
“Io non pretendo di essere innocente” scrive il sindaco di Cortina d’Ampezzo Andrea Franceschi dal suo esilio forzato al capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Io pretendo che mi facciano fare il sindaco e che mi consentano di avere un giusto processo in tempi rapidi.
Ribadisco la paternità degli atti che mi sono stati contestati: ho veramente scritto al comandante dei vigili affinché mettesse in magazzino l’autovelox, ho veramente suggerito alla funzionaria che stendeva un bando collegato alla raccolta dei rifiuti di abbassare la cifra che il Comune sarebbe andato a pagare e le ho veramente suggerito di permettere anche alle aziende di fuori di partecipare modificando un requisito del bando stesso. Per me si tratta di atti che un Sindaco deve poter compiere, perché altrimenti che ci sta a fare? Sarà il processo a dire se un primo cittadino può influire sul suo territorio o se è solo uno scaldasedie subordinato a funzionari non elettivi.
Ma deve dirlo il processo! Assurda, incomprensibile e sproporzionata la condanna preventiva. Gravissimo che un sindaco eletto sia esiliato, soprattutto a fronte della leggerezza dell’accusa – legittimità del comportamento, non arricchimento o malaffare – e dell’incongruenza del teorema accusatorio, secondo il quale avrei favorito l’imprenditore che ha vinto riducendo il compenso per il vincitore del bando e cercando di far partecipare più aziende possibile”.
