Belluno, 30 luglio 2018 _ La cultura non solo è una componente fondamentale degli individui e delle comunità, ma è un elemento trainante dello sviluppo economico. Il Partito Democratico ha organizzato ieri un dibattito nell’ambito della Festa dell’Unità al Pus di Pian Longhi (Ponte nelle Alpi) per confrontarsi su uno degli argomenti che più scatenano l’ira e gli strali di molti italiani. «Gli abbiamo dato un titolo provocatorio», afferma il deputato bellunese Roger De Menech, «mutuandolo da una frase pronunciata nel 2010 dall’allora ministro Tremonti (“di cultura non si vive” ndr) per verificare con mano quanto erroneo sia non dare valore alla cultura e all’arte, anche dal punto di vista economico».
Un pensiero, quello dell’ex ministro di Berlusconi, per nulla condiviso dagli amministratori presenti sul palco. Ciascuno ha condiviso un pezzo della propria esperienza nel settore, argomentando da punti di vista differenti le ragioni per cui sono necessari, oltre che estremamente proficui, gli investimenti pubblici a supporto della cultura. «Se una comunità non conosce il proprio passato, non ha memoria», ha ricordato l’assessore di Belluno, Marco Perale, «difficilmente riuscirà a rapportarsi con le altre realtà e ad essere attrattiva. Questo vale per le città come per le Province, le Regioni e gli Stati. I musei servono proprio a questo, a sedimentare una memoria collettiva che ci consente di metterci in relazioni con l’esterno. Ovvio che non sono delle strutture ferme. Ogni generazione si pone domande diverse rispetto al proprio futuro e quindi interroga il passato in base alle nuove esigenze».
Esempio concreti li hanno portati Alessandro Del Bianco, assessore a Feltre, e Roberto Tonon, sindaco di Vittorio Veneto. «Noi stiamo cercando di coinvolgere tutta la cittadinanza e i privati nelle nostre iniziative. Un’amministrazione può creare le condizioni per valorizzare la nostra storia, la nostra architettura, gli aspetti ambientali, ma se non c’è un sentimento diffuso di condivisione che attraversa i singoli cittadini e gli operatori economici, queste azioni rimangono spuntate», ha ricordato Del Bianco. A Vittorio Veneto sono in corso invece i preparativi per una mostra sulla Grande Guerra a Londra, dopo quella ospitata dal Pentagono a partire dall’ottobre scorso. «Stiamo pensando ad altre destinazioni, come l’Australia», afferma il sindaco Tonon, «perché abbiamo capito che dare valore al nostro passato ci rende interessanti».
La cultura è poi uno dei fattori trainanti del turismo. Lo hanno capito da tempo in Provincia di Belluno dove, come ha spiegato il presidente della Provincia Roberto Padrin, è stato istituito un organismo con lo scopo di promuovere all’esterno il territorio bellunese, dalle Dolomiti alle città storiche. Sull’ambiente e sulle potenzialità del cicloturismo in Veneto si è soffermato Andrea Cereser, da poco rieletto sindaco di San Donà di Piave: «Il cicloturismo è una forma di redistribuzione della ricchezza, compatibile con l’ambiente e in grado di far crescere l’economia anche nei luoghi considerati marginali. Purtroppo da un lato c’è poca visione da parte degli amministratori, dall’altro credo faremo qualche passo indietro in questo settore con l’attuale governo».
Preoccupazioni raccolte da Gianni Dal Moro, deputato veneto e membro della segreteria nazionale del Pd: «Secondo le più recenti stime, da qui al 2030 il traffico aereo verso l’Italia potrebbe raddoppiare. Questo significa che o variamo un piano per organizzare i flussi turistici e far sì che tutti ne beneficino, oppure ci troveremo largamente impreparati ad affrontare questo fenomeno».
