
I recenti eventi relativi alla problematica dell’elettrodotto di TERNA lungo la Valbelluna richiedono alcune precisazioni ed alcune considerazioni.
Che l’elettrodotto a 380 KV di Terna dovesse passare attraverso la Valbelluna era già stato scritto e deciso quando nel 2003 venne deliberato dalla Regione Veneto il no alle linee 380 KV in Veneto bloccando di fatto il passaggio attraverso il Fadalto –Vittorio Veneto e Conegliano, progetto originale, della linea di trasferimento energia elettrica a 380 KV dall’Austria all’Italia nota come Cordignano Lienz.
Che questa opera e cioè la Cordignano-Lienz fosse un’opera fondamentale per portare l’energia elettrica alle fabbriche della pianura padana veneta era chiaro solo in parte alla popolazione residente ma era del tutto chiaro agli addetti ai lavori che sapevano l’imminente chiusura da parte della magistratura della centrale termoelettrica di Porto Tolle altamente inquinante e fonte energetica principale delle fabbriche della pianura veneta.
Ecco che su questo quadro si viene ad inserire il protocollo d’intesa del 2009 in cui con la scusa di razionalizzare le linee elettriche della Valbelluna si predisponeva il passaggio della linea 380 KV lungo la Valbelluna e quindi si autorizzava l’inizio dello sviluppo non più della linea Cordignano Lienz, bensì della linea Lienz-Polpet-Valbelluna-Vedelago-Scorzè. Grazie alla, chiamiamola, leggerezza di alcuni ed al corretto interesse, per il bene della popolazione, di altri firmatari di quel progetto si concordava con Terna la predisposizione della linea a 380 KV da Polpet verso la Valbelluna proponendo due fasce di tracciato, la fascia A lungo la valle del Piave e la cosiddetta fascia B in mezza costa del Nevegal. Solo pochi a quel tempo, fra cui il nostro sindaco, ebbero la capacità di vedere più lontano ed il coraggio di votare contro quel protocollo d’intesa che spalancava di fatto le porte al 380 lungo la Valbelluna.
E poco importa che allora il Comune decise di votare la fascia A per quel passaggio e non la fascia B perché se la VIA regionale e nazionale hanno il compito di valutare l’impatto ambientale considerando l’impatto che un tale elettrodotto può avere con la salute della popolazione e con il paesaggio circostante, non c’è dubbio che dovrà essere privilegiata la fascia che ha minore contatto con la popolazione residente che è la fascia B sacrificando in tal senso il paesaggio rispetto alla salute della popolazione.
Ora ci si preoccupa e ci si arrabbia perché Terna vuole accelerare i tempi, e ne ha ben donde visto che entro l’anno prossimo verrà chiusa la centrale di Porto Tolle, ma con il voto contrario del Consiglio Comunale di Belluno del 7 maggio scorso, che di fatto ha confermato quanto già stabilito nel 2009 (non essendoci stata alcuna modifica al protocollo), purtroppo abbiamo perso quell’unico treno che ci poteva in parte salvare da quel peccato originale del 2009, e cioè l’introduzione di una terza fascia C (Addendum C) con il quale si interveniva, anche se in maniera limitata, a modificare quell’infausto protocollo arrestandone il tracciato all’inizio della Valbelluna e che ci avrebbe permesso il prossimo anno, con la rielezione dei vertici della regione, di ridiscutere con la Regione e con Terna, il tracciato stesso bloccando il passaggio lungo la Valbelluna per scegliere altre strade meno “impattanti” dal punto di vista paesaggistico.
Pierenrico Lecis – Gruppo Consigliare “In Movimento” – Comune di Belluno
