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Sanità bellunese. Claudia Bettiol: “La salute è un diritto da salvaguardare. La sanità non può essere delocalizzata!”

Claudia Bettiol capogruppo Pd

“Abbiamo appreso oggi dai mezzi di comunicazione che nel piano di riorganizzazione sanitaria che la Regione Veneto si appresta a varare è prevista la soppressione di cinque fondamentali reparti dell’ospedale di Belluno. Tutto ciò verrebbe fatto in attuazione della legge nazionale sulla spending review che, in campo sanitario, prevede che ci possano essere 3,7 posti letto ogni mille abitanti, di cui tre per acuti e 0,7 per lungodegenti”.

Lo scrive in una nota Claudia Bettiol, capogruppo del Partito democratico in Comune di Belluno.

“E’ poi in fase di approvazione da parte del governo il decreto interministeriale che dovrebbe introdurre nuovi pesantissimi standard. La bozza del decreto prevede che il taglio dei posti letto in eccesso venga effettuato non a macchia di leopardo, cioè taglio dei posti letto distribuito nei diversi reparti, ma in modo verticale, vale a dire per interi reparti.

Se il singolo reparto non ha un certo bacino di utenti e predeterminati volumi di attività viene eliminato, con la conseguenza che si prospettano tagli pesanti per le specialità.

Già la conferenza stato-regioni ha fortemente criticato ed espresso la propria contrarietà a simile provvedimento, ma se il testo passerà così com’è, le regioni dovranno adeguarsi entro il 31.12.2012.

Per Belluno – prosegue la nota di Claudia Bettiol –  l’attuazione del provvedimento comporterebbe l’eliminazione di reparti importantissimi, che verrebbero accorpati a Treviso, quali la radioterapia, la neurochirurgia, la dermatologia, la gastroenterologia, le malattie infettive.

Tutto ciò comporterebbe un inevitabile declassamento dell’ospedale di Belluno e un gravissimo disagio per i cittadini di tutta la provincia.

Come si può pensare che non soltanto un cittadino del capoluogo bellunese, ma un cittadino della parte alta della provincia possa essere costretto a sottoporsi a cure radioterapiche a Treviso? Soprattutto in una provincia come la nostra che, purtroppo, in tutte le statistiche nazionali registra un’altissima percentuale di malati di tumore.

Belluno, provincia montana a vocazione turistica e il suo capoluogo, non possono accettare di veder tagliato sul territorio uno dei principali servizi alla persona: la sanità.

Il diritto alla salute va tutelato a tutte le latitudini – sostiene Claudia Bettiol – , e in modo ancor più determinato e deciso in un territorio montano come il nostro, con tutti i problemi di viabilità e di distanze tra le sue varie parti, e a forte vocazione turistica.

E’ impensabile, poi, che un forte declassamento dell’ospedale cittadino non abbia conseguenze sugli ospedali di Pieve di Cadore e di Agordo, con grave danno per le comunità del Cadore e dell’Agordino.

Certamente, in un’epoca di risorse scarse e non illimitate, è necessario razionalizzare la spesa sanitaria ed eliminare gli sprechi: tutto ciò, però, non può avvenire sempre a carico dei cittadini, in questo caso utenti del servizio sanitario nazionale, e soprattutto della montagna.

Chiedo che le istituzioni si facciano carico ed affrontino la situazione che si sta prospettando, accanto ai cittadini che si sono riuniti nei comitati per la salute e stanno facendo una forte battaglia da molti mesi.

Al più presto è necessario che venga convocata la conferenza dei sindaci, presieduta dal capoluogo di Belluno, affinché prenda una posizione chiara e unita nei confronti della Regione, che non permetta che da Belluno non si sposti neanche un solo reparto.

I nostri principali servizi sanitari dovranno essere resi ancora più precisi e all’avanguardia, poiché su di essi si basa la dignità della persona e la vivibilità di un territorio.

Non dovremo lasciarci mettere i piedi in testa da Venezia – conclude la nota del capogruppo del Pd in consiglio comunale – , e la Regione non pensi di renderci dipendenti da Treviso o da altre cittadelle sanitarie della pianura”.

 

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