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Convegno Confcooperative. Fazzi: “Il futuro della cooperazione sociale si giocherà su sviluppo locale, filiere, coinvolgimento delle comunità, trasparenza valoriale”

Manuela Lanzarin e Marco Slongo
Manuela Lanzarin e Marco Slongo

Sedico, 26 novembre 2015 – Un convegno-studio importante quello tenutosi giovedì mattina 26 novembre a Villa Patt di Sedico su “Cooperazione sociale: il futuro è oggi”. Evento promosso da Confcooperative Belluno, al quale hanno aderito tutte le cooperative sociali della provincia di Belluno, insieme a Regione Veneto, Provincia, Comuni, le aziende socio-sanitarie Usl 1 ed Usl 2, con l’obiettivo “di creare rete e fare sistema nel territorio, promuovendo il dialogo fra settore pubblico e del privato-sociale, tenuto conto della complessità del nostro tempo”.

“All’interno della nostra associazione il settore sociale rappresenta attualmente 15 imprese cooperative sociali ed 1 consorzio – ha dichiarato Marco Slongo, presidente di Confcooperative Belluno – che insieme raggiungono un fatturato aggregato annuo di oltre 28 milioni di euro (in crescita costante dal 2011), impiega quasi 950 lavoratori (di cui il 75% sono donne, il 70% è assunto con contratti a tempo indeterminato), coinvolge 250 volontari, dando assistenza ed accoglienza ad oltre 2.900 utenti. Il convegno di oggi rappresenta la tappa di un nuovo corso, che ci porterà l’anno prossimo a creare un’unione interprovinciale con Confcooperative Treviso, per costruire insieme alle nostre cooperative una rappresentanza più autorevole, per gestire il cambiamento in modo proattivo, anziché subirlo”.
Il presidente Slongo ha parlato anche di “scatto di orgoglio del nostro mondo, dopo i recenti fatti di cronaca nazionale e regionale che hanno offuscato l’immagine del sistema cooperativo. Vorremmo diventare ancora di più protagonisti di buona impresa e difensori della legalità, attori di cambiamento
sociale ed economico. La sfida che abbiamo di fronte è anche culturale: le cooperative sociali devono trasformarsi da imprese che si prendono cura del disagio, in imprese che promuovono il benessere sociale.

Jacopo Massaro, sindaco di Belluno presente a nome della Conferenza dei Sindaci dell’Usl 1, ha detto: “In questa fase di grandissima trasformazione socio-economica, le imprese sociali sono interpellate in modo forte a mettere in campo i loro valori e la loro mission, per favorire una maggiore equità nell’accesso ai servizi. Un tema che diventerà essenziale nei prossimi anni sarà quello della casa e dell’abitare”.

Paolo Perenzin, sindaco di Feltre nonché rappresentante della Conferenza dei Sindaci dell’Usl 2, ha posto l’accento sulle criticità che il sistema del welfare sta vivendo, a partire soprattutto dal 2007, con il continuo taglio di trasferimenti e di risorse messe a disposizione dei territori. “Il sistema nel quale viviamo, facendosi forte della crisi, penalizza il welfare. Se da un lato questo è uno stimolo a trovare nuove risorse e ad inventarsi nuove forme per fare impresa, dall’altro rischia però di chiedere il conto ai più deboli “.
Molta attenzione secondo Perenzin va posta sugli appalti pubblici, che con la loro metodologia rischiano di favorire le grosse commesse ed i grandi fornitori , che spesso arrivano da lontano.

Manuela Lanzarin, assessore ai Servizi sociali della Regione Veneto ha rassicurato la platea bellunese dicendo che un preciso impegno della Regione è “tutelare tutto il buono che c’è, all’insegna di criteri quali la legalità, l’equità, la trasparenza, l’etica. Quella che stiamo vivendo è una legislatura di grandi cambiamenti e di riforma su vari ambiti, poiché sono cambiati i bisogni sociali e dall’altra parte le risorse economiche sono in continua diminuzione. Per questo oggi, più di ieri, diventa essenziale spendere nel
miglior modo possibile”. Parlando di riforma delle Ipab e di Azienda Zero, Lanzarin ha aggiunto: “Non vi spaventi la riforma delle Usl. La Regione non ha alcuna intenzione di smantellare il tessuto locale socio-sanitario, bensì intende razionalizzare e concentrare alcune funzioni, per recuperare maggiori
risorse da riversare nei territori”.
Un ambito innovativo nel quale si stanno aprendo nuove opportunità, anche per le cooperative sociali, con la possibilità di accedere a finanziamenti europei, è quello della cosiddetta agricoltura sociale, che favorisce ad esempio l’inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati, consente percorsi abilitativi e riabilitativi, iniziative educative e formative per il benessere personale e relazionale, si adopera per il reinserimento e la reintegrazione sociale di detenuti ed ex detenuti. A tal proposito, durante il convegno di
Villa Patt il dirigente regionale Riccardo De Gobbi ha presentato la legge del Veneto nr.14 del 28 giugno 2013 “Disposizioni in materia di agricoltura sociale”.

Ugo Campagnaro, presidente regionale di Confcooperative Veneto, nel suo intervento ha seriamente condannato tutte le cooperative che “sfruttano la questione dei problemi sociali per avere il salvacondotto. Non tolleriamo questo genere di comportamenti, esiste una buona cooperazione che non ha paura di
essere misurata e di mettersi in gioco, per trovare insieme all’ente pubblico buone soluzioni, pur nella scarsezza di risorse attuale”.

Infine, Luca Fazzi, docente universitario a Trento esperto di cooperazione, ha sintetizzato efficacemente quelle che dal suo osservatorio sono le sfide future della cooperazione sociale e del welfare. “Sovente vi è l’impressione che si punti alla gestione del welfare, anziché a costruire un progetto politico di welfare, che equivarrebbe a ragionare sul medio-lungo periodo. Ad esempio, oggi la questione profughi è trattata come emergenza, con il rischio di sprecare molte risorse; analogamente, i processi di graduale invecchiamento della popolazione dovrebbero suggerire di prendere in carico le persone nella loro globalità, non il singolo sintomo”.

Quali piste potrebbero intraprendere le cooperative sociali per continuare a dare risposte valide ai bisogni sociali? “Ragionare in ottica di sviluppo locale (dove localismo non è sinonimo di protezionismo, bensì di un progetto di crescita di un territorio); operare nella logica di filiera dei servizi e non di sistemi segmentati; coinvolgere nei processi le comunità, anche attraverso configurazioni societarie aperte. Essenziali diventano le competenze, le collaborazioni, il coinvolgimento, la trasparenza valoriale, senza mai perdere
di vista l’ascolto ed il confronto con i cittadini e gli utenti finali”.

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