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Aumentano le tariffe, ma i servizi nelle aree montane non migliorano. Guadagnano solo i player

I dati diffusi nei giorni scorsi dalla Cgia confermano quanto le famiglie percepivano da tempo nelle loro tasche e sui loro conti in banca: le tariffe in particolare dei servizi energetici continuano a crescere. In dieci anni, dal 2008 al 2018, sono notevolmente aumentati il gas (+5,7 per cento), l’energia elettrica (+4,5) e l’acqua (+4,3). Più contenuto l’aumento registrato dai servizi postali (+2,7), dai pedaggi/parchimetri (+2,1), dai trasporti urbani (+1,6). Sono cresciute al di sotto dell’inflazione (+1,2 per cento), invece, le tariffe dei taxi (+0,7) e dei rifiuti (+0,4 per cento).

Fermandosi ad acqua, gas, energia elettrica, i dati confermano quanto Uncem sostiene da tempo. E cioè che i big player del settore, multiutility, pubbliche, private e anche partecipate dai Comuni, continuano a fare grandi utili. Entrano tanti soldi nelle loro casse. Questo a scapito degli utenti, ma siamo certi che sia anche a scapito dei territori. Mentre per il gas, nonostante gli aumenti, continuiamo ad avere nel Paese 1400 Comuni non metanizzati e altri 1800 solo parzialmente metanizzati, per l’acqua sappiamo bene che il “ritorno” dai prelievi, destinato ai territori, è minimo o nullo.

L’idropotabile lascia niente alle aree montane che custodiscono e stoccano la risorsa.

Migliora un po’ la situazione per l’idroelettrico, in particolare se si considerano canoni e sovracanoni legati alla produzione energetica. Ben peggiore la situazione per l’energia elettrica prodotta da fotovoltaico, vista anche un’ultima sentenza del Tar Lazio che prevede l’esonero integrale dal pagamento del contributo di costruzione “per i nuovi impianti, lavori, opere, modifiche, installazioni, relativi alle fonti rinnovabili di energia, alla conservazione, al risparmio e all’uso razionale dell’energia, nel rispetto delle norme urbanistiche, di tutela artistico-storica e ambientale”. Possono sì essere imposte misure compensative di carattere ambientale e territoriale, “ma non meramente patrimoniali”. E “non può legittimamente dare luogo a misura compensativa, in modo automatico, la sola circostanza che venga realizzato un impianto eolico sul territorio comunale, a prescindere da ogni considerazione sulle sue caratteristiche e dimensioni e dal suo impatto sull’ambiente”.

Dunque le tariffe aumentano, si usano beni e risorse dei territori, ma ai territori restano le briciole. E i servizi nelle aree montane non migliorano. Tra le poche tariffe che calano, secondo la Cgia, quelle telefoniche (meno 0,6 per cento). Ma anche in questo caso, Uncem lo sa benissimo, i territori montani alpini e appenninici sono spettatori quasi inermi del digital divide. Nessun investimento per dare a 5 milioni di italiani una copertura migliore per la telefonia mobile e la connettività. Sarà forse per il calo delle tariffe – riteniamo – che fasci di cavi telefonici, nei piccoli Comuni delle valli, sono e restano attaccati a frassini e castagni…

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