Spenti i riflettori sulle competizioni, per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 è il momento di affrontare la realtà dei numeri. E i numeri, secondo le prime indiscrezioni, raccontano di un bilancio in profondo rosso: un deficit stimato in almeno 130 milioni di euro (con proiezioni che per alcune fonti superano i 300 milioni), che rischia di ricadere direttamente sulle tasche dei contribuenti locali. Sebbene il consuntivo ufficiale sarà approvato solo nella primavera del 2027, l’allarme è già scattato. Al centro delle polemiche finisce la governance della Fondazione Milano-Cortina 2026.
Il deficit sarebbe stato causato da una combinazione di fattori:
- Minori entrate: una flessione rispetto alle previsioni iniziali.
- Costi extra: spese impreviste o non di competenza della Fondazione (come il caso dell’Arena Santa Giulia a Milano).
- Costi organizzativi e infrastrutturali: una spesa complessiva che oscilla tra i 5,4 e i 5,9 miliardi di euro.
Chi paga? Il peso sulle Regioni
In assenza di un intervento risolutivo da parte del CIO o del Governo Meloni, la clausola di salvaguardia è chiara: a ripianare le perdite dovranno essere i soci fondatori. La ripartizione del “buco” vede la Lombardia in prima fila (responsabile del 50% del deficit) e il Veneto, chiamato a coprire il 25%.
Per la Regione Veneto, si parla di una cifra vicina ai 32-33 milioni di euro. Sebbene il governatore Alberto Stefani rassicuri che tali somme sono già state accantonate in bilancio a scopo prudenziale, resta l’amarezza politica: sono risorse che potevano essere destinate ad altri servizi se i conti della Fondazione fossero stati in pareggio.
Le Olimpiadi, insomma, lasciano un’eredità infrastrutturale ma anche un’ipoteca finanziaria. Con un deficit che oscilla tra i 130 e i 310 milioni di euro a seconda delle stime, il Veneto si prepara a staccare un assegno milionario per chiudere la partita contabile.
