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E’ davvero triplicato il numero di cervi e caprioli? Come mai le bacheche delle riserve di caccia riportano spazi vuoti negli abbattimenti?

Dunque, lo splendido territorio Bellunese, sarebbe ‘affetto’ dalla pestilente presenza di 34.000 cervi e caprioli mi riferisco all’articolo pubblicato dal Corriere delle Alpi in data 10 febbraio che così titola ” Triplicato il numero di cervi e caprioli” .

A parte il mistero, mai svelato, di come sia possibile contare 34.000 animali molto simili fra di loro e in continuo spostamento; i censimenti inoltre vengono effettuati dai cacciatori, diretti interessati alla mattanza, di notte e con l’ausilio di fonti luminose, mi chiedo se tanto allarmismo ancora una volta sia unicamente finalizzato ad aumentare, con plauso della Regione Veneto e della provincia di Belluno, ancora una volta portavoce dei cacciatori Franco De Bon sindaco di San Vito di Cadore, l’orrore degli abbattimenti di femmine e piccoli di cervo, capriolo ecc. (così detta caccia di selezione, termine strategico e infingardo). Troppi!! gridano da Palazzo Piloni, quindi necessario per il loro stesso benessere (sic), aumentarne gli abbattimenti.

In realtà gli ungulati, anche i cinghiali, hanno meccanismi di autoregolazione perfetti, quindi non sovraccaricano, a differenza degli umani, il territorio dove vivono. Detto questo, il tanto continuamente sbandierato esubero cozza pesantemente con i risultati comparsi in alcune foto di bacheche di riserve di caccia che a fine stagione venatoria riportano molti spazi vuoti, viene quindi da chiedersi se gli animali non siano stati abbattuti perché proprio non ci sono!!!

Mi auguro che le istituzioni preposte alla pubblica incolumità, Prefettura, cui invierò a giorni alcune foto, e i sindaci, vogliano fare chiarezza su questi dati perché se i censimenti, dai quali dipendono i piani di abbattimento accordati dalla Provincia di Belluno, non fossero scientifici e corretti, oltre al depauperamento della nostra fauna, Patrimonio Indisponibile dello Stato, cioè di tutti noi, viene ad aumentare il rischio di incidenti di caccia a discapito di residenti e numerosi turisti perché ci sarà una parte di cacciatori che nell’impossibilità di reperire gli animali altrove li andrà a stanare vicino ai centri abitati e a strade che è quanto avviene anche nella mia zona di residenza e che da 10 anni segnalo a tutte le autorità.

Anche quest’anno 95 persone sono state colpite da fucili da caccia. E’ evidente che cacciatori siano in notevole calo, ma le associazioni venatorie sono sempre più ingorde di sangue, ingordigia non di certo arginata da certe amministrazioni, basti pensare all’anticipo caccia al 18 di agosto e al ripristino della possibilità di sparare a femmine e piccoli fino ad un ‘ora dopo il tramonto( buio pesto) e non solo mezz’ora come, anche per motivi di sicurezza, era stato stabilito. Concludo: leggo nell’articolo che gli abbattimenti sarebbero il 10-15% di quanto censito, ma dal sito della Provincia di Belluno emerge che i cervi, caprioli, daini, mufloni, camosci inseriti nei piani di abbattimento della stagione venatoria 2018-2019 sarebbero 6225 su 32578 animali censiti, quindi gli abbattimenti sono superiori al 10- 15%, sicuramente con questi numeri i quasi 3000 cacciatori, in calo, della provincia di Belluno non se ne tornano a casa a mani vuote!

Tamara Panciera – Mel Belluno

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