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Sistema industriale bellunese. Doccia fredda dal segretario provinciale della Lega Nord Diego Vello

Diego Vello, segretario provinciale Lega Nord
Diego Vello, segretario provinciale Lega Nord

Sono ovviamente a fianco di quegli operai che in questi giorni temono per le sorti del proprio posto di lavoro, il pensiero in questo caso va agli addetti dell’Acc di Mel come ovviamente a tutte quelle persone e famiglie che vivono aggrappate alle fabbriche, oggi in crisi, del territorio bellunese.

Come segretario della Lega Nord di questa provincia vorrei però aprire un fronte nuovo, scomodo ma necessario: ossia quello di chiederci per quanto ci convinceremo ancora che i colossi e le multinazionali che detengono oramai parecchie delle nostre fabbriche resteranno a produrre qui.

Gruppi e colossi industriali, anche internazionali, che vedono in questa provincia risiedere alcune delle loro fabbriche, potrei citare l’Acc di Mel, come l’Ideal Stanard, Clivet e anche qualche gruppo ben più noto dell’occhialeria, resteranno per sempre o saranno attratti da altri Stati o località nel mondo più adatte alla produzione industriale?

Immagino sia sensato ipotizzare che in un futuro, non del tutto lontano, le fabbriche o parte delle produzioni, da questa provincia potrebbero anche andarsene. Siamo un territorio dove i costi di produzione sono sicuramente più alti che altrove e questo ci deve far riflettere se pensiamo che un gruppo multinazionale, alla fine, bada al profitto.

L’attuale assetto produttivo delle grandi industrie è nato in gran parte grazie ad un “doping” fiscale conseguente alle manovre incentivanti post Vajont. Investendo nell’industria abbiamo semplificato sicuramente la vita ai bellunesi dando loro uno stipendio e la possibilità di costruirsi un futuro, in quegli anni necessario. Quel “doping” oggi però è svanito e produciamo al costo normalizzato senza più aiuti, per quanto quindi ci sarà competizione con il resto del mondo? Vent’anni fa la Cina, l’est Europa, l’India e il Brasile erano solo mete per qualche viaggio turistico e forse Belluno e l’Italia erano un ancora vero propulsore economico, oggi invece tutto è cambiato e quelle lontane mete extraeuropee sono la nuova potenza globale industriale, dove produrre costa meno e gli investimenti industriali galoppano e noi?

Sembra quasi che l’insegnamento giunto dalla depressione industriale cadorina di questi anni non ci abbia insegnato niente.

Non è quindi una banca che da credito, la cassa integrazione o una commessa qua e là che ci può rassicurare, qui a Belluno dobbiamo aprire un nuovo fronte senza dimenticarci che migliaia di persone oggi legate alla grande industria, potrebbero dall’oggi al domani ritrovarsi a casa senza uno stipendio. Abbiamo insegnato ai bellunesi cosa sia un posto fisso in fabbrica facendo dimenticare a questa provincia che l’unica industria che da milioni di anni risiede qui, senza de-localizzare e forse mai ci riuscirà, è la montagna, sono le dolomiti uniche al mondo e quindi il settore turistico.

Lo dico ai tanti giovani, quel posto fisso da tanti sperato in una delle tante fabbriche bellunesi non deve essere più una meta finale ma è necessario investire e credere nel turismo, nell’agricoltura, nella filiera del legno o di altri settori spiccatamente legati al nostro territorio. Scomodo o meno, credo che questo pensiero sia necessario aprirlo.

Il segretario provinciale

Diego Vello

 

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