Sabato a Belluno il Gruppo consiliare dem presenta un piano operativo per il rinnovo delle concessioni. Nel dibattito anche esperti e amministratori di Lombardia e Trentino.
Belluno, 21/05/2026 – La scadenza del 2029 per il rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche si preannuncia come uno dei banchi di prova economici e politici più complessi e cruciali per il futuro della montagna veneta e dell’intero arco alpino. In questo contesto di forte transizione energetica, il Gruppo consiliare regionale del Partito Democratico ha deciso di muoversi d’anticipo, elaborando una proposta operativa per ridefinire il ruolo delle istituzioni locali e regionali nella gestione di una risorsa strategica.
La proposta sarà presentata ufficialmente al pubblico sabato 23 maggio, alle ore 17.00, nella cornice di Palazzo Crepadona a Belluno.
L’appuntamento non si limiterà a una mera esposizione programmatica, ma intende configurarsi come un ampio momento di confronto transregionale. Ad animare il dibattito, accanto al consigliere regionale dem bellunese Alessandro Del Bianco, vicepresidente della commissione Energia, e al capogruppo regionale Pd Giovanni Manildo, ci sarà infatti una nutrita platea di esperti e amministratori provenienti da territori limitrofi, che stanno affrontando le medesime criticità normative e gestionali lungo la catena alpina.
L’opportunità storica dopo un secolo di sfruttamento
La partita del 2029 rappresenta un punto di svolta storico per la gestione delle risorse idriche e la produzione di energia pulita. Per i promotori dell’iniziativa, l’obiettivo primario è invertire una tendenza centralistica che dura da oltre cento anni, garantendo che i benefici economici e ambientali rimangano radicati nei territori d’origine.

Alessandro Del Bianco, vicepresidente Commissione Energia Regione Veneto:
«Dopo oltre un secolo abbiamo finalmente la possibilità di incidere davvero, mettendo al centro il territorio, le comunità che lo vivono e una gestione più giusta delle risorse prodotte dalle nostre montagne. È una sfida enorme, che coinvolge interessi economici fortissimi, ma che non possiamo permetterci di perdere»
La complessità della materia risiede nel delicato equilibrio tra le normative europee sulla concorrenza, che spingono per l’apertura al mercato tramite gare pubbliche, e la necessità politica di tutelare il patrimonio idrico e garantire ritorni tangibili alle popolazioni montane, le quali storicamente sopportano l’impatto infrastrutturale dei grandi impianti.
Un tavolo di confronto transregionale con esperti e amministratori
Per affrontare un tema caratterizzato da «interessi economici fortissimi», il Partito Democratico ha scelto di mettere a confronto i diversi modelli legislativi e le buone pratiche adottate nelle altre regioni d’Italia. Al tavolo dei relatori siederà Carlo Stagnaro, direttore dell’Istituto Bruno Leoni, noto think tank economico, il cui apporto tecnico offrirà una panoramica sugli scenari di mercato e sulle implicazioni della regolazione energetica.
Il punto di vista delle altre amministrazioni alpine sarà invece rappresentato da Jacopo Scandella, consigliere del Pd nella Regione Lombardia, territorio leader per potenza idroelettrica installata. Accanto a lui, porteranno l’esperienza della Provincia Autonoma di Trento il capogruppo Pd Alessio Manica e la consigliera Michela Calzà, oltre ad Andrea De Bertolini, capogruppo dem nella Regione Trentino-Alto Adige. Il confronto tra il modello a statuto speciale della vicina Trento e la legislazione del Veneto sarà uno dei nodi centrali per comprendere come le istituzioni locali possano effettivamente trattenere valore e canoni idrici a beneficio dei servizi e delle infrastrutture della montagna.
L’incontro di sabato a Palazzo Crepadona si prospetta dunque come una tappa fondamentale non solo per il bellunese, ma per delineare la linea strategica con cui l’opposizione in Consiglio regionale intende incalzare la giunta sul dossier energia, in vista di una scadenza che ridisegnerà gli assetti industriali e territoriali dei prossimi decenni.
