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Potere e ignoranza. La storia di Ciadenazo e il libro diabolico * di Bruna Mozzi

rogo_di_libriNiente di nuovo oggi in montagna, a parte una breve passeggiatina e qualche grog di troppo per scaldarmi; al primo fresco autunnale tutto il calore dell’estate scappa via ed è difficile adattarsi alle basse temperature.
Appena entro nel mio solito bar della piazza, mi saluta una coppia di amici: lei L*, lui V*. Non li vedevo da decenni, ma si son fatti riconoscere e mi è subito tornato in mente chi fossero. Erano amici di mio padre e quando venivo da bimba qui a camminare in montagna V* faceva da guida.
Ricordo che lui era solito raccontare delle belle storie di cui una mi impressionava ogni volta che la sentivo; riguardava un uomo noto in paese con il nome di Ciadenazo.

Ve la racconto: un giorno d’estate questo tal Ciadenazo stava camminando lungo la valle per andare a fare legna, quando trovò per caso a terra un libro, lo raccolse. Sulla strada del ritorno, nonostante fosse molto stanco per la dura giornata di lavoro, iniziò a sfogliarlo. Alla fine del sentiero si appoggiò al ponte e  provò a leggere qualche frase. Dal libro uscì una voce che disse: ”Comanda!”. Incuriosito Ciadenazo rispose: “Comando che in quel gregge che sta passando ora, cada la capra che cammina davanti al pastore”. Il suo desiderio fu esaudito e Ciadenazo capì che in quel libro c’era qualcosa di diabolico.
A questo punto V* era solito interrompere la narrazione con qualche scusa e ci teneva in sospeso il prosieguo della storia almeno fino alla baita o alla malga più vicina. Lì lui si fumava un grosso sigaro e beveva un bicchiere, poi con calma continuava così: il giorno dopo ripeté un altro ordine al libro, di riporre l’erba secca nel fienile e in pochi minuti il lavoro fu fatto. Il pievano, quando venne a conoscenza del miracolo o della magia, chiamò Ciadenazo.
E qui di solito ci stava un’altra pausa: a volte V* non ci narrava nemmeno la fine e fingeva di aver scordato il finale oppure, più spesso, di aspettare l’escursione seguente per finirci la storia. E noi ragazze e ragazzi ci appassionavamo ancor più alle camminate in montagna, e la domenica seguente tornavamo ancora più motivati dalla voglia di sentire il finale. E concludeva così, se ben ricordo: il prete, quando seppe dei miracoli, gli disse di bruciare il libro. Il giorno stesso l’uomo costruì uno steccato e al suo interno accese un fuoco, nel quale bruciò tutte le pagine, ad una ad una. Mentre le pagine bruciavano, l’uomo vide una schiera di diavoli aggrappati allo steccato, intenti a minacciarlo. Ciadenazo fu lodato e benedetto dal pievano e tornò a vivere da buon cristiano nel suo paese.

Oggi la storia di Ciadenazo mi fa sorridere, anzi a pensarci bene mi pare tanto superata, una di quelle storie del tempo che fu, in cui i poveri abitanti della montagna erano obbedienti ai preti del paese e in cui regnavano l’ignoranza e la paura. Oggi le cose qui, come altrove, sono cambiate e per fortuna il vecchio diavolo con le corna non spaventa più nessuno. Purtroppo ci sono ben altri mostri, come quelli inquinanti che, mentre io sono in fila in auto per rientrare in città, mi sfiorano a tutta velocità sui 4×4 di ultima generazione.

Bruna Mozzi

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