
Simona Lorenzon, quale presidente dell’Associazione Sorgente trasparente, ha depositato personalmente alla Corte dei Conti del Veneto lo scorso 7 maggio un esposto per danno erariale a seguito dell’aumento della tariffa del servizio idrico nella Provincia di Belluno.
Sotto accusa la questione del passivo di circa un’ottantina di milioni creato dalla vecchia gestione di Bim Gsp che ha determinato una serie di aumenti tariffari per sanare il disavanzo.
Si tratterebbe pertanto della “presunta sussistenza di un danno erariale derivante dalla mancata verifica delle autorità preposte, dei presupposti per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato e dal mancato adeguamento ai dati effettivi del 2003” come sostengono gli avvocati Pier Vettor Grimani e Augusto Palese del Foro di Venezia.
In particolare nel 2003 l’Aato Alto Veneto, autorità preposta alla determinazione della tariffa per il servizio idrico da applicare all’utenza, non avendo effettuato una misurazione concreta dei volumi d’acqua da erogare in Provincia, determinava la tariffa sulla base di una stima. Già dai primi anni di gestione unificata del servizio idrico, tuttavia, la stima dei volumi d’acqua da erogare si rivelava errata. Infatti la quantità effettiva dei metri cubi venduti da Bim Gsp alle utenze era molto inferiore rispetto a quella stimata. Di conseguenza il gettito delle bollette era inferiore a quello stimato e il gestore non riusciva a coprire i costi sostenuti per l’erogazione del servizio.
Dal mancato adeguamento della tariffa sono derivati per il gestore Bim Gsp minori ricavi per un importo pari a 20.080.413 per gli esercizi dal 2004 al 2009 e altri 9.852.047 per gli anni dal 2010 al 2012, per un totale di 29.922.460.
“Ciò ha portato nel febbraio del 2014 – spiegano gli avvocati Grimani e Palese – tramite un uso distorto del principio legislativo del ‘recupero dei costi’ un aumento della bolletta dell’acqua del 16,4% imponendo ai consumatori il pagamento di quasi 30 milioni di euro per far fronte ai disavanzi di gestione provocati dalla presunta mala gestio delle autorità provinciali”.
Nei confronti di tali atti è già stata proposta impugnativa avanti al Tar della Lombardia con sede a Milano, per violazione alla normativa di settore che impone di stabilire la tariffa solo ed unicamente in base alle previsioni di bilancio dell’ente gestore.
“Siamo sempre in attesa della risposta del Tar della Lombardia – precisa Simona Lorenzon – Crediamo nella magistratura e crediamo che chi ha sbagliato debba rimediare, non possiamo sempre essere noi cittadini a far andare avanti le nostre baracche e anche il carrozzone delle municipalizzate!
Sono molto soddisfatta del lavoro del collegio difensivo con gli avvocati Pier Vettor Grimani e Augusto Palese – sottolinea Simona Lorenzon, presidente dell’Associazione Sorgente Trasparente – Non posso dire altrettanto dei bellunesi che speravo aderissero più numerosi alla nostra iniziativa. Abbiamo pronte altre azioni legali, che avvieremo non appena avremo raccolto i fondi per poter procedere”.
Alla class action è sempre possibile aderire, versando 5 euro di iscrizione all’Associazione La sorgente trasparente. Con bonifico Iban: IT06W0503411900000000000341 con causale nome, cognome e residenza. Oppure nelle edicole della provincia. Oppure all’Enoteca “Da Ciccio” in via Vittorio Veneto, 96 a Belluno.
