un’idea della situazione il 24% della superficie di Hong Kong, cioè circa 266 km2 sono stati allocati a sviluppo urbanistico e di questi solo il 7%, cioè circa 19 km2, ad abitazione con il 50% delle famiglie di Hong Kong possidente una casa e dove le due corporazioni più grandi del settore immobiliare contano per circa il 70% di tutto questo mercato (per raffronto il 14%  della superficie di Singapore, cioè circa 101 km2, sono stati allocati ad abitazione con il 91% delle famiglie possidente una casa).

Ma non è solo la popolazione vittima dei prezzi imposti dai  cartelli di ogni settore infatti anche le grandi catene di elettrodomestici e supermercati sono costrette ad accettare i prezzi a loro offerti oppure rinunciare ad un posto in città, per esempio un gruppo come Carrefour non ce la fatta ad entrare ad Hong Kong contro la duopoli di “Park n Shop” e “Wellcome” quando invece è presente a Shenzhen subito dopo il confine tra Hong Kong e Cina ma anche in altre città cinesi.

Il danno però va oltre le tasche e sta letteralmente consumando i cuori e le anime degli abitanti di Hong Kong; infatti dove c’era un strada con attorno un vicinato abbiente e una varietà di negozi di proprietari indipendenti oggi si trovano negozi appartenenti alle catene delle sette corporazioni e un numero spropositato di agenti immobiliari che cercano di approfittarne di questo schema piramidale speculativo basato sull’estrazione di rendite immobiliari anziché di investimenti in attività produttive.

E anche questo di Honog Kong come tutti gli schemi speculativi piramidali, periodicamente crolla lasciando il piccolo proprietario con un investimento sulla casa in negativo e un debito equivalente a 30 anni di stipendio per una scatola di cemento dello spazio di 45m2 a  45 minuti dalla stazione metropolitana di Central. L’appetibilità di quella che potrebbe essere un’economia varia e vibrante viene così sabotata alla faccia di affitti spropositati che riempono le casse delle sette corporazioni alla spesa della popolazione.

Tutto questo ovviamente avviene in accordo con le regole e le leggi promosse ed emesse dal governo della città. Permetti alle compagnie di colludere contro i consumatori e di vendere a prezzi alti a profitti esorbitanti e lo fanno.

III) Perno sul dollaro e parcheggio di capitali internazionali nelle banche di Hong Kong

Fin dal 1980, in preparazione al ritorno della colonia di Hong Kong alla Cina, la valuta di Hong Kong (HKD) è stata fissata al cambio con il dollaro americano (USD) in una banda stretta intorno a 1 USD = 7.75-7.85 HKD.

Quando una valuta viene fissata ad un’altra, quello che succede è che la banca centrale, in questo caso la Hong Kong Monetary Authority, perde il controllo sul tasso d’interesse della valuta che emette. Quindi, trascinata dalla crescita della Cina,  la regione amministrativa speciali di Hong Kong si è trovata per circa 20 anni ad avere una aumento del PIL a doppie cifre ma dei tassi d’interesse molto bassi, meno del 0.25%, legati al dollaro americano. Chi poteva o veniva dato accesso al credito si e’ indebitato più che poteva al fine di comperare beni come case, titoli di stato e azioni con il risultato di aumentarne il prezzo per ottenerne un aumento nominale di capitale. Due generazioni dopo la maggior parte della popolazione di Hong Kong si trova a non permettersi una casa poiché per 40 anni il il dollaro di Hong Kong è stato sottovalutato rispetto al dollaro americano.

In più con gli embarghi USA imposti su Russia e Iran dal 2010 e dato il perno del dollaro di Hong Kong con quello americano che in sostanza li rende equivalenti, ha senso parcheggiare e bypassare gli embarghi effettuando i pagamenti del petrolio esportato da questi paesi nelle banche di Hong Kong. Questo contribuisce a tenere le riserve monetarie della città alte, i tassi d’interesse bassi, ma incentiva ad un indebitamento spropositato che a sua volta porta a bolle speculative con conseguenti asimmetrie di mercato.

  1. IV) Influenza politica straniera

Più volte Pechino  in comunicati ufficiali ha chiesto agli USA di non interferire negli affari di politica interna di altri paesi. In città i cittadini di Hong Kong condividono questa impressione e sembra che le proteste abbiano avuto appoggio ma anche finanziamenti dalla NGO Americana “National Endowment for Democracy” (NED), organizzazione fondata nel 1983 per promuovere l’interesse USA in sistemi politici di altri paesi. Lo stesso website della NED annovera John Ching Yin, uno dei leader delle proteste, tra i suoi dipendenti e come un totale di 1.8 milioni di dollari americani siano stati stanziati dal 1996 al 2019 presso progetti politici ad Hong Kong. Sembra anche che i leader delle proteste Joshua Wong,  Martin Lee, Jimmy Lai, Anson Chan, Charles Mok, Dennis Kwok abbiano avuto diversi contatti e incontri con politici e ufficiali di stato di alto livello USA (5).

 Nella terza parte di questo articolo, in uscita la prossima settimana, il lettore troverà una riflessione su quanto esposto fino adesso nella parte 1 e 2.

Aldo Constantini *

*Aldo Constantini, è nativo di Cortina d’Ampezzo, è un ingegnere e contract manager con esperienza di progetti di infrastruttura civile in Asia, Europa e Africa. Aldo ha studiato, vive e lavora ad Hong Kong e Cina da 5 anni e occasionalmente espone analisi e punti di vista sul mondo Asiatico.

 

 NOTA 3 – Come  viene eletto il Chief Excecutive e come viene formato il Governo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong

Esecutivo –A capo del governo della regione amministrativa speciale di Hong Kong siede il “Chief Executive” il quale viene eletto da un comitato elettorale di 1200 persone comprendenti un misto di individui e organizzazioni i quali rappresentano i vari settori dell’economia della città.  Questi sono a loro volta eletti all’interno dei 28  settori funzionali della città come descritti in Annex I della Basic Law. Una volta eletto il “Chief Executive”, esso prima di incominciare il suo mandato deve essere approvato  dal Congresso Nazionale della Repubblica Popolare Cinese  tramite un voto di maggioranza che deve superare  il 50% dei 2980 membri che lo compongono.

Nel suo incarico il “Chief Executive” approva le leggi, formula  i budget di stato e promulga gli ordini esecutivi. L’incarico è della durata di 5 anni con un massimo di due termini consecutivi. Per candidarsi a “Chief Executive”, l’individuo deve avere almeno 40 anni di età, essere cinese e cittadino di Hong Kong con residenza stabile in città  da almeno 20 anni consecutivi ed aver ottenuto almeno 150 voti su un totale di 1200 del comitato elettorale. Lo stipendio del Chief Executive e’ di 5 millioni di dollari di Hong Kong all’anno, circa 580 000 Euro all’anno, un’ammontare quasi 39 volte quello recepito del presidente della Cina.

Nel suo incarico il “Chief Executive” e’ aiutato da un “Executive Council” composto da 32 persone le quali sono selezionate dal “Chief Executive” stesso nella seguente maniera: 16 ufficiali vengono selezionati dall’Interno dgli uffici amministrativi del governo di Hong Kong e 16 ufficiali vengono selezionati tra professionisti, individui privati e altre istituzioni pubbliche o della città. Il loro incarico finisce con quello del “Chief Executive” che gli ha nominati.  Anche i membri dell’ ”Executive Council” devono avere almeno 40 anni di eta’, essere cinesi e cittadini di Hong Kong con residenza stabile in citta’ da almeno 20 anni consecutivi.

Legislativo – L’ente incaricato a formare le leggi e’ il “Legislative Council” conosciuto in forma abbreviata come “LegCo”. Questo comprende 70 membri di cui 35 membri vengono eletti direttamente dai settori elettorali geografici della citta’ mentre 35 membri vengono eletti dai settori funzionali della città. Oltre a stabilire le leggi il “Legislative Council” esamina e approva i budget ma anche appunta e rimuove il “Chief Judge” della “high Court” e i giudici della “Court of Final Appeal”. Il stipendio di un membro del “LegCo”  e’ di tre millioni di dollari di Hong Kong all’anno, circa 350 000 Euro all’anno.

Giudiziario – La costituzione di Hong Kong chiamata “Basic Law” assicura l’indipendenza del giudiziario e della “High Court” rispetto all’esecutivo e al legislativo. La legge  in vigore e’ quella inglese della “common law” e una giuria decide se l’accusato e’ colpevole o meno tramite voto di maggioranza.

L’organigramma del Governo della regione amministrativa speciale di Hong Kong comprende 13 uffici e 56 dipartimenti per un totale di 174 900 dipendenti statali, circa il 4.4% della popolazione.

NOTA 4 – Chi Sono i Tycoon di Hong Kong

Per avere un idea di chi sono i tycoon di Hong Kong, cosa fanno, cosa posseggono, riferisco il lettore al seguente articolo di Leonhard Weese del 07 Maggio 2012: Gotterdammerung – A Guide to Hong Kong’s Tycoons disponibile al seguente link: https://blog.liongrass.Hong Kong/2012/05/07/tycoons/

NOTA 5 – Influenze Politiche Straniere

Informazioni più approfondite possono essere trovate ai seguenti link:

https://www.ned.org/fellows/ching-yin-johnson-yeung/

https://www.ned.org/wpcontent/themes/ned/search/grantsearch.php?organizationName=&region=ASIA&projectCountry=Hong+Kong+%28China%29&amount=&fromDate=&toDate=&projectFocus%5B%5D=&search=&maxCount=25&orderBy=Year&start=1&sbmt=1

http://global.chinadaily.com.cn/a/201908/17/WS5d578b28a310cf3e355664f1.html

 

Share
- Advertisment -


Popolari

Escursionista in gravi condizioni, ruzzolato per 200 metri

Taibon Agordino (BL), 31 - 10 - 20   Attorno alle 14 la Centrale del Suem è stata allertata da due escursionisti che avevano perso...

Nasce Gusto in Scena, il periodico di Lucia e Marcello

Dove tutto è alta qualità, sono le idee e i valori storico-culturali delle scelte a creare la differenza. Nasce su queste basi "Gusto in...

Artigiani preoccupati dallo spettro di un nuovo lockdown. Scarzanella: «Garantiamo la prosecuzione delle attività alle imprese che rispettano le regole»

«Gli artigiani, a questo punto, tremano. Abbiamo paura di un nuovo lockdown e siamo in balia dell'incertezza che ne deriverà. Più di qualcuno potrebbe...

Sovracanoni idrici. De Menech: “Belluno rischia di perdere milioni di euro a causa di una proposta di legge di Forza Italia a favore dei...

Roma, 31 ottobre 2020   «Un danno enorme per le amministrazioni locali. La Provincia di Belluno rischia di perdere milioni di euro». Il deputato bellunese...
Share