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Approvata la mozione per Venezia. De Carlo: “Cambiamenti climatici sottovalutati. Ambientalismo del no e burocrazia penalizzano i territori”

Luca De Carlo, deputato e sindaco di Calalzo di Cadore

È stata approvata nella serata di martedì 19 la mozione del deputato di Fratelli d’Italia e Sindaco di Calalzo di Cadore, Luca De Carlo, a sostegno di Venezia e delle località del litorale veneto.

De Carlo ha esordito ricordando tutte le località colpite dal maltempo nei giorni scorsi, dal Veneziano fino al Lazio, all’Abruzzo, a Matera, al Bellunese: “Frane, allagamenti e esondazioni si sono registrate in tutta la provincia, che appena un anno fa era stata colpita e devastata dalla tempesta Vaia. Nel mio Cadore sono ancora migliaia i tronchi a terra, quegli stessi tronchi sui quali poggia Venezia e che ci legano indissolubilmente alla laguna: per questo, è doveroso intervenire”.

Parte da questi presupposti il ragionamento del deputato cadorino: “Dobbiamo prendere atto dei cambiamenti climatici in corso: lo scorso anno Vaia, quest’anno questo. Non è un caso che tragedie così accadano frequentemente su tutta la penisola italiana”, ha sottolineato De Carlo. “Venezia, fino al 2000, in 120 anni di storia aveva fatto registrare nove maree oltre i 140 cm; dal 2000 ad oggi sono ben 11, praticamente una ogni anno. Sono evidenti i segni del cambiamento climatico, con effetti diversi, ma ugualmente devastanti, in laguna, sulle coste, nelle realtà dell’entroterra e nelle aree montane. Dobbiamo interrogarci: siamo davvero consapevoli di cosa sta accadendo?

Il mondo si divide tra gli estremi del negazionismo e dell’oltranzismo alla Greta: servono interventi pragmatici, meno chiacchiere e filosofia e più azioni concrete”.

Oltre a un esame di coscienza, De Carlo chiede che vengano prese misure efficaci: “In questi anni, non si è investito nel comparto della sicurezza idrogeologica e si è sottovalutato il fenomeno del cambiamento climatico. A tutto questo, si sono aggiunti burocrazia, vincoli e l’ “ambientalismo del no” che hanno penalizzato e stanno penalizzando tutti i territori, dalle Dolomiti alla laguna. Per colpa di tutto questo, dall’alluvione del 1966 a oggi a Firenze sono state realizzate appena il 25% delle opere previste, rallentate dalla burocrazia asfissiante, dai vincoli, dagli espropri e dai ricorsi, dal timore degli amministratori, abbandonati a loro stessi, di finire in galera per una firma messa o non messa. Oggi i fiumi sono pieni di ghiaia, ma come sindaci non possiamo intervenire per ripulirli, sennò veniamo bollati come ladri; così, nei letti dei fiumi crescono gli alberi, che poi con i primi temporali partono verso valle, ostruiscono strade e ponti formando dighe e causando esondazioni, con tutti quei danni pesantissimi che oggi vediamo e denunciamo”.

“Sono mancate programmazione e risorse”, denuncia De Carlo “e per questo è necessario che l’Europa riconosca la nostra specificità orografica e quindi non conteggi le spese sostenute per la prevenzione e per il ripristino dei danni ai fini del patto di stabilità interno. Dopodiché, bisogna lavorare e poter lavorare: i corrotti devono andare in galera, ma a questo Paese servono interventi sui territori; gli amministratori onesti devono poter operare per dare ai cittadini le risposte, le azioni e la concretezza che si aspettano e che si meritano dallo Stato. A chi ama generalizzare, criminalizzando chiunque faccia appalti, magari come gli amici del Movimento 5 Stelle senza neanche aver mai o quasi mai amministrato, voglio ricordare solo una frase di Don Milani: è inutile avere le mani pulite se poi si tengono in tasca”.

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