
“La rabbia, e poi l’indifferenza e la rassegnazione. E’ questo atteggiamento che mi preoccupa oggi negli abitanti delle nostre vallate.” Lo ha detto questa sera Sergio Reolon all’incontro pubblico dal titolo”Il racconto di cinque anni in Regione” che si è tenuto nella sala congressi dell’Hotel Astor di Belluno. All’appuntamento erano presenti Lucio Tiozzo, presidente del gruppo Pd Regione Veneto e Erika Dal Farra, segretaria provinciale Pd.
Ecco i risultati ottenuti nel corso del mandato quinquennale, illustrati da Reolon.
1) Piano Socio-sanitario regionale e organico ospedaliero: fermato il tentativo di ridimensionamento previsto per la provincia di Belluno.
Effetti:
Radioterapia e medicina nucleare continueranno ad avere il loro primario.
E’ stato reso strutturale l’accordo con Treviso per la neurochirurgia: non più soggetto a una convenzione tra Ulss, ma garantito nel servizio. Il reparto esiste, esistono le professionalità, il primario viene anche a Belluno ad operare.
Sono stati contenuti i tagli dei posti letto (la Giunta ne avrebbe cancellati settantacinque).
E’ stato inserito il servizio di emodinamica ventiquattro ore .
Ieri:
L’obiettivo dichiarato dalla Regione, nella prima delibera del riparto finanziamenti del Piano socio-sanitario era “ridurre la forbice” tra chi ottiene più sostegno economico e chi meno. Per la sua complessità territoriale, la sanità bellunese e quella del centro storico di Venezia ricevono circa il 17% in più rispetto alle altre Ulss del Veneto (Belluno riceve circa 1800 euro ad abitante, l’Ulss di Feltre circa 1700, mentre le Ulss della pianura ne ottengono intorno ai 1500). “Riequilibrare” avrebbe significato fare sparire il riconoscimento della nostra situazione territoriale.
Domani:
prima di tagliare, vanno attivati quei servizi previsti dal Piano socio-sanitario e che ora sono solo sulla carta: gli ospedali di comunità, le comunità alloggio, i gruppi di medicina di base. Il ruolo della rete ospedaliera, per la nostra provincia, è vitale nel garantire la sicurezza del territorio e va quindi integralmente finanziato.
Il “San Martino” deve essere assicurato e riconosciuto nel suo ruolo di ospedale di valenza provinciale.
2) Emendamento per il Codivilla-Putti. L’ospedale non chiude. Anzi.
Effetti:
Il Codivilla è la prima struttura in Italia per la cura dell’osteomielite e delle infezioni ossee.
Il 44% dei pazienti provengono da fuori regione e quindi rappresentano un introito netto.
La nostra ambizione deve essere farlo diventare un primato europeo, non chiuderlo.
Ieri:
Dopo una sperimentazione a gestione mista, pubblico-privato, iniziata una decina di anni fa, la Regione ha deciso di mettere in liquidazione la società e in vendita i posti letto. Una follia. Dopo 5 anni di battaglia il mio emendamento per salvare il Codivilla l’ha spuntata per un voto (23 a 22) in Consiglio Regionale.
Domani:
Ci sono ancora 7 milioni di euro nel cassetto derivati dalla vendita del Putti all’Inail, che dovevano servire per ristrutturare e rilanciare la struttura.
E’ il momento di rilanciare.
3) Approvazione di un bando specifico, all’interno del Piano di sviluppo rurale, per gli agricoltori che hanno stalle sopra ai 1200 metri.
Effetti:
9 giovani, tra Comelico Superiore e Livinallongo, hanno potuto accedere ai finanziamenti dai quali erano stati esclusi dalla Regione
Ieri:
nella precedente formulazione gli aiuti per l’acquisto di macchinari e la realizzazione di stalle erano congegnati con un sistema di punteggi tale da favorire interventi di filiera e grandi strutture lattiero-casearie.
Gli agricoltori di montagna, che portano il latte alle piccole latterie della nostra provincia, non possono così competere: tutti i giovani erano perciò rimasti esclusi dai finanziamenti.
Domani:
Il risultato ottenuto nel Piano rurale, dopo un anno di discussioni, è importante, ma non basta. Anche chi ha stalle tra i 600 e i 1200 metri avrebbe bisogno di aiuto. E’ una questione specifica del nostro territorio. E la Regione non può destinare all’agricoltura solo le risorse europee ma deve mettere anche risorse proprie.
4) Legge sulla prevenzione e il contrasto alla violenza sulle donne.
Effetti:
In 10 mesi, nel 2014, i sei Centri antiviolenza del Coordinamento Veneto, che raggruppano i Centri delle Associazioni di volontariato, hanno accolto 1.271 donne, tutte in età relativamente giovane, tra i 30 e i 50 anni: moltissime con figli minori e per la maggior parte italiane.
Case rifugio, centri antiviolenza, progetti specifici e formazione hanno ora, grazie alla legge da me fatta profondamente modificare rispetto alla proposta iniziale, un proprio riconoscimento ed un canale di tutela.
Ieri:
Fino all’anno scorso, il Veneto era l’unica regione a non essersi dotata di un provvedimento legislativo in tema di contrasto alla violenza sulle donne. La Regione aveva una proposta di legge generica e inefficace: non prevedeva un generico riconoscimento nei confronti della varie forme di violenza. Di conseguenza, sarebbero finiti nello stesso calderone i minori, i migranti, le donne: ambiti che necessitano di strumenti di intervento completamente differenti. Ora invece abbiamo una vera legge per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne.
Domani:
La legge c’è, ma è un punto di partenza. Senza un finanziamento adeguato, resta efficace a metà. Nel 2014 sono stati stanziati 200.000 euro per tutti i centri del Veneto: troppo poco per quello che è il triste primato della nostra regione. Il 34% delle donne residenti in Veneto ha subito violenza nel corso della propria vita: la media nazionale, già vergognosa, è del 30%, pari a sette milioni di casi. Sono numeri che fanno pensare.
Per riuscire efficace, serve una presenza capillare sul territorio dei servizi di tutela e protezione: occorre fare rete tra istituzioni pubbliche e associazioni territoriali.
5) L’autonomia per il futuro della montagna: una legge e uno Statuto
Effetti:
La legge Delrio e la legge regionale 25/2014 danno alla provincia competenze straordinarie che non ha mai avuto. Questo significa che la Regione Veneto, in tutte le materie, dovrà tenere conto e riconoscere la condizione specifica del territorio bellunese. Ora la provincia ha il potere di governare il proprio territorio e di fare le scelte più opportune per uno sviluppo su misura: abbiamo compiuto una grande impresa, mancano ancora pochi passi per raggiungere la vetta di questa conquista. Per farlo, bisogna che la Giunta regionale definisca le funzioni da trasferire, così come impone la legge, e assegni le risorse adeguate al loro svolgimento.
Ieri:
Il Presidente Zaia e la sua Giunta hanno tentato di tutto per non farci fare la legge sull’autonomia della nostra Provincia e finora si sono rifiutati di applicarla. Ci sono volute 97 commissioni Statuto, ed è stato un duro lavoro di squadra.
Riuscire a fare approvare il nuovo Statuto della Regione Veneto – cosa che, per due intere legislature, era rimasto lettera morta – è stato strategico: la Commissione, di cui sono Vicepresidente, ha lavorato per disegnare un nuovo modello di Regione, ridurre i costi del Consiglio regionale e della macchina burocratica, ridurre le società e gli enti, decentrare le funzioni amministrative al sistema degli enti locali. Anche i consiglieri hanno fatto la loro parte. Le indennità di carica sono state ridotte del 25%, i vitalizi tagliati, il numero di consiglieri ridotto. La Regione è ora più snella: la cura dimagrante va continuata.
Domani:
La legge per l’autonomia è nata, ora va aiutata a crescere: è una bellissima avventura e bisogna avere l’ambizione di portarla avanti fino in fondo.
Questa provincia va curata, va connessa, va protetta e governata con l’aiuto di tutti noi e la partecipazione di ciascuno.
Non bisogna permettere che la legge 25 venga svuotata di contenuti, che se ne riducano al minimo le azioni.
Abbiamo una grande chance per la nostra terra: disegnare il nostro futuro.
E inoltre:
– grazie a un mio emendamento, sono stati introdotti i lavori socialmente utili per i comuni
– ho contribuito a bloccare il progetto di riforma della legge forestale (che avrebbe fatto scomparire la gestione dei boschi e delle foreste, accrescendo i rischi idrici e ambientali)
– ho bloccato l’approvazione del nuovo piano faunistico venatorio, che avrebbe aggiunto un ulteriore livello di burocrazia e di complicazione
– nel nuovo Piano rurale ho lavorato perché venisse rimodulata l’indennità compensativa, in modo da riconoscere il disagio dell’altitudine e della pendenza ai nostri agricoltori, per i quali è stata recuperata la misura che prevede aiuti alle piccole aziende voluta dall’Europa (che la Giunta non prevedeva nella sua bozza).
– ho contribuito a far riconoscere la nostra specificità nella nuova legge sul turismo;
– ho lottato per la definizione nella nuova legge per l’agriturismo;
– ho contribuito a difendere i finanziamenti per la non autosufficienza e del fondo per la disabilità;
– ho difeso le risorse della legge per le aree di confine, che nel 2011 era rimasta priva di fondi;
– condotto una incessante iniziativa per la tutela dei nostri corsi d’acqua e per la difesa del suolo
