
Tra le continue richieste di derivazioni sui nostri corsi d’acqua per la realizzazione di nuove centraline idroelettriche, vi sono quelle presentate dalla E.Z.M. Idro srl riguardanti: un nuovo impianto sul Cordevole, in località Sass Muss, nei Comuni di Sedico e Sospirolo (BUR n. 39 del 29.04.2016), e un nuovo impianto sul Piave, in località Macchietto, nel Comune di Perarolo di Cadore. (BUR n. 30 del 1.04.2016)
A segnalarlo è il Comitato Bellunese Acqua Bene Comune, che ha approfondito la ricerca andando ad analizzare la struttura delle società richiedenti.
Si scopre così che la E.Z.M. Idro srl è stata costituita a Padova, ove ha la sede legale, il 14 maggio 2015, con un capitale sociale di 300.000 euro sottoscritto al 33,33% da ciascuno dei tre soci fondatori, che sono: la Zollet Ingegneria srl di Santa Giustina, società di famiglia dell’ingegner Lucio Zollet, la Enrive spa con sede legale a Venezia, e l’Impresa di Costruzioni ing. G. Mantovani spa già nota alle cronache giudiziarie.
I soci di Enrive spa sono: Sinloc – Sistema Iniziative Locali spa al 50% e Veneto Sviluppo per il restante 50%.
Sinloc spa è di proprietà di diverse fondazioni bancarie (Compagnia San Paolo, Fondazione Cassa Risp. Bologna, Fondazione Cassa Risp di Padova e Rovigo, ecc., Cassa Deposi e Prestiti). Veneto Sviluppo è la società finanziaria della Regione Veneto che , infatti, detiene il 51% del capitale sociale, mentre il restante 49% del capitale è detenuto, oltre che da vari Istituti di Credito ( Unicredit il 15%; Intesa San Paolo l’8% ; ecc. ) anche da Finloc con l’8,267%. Il terzo socio di E.Z.M. Idro srl è l’Impresa di Costruzioni ing. G. Mantovani spa, nota per aver partecipato alla costruzione del Mose e di tante altre opere pubbliche in Veneto ed in Italia. La Mantovani è altresì nota perché il suo ex presidente, l’ingegner Piergiorgio Baita, è uno dei principali imputati del “processo Mose”, istruito dalla Procura di Venezia ed attualmente in corso di dibattimento.
Tutti ormai sanno come abbia funzionato il “sistema Mose” e quanti tecnici e politici siano implicati e che fine alcuni di essi abbiano fatto.
Ebbene, chiede il Comitato Bellunese Acqua Bene Comune:
“l’assessore Bottacin, che dovrebbe difendere il territorio bellunese, e il presidente della Regione del Veneto Zaia, sono al corrente di tutto questo”?
“Ritengono opportuno, sia dal punto di vista politico che etico, che Veneto Sviluppo e la Regione Veneto, seppur indirettamente, entrino in affari con la Mantovani speculando sui nostri fiumi”?
E ancora.
“Bottacin non ritiene necessario dare delle spiegazioni in merito, viste le sue recenti dichiarazioni”?
“Veneto Sviluppo non deve occuparsi di finanziare le piccole e medie imprese anziché attività speculative ad alto impatto ambientale”?
Rispetto al tema “paroni a casa nostra” – conclude il Comitato Bellunese Acqua Bene Comune – cosa ne pensano i sindaci che stanno subendo questo sopruso da parte di una società dove è presente anche la Regione Veneto”?
