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lunedì, Settembre 28, 2020
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Incidenti con animali selvatici sulle strade

Incidenti con selvatici sulle strade della provincia bellunese. Ed ennesime polemiche; come sempre in molti puntano il dito contro i selvatici, numerosi, liberi, pericolosi. E come sempre in molti scordano troppe cose.
Gli incidenti accadono, ogni giorno.
Alta velocità, pessima condizione del fondo stradale, illuminazione scarsa, mancanza quasi totale di righe di mezzeria, uso improprio del cellulare, cambio del cd da ascoltare, sigaretta da accendere, navigatore da impostare, chiacchiere con l’altro passeggero, abuso di alcool, abuso di sostanze stupefacenti, stanchezza, stress, noia, ecc.; e l’invasione di corsia dei selvatici. Mi permetto di mettere all’ultimo posto questo evento perché è quello più naturale (l’unico, invero) perché l’animale non sa, non capisce, non è interessato ai limiti posti dall’uomo. Perché l’uomo ha fatto le strade in mezzo ai suoi prati, ai suoi boschi, al suo mondo; non viceversa. Allora è l’uomo che deve porre rimedio, tanto più che si è costruito addosso (e chi altri avrebbe potuto farlo?!) la nomea di specie superiore. Una superiorità quasi sempre mal dimostrata.
Gli incidenti capitano, dicevo. Capitano ogni giorno e per mille motivi. E alcuni sono più tragici di altri. Ovviamente ci sono eventi che maggiormente colpiscono: la morte di un figlio sembra peggiore di quella di un adulto; quella di una madre che lascia dei figli in mano al mondo appare spaventosa (e per chi la vive in prima persona di certo lo è).
Lo dico con tutto il rispetto possibile: una morte vale una morte e nell’incidente con selvatici, dove spesso l’animale muore ci si scorda sempre di mettere nel conto quella morte che biologicamente vale come ogni altra ed è una morte che a qualcuno porterà sofferenza perchè una madre piangerà il suo piccolo o viceversa, perchè qualcuno soffrirà per un fratello o una sorella perduta, un compagno di gioco rimarrà solo nel buio della notte, in mezzo ai boschi. Giusto o sbagliato che sia, accettabile o meno.
E chi scrive non è forzatamente propenso a considerare la morte di un animale migliore o peggiore di quella di un uomo; si tratta comunque di due vite spezzate e non accettare che sulla bilancia possano avere lo stesso peso, pur per specie diverse, rivela mancanza di cultura, di empatia, di rispetto verso la vita stessa, quel rispetto per la vita che tanto agognamo, denunciamo e mettiamo in piazza quando più ci fa comodo.
Scordare la morte di un essere vivente o metterla in secondo piano rispetto ad un’altra non è umanamente accettabile. Non lo è perchè si presume che la compassione, la pietà e la comprensione siano insite nella natura dell’essere umano. Non lo è neanche da un punto di vista etico e chi vive con un animale in casa (cane, gatto, coniglio, maiale o di qualsiasi altra specie) sa bene che la sofferenza e il dolore del proprio animale non è da meno anche se probabilmente se ne ricorda soltanto quando è il proprio animale a soffrire.
Ma quante volte, arrivando nei pressi di un incidente con selvatici, prestiamo soccorso agli umani scordandoci completamente di prestare attenzione all’animale? Eppure basterebbe avvicinarcisi per guardare quegli occhi pieni di terrore, per sentire il suo respiro faticoso, per vedere che cerca di rialzarsi e non ci riesce, sentire che chiama, che piange e si dispera. È forse meno dolorosa quell’immagine di quella vista attraverso i finestrini di un’auto incidentata? Evidentemente si, per molti; non per tutti, fortunatamente.
Decisamente chi non riconosce il dolore in ogni essere vivente, chi non lo sa vedere, chi non lo sa ascoltare, chi non lo identifica alla pari di quello di qualsiasi altro, ha qualcosa dentro, in fondo al cuore che si è rotto, che non funziona più.
Cristiano Fant

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