
Bene ha fatto la Provincia ad incontrare Terna , credo non potesse esimersi per dovere istituzionale, ma l’importante che non si assumano opinioni che sovvertono il percorso fatto fin qui e le decisioni già assunte dai Comuni e dal territorio. Nello specifico non credo si possa dire che il progetto non sia rivedibile , anche alla luce della mozione regionale 72 (che Zaia non ha attuato ..chissà che aspetta) , delle delibere comunali di Belluno e di altri Comuni della Valbelluna e delle tante osservazioni fatte da organismi di certo peso come la Fondazione UNESCO e il CAI.
Tutti sappiamo che il gioco di Terna è il divide et impera e quindi loro procederanno con queste consultazioni “uno ad uno” . Siamo noi a dover cambiare registro e avere una voce sola. E se è vero che la Provincia è governata da amministratori questi devono essere portatori di un istanza comune e assumere decisioni in cui tutti, siano coinvolti. Credo quindi che, propedeuticamente a qualsiasi nuovo incontro, si debba istituire un tavolo istituzionale “provinciale” in cui convergano le visioni condivide dai Comuni interessati dal progetto di “razionalizzazione e sviluppo della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) nella media valle del Piave” .
A mio parere nessuno dovrebbe più leggere la questione solo come “propria” .
Inoltre, pur condividendo le urgenze e le imprescindibili istanze dei comuni di Ponte Nelle Alpi e Soverzene e in cui le linee passano su scuole ed abitati con evidente rischio per la salute umana, bisogna a mio avviso gettare la palla più in alto e oltre il contingente. Ricordare come basta una nevicata più abbondante o un vento eccessivo per creare quei blackout che porta gravi disagi agli abitanti e danni enormi all’economia. E tenessimo presente che senza le risorse della montagna ( acqua in primis) l’energia nelle grandi città non ci sarebbe proprio, dovremmo lavorare tutti perché le Dolomiti siano luogo della sperimentazione di nuove tecnologia e , in cui, l’interramento delle linee dovrebbe diventare la prima ed imprescindibile opzione.
Costa di più? Certo. Ma qui tutto costa di più , costa tenere in piedi i servizi primari , costa lavorare, costa spostarsi, costa curare un territorio fragile e prezioso. Tenerlo in vita e tenerlo abitato. E anche elettrificato e, quindi, accessibile .
Sarebbe ora che Stato, Regione, Provincia e Comuni fossero ugualmente allineati affinchè si iniziasse a “restituire” alla montagna quanto da sempre offre alle città e metropoli e che si valutasse come giusta compensazione proprio il costo maggiore di infrastrutture all’avanguardia , adeguate ad un patrimonio territoriale caro all’Umanità. In cui salute , economia e valore del paesaggio vanno di pari passo. Senza il quale si potrebbe vivere neanche in pianura.
In sintesi:
- si faccia tavolo istituzionale , coordinato dalla Provincia, con TUTTI gli amministratori coinvolti dai progetti Terna
- si chieda che la Regione si dia “una mossa” a dare efficacia alla risoluzione 72 votata ormai quasi un anno fa per rivedere il progetto salvando gli impegni per risolvere le più urgenti criticità esistenti sotto il profilo della salute umana (vedi tralicci sopra le scuole di Ponte nelle Alpi)
- che si faccia delle Dolomiti luogo di sperimentazione e di innovazione per interramenti e tecnologie avanzate.
Con una voce sola e forte.
Irma Visalli
