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Analisi di un referendum * di Tomaso Pettazzi

Tomaso Pettazzi
Tomaso Pettazzi

Il quorum ai referendum non è stato raggiunto, ma la lezione è certamente servita. Lasciando la valutazione dei dati ad altro momento, credo sia utile ribadire un aspetto interessante del post voto. V’era stata un’opposizione iniziale dei soliti tre moschettieri a Venezia, affiancati da un paio di benpensanti autoreferenti a Belluno e Feltre, culminata addirittura con il pesante epiteto “schizofrenici” rivolto da Reolon ai giovani dei Comitati referendari. Ne era seguito un incontro, ambiguo a dir poco, dove, alla presenza del D’Artagnan romano, con lo scopo dichiarato di voler mantenere l’unità provinciale, si giungeva invece alla condanna, tout court, dello strumento referendario. E in questo incontro s’è voluto coinvolgere le Associazioni di categoria, i partiti, i Sindaci e chi più ne ha più ne metta. Il risultato s’è visto subito: pochi partecipanti, dietro front dello stesso Bond e di Toscani (con risibili spiegazioni), vistosi vuoti tra le Associazioni, mancata sottoscrizione dell’appello di gran parte dei Sindaci. Insomma un fallimento completo.

A risultato acclarato, le acque si sono ulteriormente pacificate. Nessuna dichiarazione baldanzosa verso i promotori, a parte, alle solite, quella di Perenzin, Sindaco di Feltre.

Nessun vae victis (ricordate Brenno al sacco di Roma?), nemmeno un rimbrotto, che so, un pizzicotto ai giovani referendari giocherelloni, dissipatori di sostanze comunali. Anzi, dichiarazioni di comprensione, inviti alla collaborazione e all’unità. La superiorità, la bontà del vincitore, direte voi, quasi una pacificazione come a guerra civile terminata nel ’45.

Macché: il fatto è che lorsignori non sono stupidi, anzi. Ed hanno subito analizzato in modo serio i dati scaturiti dalle urne e, contrariamente a quanto si leggeva nei titoli frettolosamente apparsi sui giornali, che parlavano di fallimento dei sette referendum del 10 febbraio, si sono tragicamente (per loro) accorti che ne è scaturito chiaramente un nuovo scenario politico, che lascia i rispettivi partiti di appartenenza in tragica minoranza rispetto ad un profondo e radicato sentire di gran parte della popolazione.

Cittadini che nonostante l’inverno sono andati a votare in gran numero,con l’appoggio sentito di molti loro Sindaci. Questa è la verità con cui ci si deve confrontare, e a maggior ragione al prossimo appuntamento di aprile di Taibon e Pieve di Cadore. Perché una cosa è certa: quei Comitati faranno tesoro dell’inesperienza evidenziata in questa prima tornata.

E in quell’occasione i Cittadini non si faranno ammaliare dalle lusinghe ora proposte dai nostri ex rappresentanti, anche alla luce dei continui tagli che penalizzano il nostro territorio. Invece che contrastare la volontà popolare, essi farebbero bene ad attivarsi per le realizzazione di quanto scritto nel nuovo Statuto della Regione veneto all’art. 15: specificità e risorse per il Bellunese. Tutto il resto è aria fritta.

Tomaso Pettazzi

 

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