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Sanità. Negro, Bassi, Conte e Casali (LT): Azienda Zero follia accentralista

Maurizio Conte
Maurizio Conte

“La verità sull’Azienda Zero? Una follia accentralista e antidemocratica”. Il commento arriva con una nota dai consiglieri della Lista Tosi Giovanna Negro, Andrea Bassi, Maurizio Conte e Stefano Casali alla luce dei pareri negativi emersi ieri in commissione Sanità, in particolare da quelli espressi dal sindacato dei medici CIMO, dall’Associazione Medici Dirigenti ANAAO ASSOMED e dello studio legale Francazani.

Le osservazioni legali invitano alla cautela. Sottolineando che “se l’idea è quella di fare dell’Azienda Zero una centrale di committenza per gli acquisti in sanità in un’ottica di risparmio di spesa, ben venga; ma se l’obiettivo è invece più ardito, nel senso di volerle davvero attribuire la programmazione, la governance e finanche le politiche in tema di acquisti, si pongono non pochi problemi di legittimità rispetto alla legge quadro nazionale e allo Statuto della Regione Veneto”.

“CIMO – si legge nella nota – non condivide l’idea dell’Azienda Zero così come descritta nella Proposta di Legge, con l’accentramento di tutte le funzioni indicate nell’articolo n.2… per il timore che la Regione Veneto sia governata da una sola Ulss e tutte le altre debbano solo eseguire. Anche l’ANAAO ASSOMED, esprime un giudizio negativo sulla proposta e la metodologia attuativa ipotizzata, ed evidenzia, in merito alla riduzione delle Aziende Ulss, che si determinerebbe un eccessivo potere in capo ai direttori generali fisiologicamente più propensi a rispondere prioritariamente a chi li ha nominati e solamente secondariamente ai cittadini. Anche perché – aggiungono i quattro tosiani – la figura del direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale sarà soppressa, con conseguente preoccupazione dei sindaci, che non sapranno più con chi relazionarsi per i loro territori”.

Nella nota, infine, Negro, Bassi, Conte e Casali, riportano che il sindacato dei medici e le organizzazioni sindacali mediche chiedono che venga definita sia la nuova organizzazione del lavoro e le ricadute contrattuali sulle nuove Ulss provinciali, sia l’organizzazione dei futuri dipartimenti. “Le attività socio sanitarie e l’integrazione socio sanitaria – conclude la relazione di CIMO – sembrano fortemente ridimensionate con il rischio che i Comuni siano tentati di ritirare le attuali deleghe per tornare ai “Consorzi” di prima 1978. Il timore di CIMO è che la limitazione dei servizi territoriali induca un aumento di domanda impropria sui servizi sanitari, ospedalieri e non”.

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