
Il Fondo “Rapporti Dormienti” pur avendo lo scopo di indennizzare – in primis – gli investitori rimasti vittime di banche finite in default, in realtà ha già soddisfatto tante altre esigenze. La relazione della Corte dei conti ne elenca diverse tipologie. In verità, una sola meritava di essere finanziata stante il forte valore civico di testimonianza a memoria futura, congiunto al costo modesto pari ad € 250.000,00.
Il riferimento è all’acquisto di medaglie d’oro per i deportati sopravvissuti dai lager nazisti. Le altre, rappresentano il costante menefreghismo delle classi dirigenti al potere nell’usare a piacimento le risorse pubbliche, non curandosi del vincolo iniziale. Secondo le necessità del Governo di turno, lo scopo viene ampliato con legge approvata dal Parlamento e tranne due casi – fallimento di Alitalia spa e Tango Bond – con scarsa reattività dei mass media, poco avvezzi a discernere e quindi a rendere informata e consapevole l’opinione pubblica per valutazioni ponderate sulle scelte compiute. Nello spirito della legge, rientra certamente il risarcimento ai risparmiatori che hanno sofferto danni economici in conseguenza della crisi finanziaria del 2001, derivante dal crollo dei titoli obbligazionari emessi dalla Repubblica Argentina.
Proseguendo nel suo excursus, la Corte annota come nella finanziaria del 2007, reggente il Centro Sinistra secondo Governo Prodi, si è intinto il biscotto per garantire il 20% al “Fondo per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro pubblici”. Avrebbe detto il PM di Mani Pulite prima di entrare in politica” che c’azzecca?”. Egli, come è noto, fondò un partito personale oramai scomparso e partecipò, in qualità di ministro alla medesima compagine governativa appena citata. Per altro verso, è tutt’ora in scena un impresario televisivo, anch’egli fondatore di un partito personale che a capo dell’omonimo Governo denominato “Berlusconi quater” nella finanziaria dell’anno dopo ha fatto di più, molto di più. Infatti, i fondi dormienti sono serviti per: finanziare “la carta acquisti, meglio nota come “social card”, a favore di cittadini in condizione di grave disagio economico”, dare gli indennizzi per “gli azionisti e obbligazionisti della compagnia aerea Alitalia”, includere nelle destinazioni anche “la ricerca scientifica”, oltre ai già citati encomi per le vittime hitleriane. Facile osservare che la quantità di risorse necessarie per soddisfare il fabbisogno in materia di: pubblico impiego, servizi sociali e ricerca scientifica, fanno (farebbero) parte di politiche di redistribuzione del reddito prodotto, a condizione che lo stesso non sia occultato al fisco. Purtroppo, il non dichiarato in Italia vale 119 miliardi di euro, solo per quel che riguarda le persone fisiche, dato di ieri.
Ricordando per un attimo l’affaire Alitalia, letto del suo ritorno alla statalizzazione, quando la compagnia fu rottamata dal governo Berlusconi per far spazio alla Caì, quella dei “capitani coraggiosi”, le azioni della “bad company” crollarono da un valore di 1,34 euro cadauna del 30 gennaio 2007 ad un anno e mezzo dopo a 0,445 centesimi di euro, impoverendo circa 40.000 cittadini tra azionisti e obbligazionisti. Da qui il soccorso offerto nottetempo dai Conti Dormienti, risvegliati subitaneamente per le necessità dell’Esecutivo, in barba alla durata della prescrizione temporale nell’impiego degli stessi. Per memoria, è bene rammentare che molti azionisti in quel periodo accettarono di essere risarciti con lo scambio tra titoli Alitalia e titoli di Stato, non una ma due chance, per gli azionisti rimasti azzerati da una decisione tutta ascrivibile al Governo- Imprenditore. All’epoca il costo del “salvataggio” operato da Forza Italia e Lega Nord è stato spalmato sui contribuenti italiani per 3 miliardi di euro, 5 secondo il Sole 24 ore di quei giorni. L’accaduto conferma, ancora una volta, come da noi vige sempre una regola aurea: i profitti sono privati, mentre le perdite sono pubbliche, ovvero si socializzano caricandole sulla fiscalità generale ad insaputa del contribuente.
Chissà se la nascente New Company “Alitalia” voluta dai 5 Stelle-Lega, seguirà le stesse orme della precedente. In ogni caso, il solco è già stato tracciato dal duo Berlusconi-Bossi, quest’ultimo condannato in via definitiva per truffa ai danni dello Stato, attuale senatore a Palazzo Madama ed appartenente al nuovo brand della Lega per Salvini Presidente.
Per concludere sulla natura e sulla destinazione dei “Conti Dormienti”, la Corte esprime dubbi “sull’attuale modalità di utilizzo, da parte del Mef, delle risorse provenienti dal Fondo”, non proprio coerenti con il proposito legislativo del 2006 e richiama il Ministero ad “assicurare una corretta applicazione delle normative dirette alla tutela dei risparmiatori che hanno subito un pregiudizio economico da parte delle banche finite in default”.
A questo punto, merita un accenno la questione del termine prescrizionale a decorrere dal quale il MEF può usare i soldi “abbandonati, ma versati allo Stato” da parte di correntisti smemorati. La Corte, citando giurisprudenza di legittimità della Cassazione, sostiene la tesi che sono sufficienti 10 anni, l’apparato dirigenziale ministeriale richiamando sentenze di merito dei Tribunali, rimane fermo che occorrono 20 anni, i primi dieci di non movimentazione nei conti correnti ed i successivi dieci nelle casse dello Stato. Rimanendo ciascuno nella propria convinzione, i magistrati contabili invitano il legislatore (Governo -Parlamento) a dare un’interpretazione autentica “sull’esatta individuazione del dies a quo, da cui far decorrere la prescrizione dei crediti derivanti da depositi bancari” giusto per chiarire.
Quanto affermato dai magistrati, spazza via una volta per tutte la narrazione da favole per bambini, fatta sull’argomento dalla maggioranza governativa e riportata – come da consuetudine – acriticamente da tutto il teatrino dei mass media.
Hanno strombazzato e strombazzano da un anno e mezzo 5 Stelle e Lega, “il Governo precedente non ha voluto mettere i soldi per i truffati, che – invece – noi abbiamo trovato”. Premesso che i soldi già c’erano a fine 2017, il decorso del tempo confermato in 20 anni data dormienza dal MEF ancora a giugno 2019, sono stati fatti valere come impedimento all’impegno nella finanziaria 205/2017 per il 2018, ma non altrettanto poteva accadere nella legge nr. 145/2018 per il 2019, una volta che il MEF ha preso atto del trascorrere del tempo registrato nel succedersi dei giorni e dei mesi dal calendario solare. Un dato temporale oggettivo, tecnico non “politico”, messo ora in discussione dalla Corte dei conti.
Infine, è grottesca una norma inserita nella legge di bilancio vigente nei commi riguardanti il Fondo Indennizzi Risparmiatori, che vieta ai legali di farsi pagare se ed in quanto si prestino ad aiutare gli azzerati nella presentazione delle domande. In linea di principio, ogni attività resa in termini professionali da un professionista – se iscritto ad un ordine – va compensata nei termini stabiliti dal rispettivo prezzario delle prestazioni. Non si comprende la ratio di questa discriminazione verso una unica categoria, dato atto che stante la natura della richiesta da farsi, questa può essere redatta tranquillamente da altri professionisti: commercialisti, ragionieri, revisori contabili, amministratori di condominio oppure una qualsiasi società che ha nel proprio oggetto sociale la cura di pratiche amministrative. Se poi l’intendimento era quello di contrastare studi legali che hanno raccolto – da anni – adesioni per tutelare nelle sedi giudiziarie, civili e penali, diverse migliaia di truffati dalle banche venete, questi avendo fiutato l’affare, pardon, il servizio speciale da erogare avranno già in tasca 100/200/300 € pro-capite, quale anticipo delle spese da sostenere.
Il tipico esempio è quello di un avvocato trevigiano che sembra avere 8.000 clienti, così come riportato in data 03 giugno dalla testata on line Vicenza più. Non è l’unico, ci sarà chi ne ha 6.000 o 4.500 o 1.500, dato che i truffati nel complesso sono stati in Veneto più di 200 mila. Casomai la questione dovrebbe riguardare, come una tale mole di clientela possa ricevere un servizio personalizzato nel pieno rispetto del codice professionale e deontologico, tipico argomento da ordine degli avvocati. Al di là del divieto formale, entrato in vigore il 01 01 2019, o il problema è già risolto da tempo, o non volendo/potendo spendere un soldo il truffato si rivolgerà a qualche soggetto che opera gratuitamente, associazioni dei consumatori ad esempio, o infine ignorando la norma, pagherà fidandosi di qualcheduno senza scrupoli, sia questo un legale piuttosto che una società suggeritagli. In ogni caso, quando sarà il momento, la domanda di rimborso va fatta gratuitamente.
Vero è che siamo di fronte all’ennesima mossa di propaganda, di una compagine sgangherata alla guida dell’Italia.
21 luglio 2019 Enzo De Biasi – staff tecnico Codacons Veneto
