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martedì, Marzo 10, 2026
HomeArte, Cultura, Spettacoli, EventiL'asilo di Mengele * di Deborah Dirani

L’asilo di Mengele * di Deborah Dirani

Se avevi due occhi di colore diverso, uno più chiaro e uno più scuro, finivi al Kindergarten del Block 10.
Se avevi un gemello, la tua versione allo specchio, finivi al Kindergarten del Block 10.
Se eri troppo basso, troppo alto, se eri un rom, un ebreo, un polacco, finivi al Kindergarten del Block 10.
Che era il castello degli orrori di Mengele dove morirono almeno 2800 bambini sui 3000 che furono selezionati dal dottore.

Esistono molti modi per morire, tutti ingiusti se sei un bambino, ma ne esistono alcuni che sono atroci. Esistono anche molti modi per sopravvivere alla morte, ma in alcuni casi sarebbe meglio morire. Come quando impazzisci di dolore per una iniezione di blu di metilene, praticata da sveglio e senza anestesia, al centro dell’iride, a vedere se si schiarisce un occhio castano. No, non si schiarisce, smette di vedere, questo sì, si appanna e fa male, ma non si schiarisce. O come quando ti tagliano via un braccio o una gamba da sveglio. Da sveglio. E tu senti le ossa che si spezzano, i muscoli che si sfilacciano e i nervi che impazziscono e ti mandano il cervello in folle.
E sei solo un bambino che non conosce l’alfabeto della crudeltà motivata dalla politica e da interessi economici capaci di rendere giustificabile agli occhi di una fetta di mondo ciò che mai potrà essere giustificato.
Sei solo un bambino finito tra le braccia di un folle omicida che passerà alla storia mentre di te non resterà nemmeno il ricordo. Della tua sofferenza irragionevole, nemmeno una traccia. Della tua agonia mentre ti piantavano un ago al centro del cuore per una iniezione di fenolo che ti facesse crepare, nemmeno un lamento.

Perché la storia non mantiene il ricordo delle vittime ma perpetua quello dei carnefici, inutile monito a un’umanità che dimentica troppo in fretta il dolore e, a 80 anni di distanza, scrive sulla porta di una casa “qui abita un ebreo”.

Deborah Dirani

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