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Riforma del commercio veneto: che delusione! Debortoli: “Per la provincia di Belluno cadono tutte le considerazioni di maggior favore che prima la legge contemplava”

Franco Debortoli presidente Ascom

Franco Debortoli, presidente di Confcommercio Belluno, non concorda con l’entusiasmo con cui l’’assessore al commercio della regione Veneto, Isi Coppola, ha annunciato il varo in Giunta del progetto di legge sul commercio al dettaglio.

“Da quello che posso leggere, la Provincia di Belluno ha poco da stare allegra e comunque anche il Veneto non ha motivi di brindare. È vero, i princìpi della legge sono perfettamente in linea con quanto da noi richiesto: sostenibilità economico ambientale, attenzione al consumo del territorio, valorizzazione dei centri storici, equilibrio delle tipologie distributive. Ma a queste petizioni di principio non mi pare seguano provvedimenti concreti e cantierabili. Nella migliore delle ipotesi, le regolamentazioni sono rimandate ( per l’aspetto urbanistico che costituisce parte saliente della questione) a regolamenti di Giunta in merito ai quali non vi è alcuna garanzia.

Per quanto riguarda la provincia di Belluno, poi “prosegue Debortoli” cadono tutte le considerazioni di maggior favore che prima la legge contemplava: la diminuzione della soglia delle medie strutture a 1500 mq (ora viene portata per tutto il Veneto indistintamente a 2500 mq) nonché la necessità dello screening ambientale per tutte le grandi strutture, procedura ora riservata ai negozi sopra i 4000 mq. È una contraddizione. Ci saremmo attesi che tale cautela volta a verificare le conseguenze di questi insediamenti nel contesto socio ambientale fosse estesa, non eliminata, specie per un territorio fragile come il nostro!

Pesanti e profonde criticità dunque nella bozza di legge varata dalla Giunta Regionale secondo Confcommercio Belluno. Vi è la precisa consapevolezza che molto doveva essere rivisto alla luce della Direttiva Bolkestein di liberalizzazione delle attività economiche, ma vi è altrettanta convinzione che sussistano gli strumenti giuridici per approntare un sistema di commercio moderno, equilibrato, non corporativo ma nemmeno suddito degli appetiti delle multinazionali della distribuzione a soprattutto compatibile con un modello di sviluppo veneto consono agli stili di vita che le nostre genti e i nostri imprenditori vorrebbero conservare.

Vi sono spazi per recuperare? “Sì ”conclude Debortoli” sempre che ci sia la volontà di farlo. Il metodo seguito fino ad ora non induce però a ottimismo. L’assessore si sieda al tavolo e soprattutto ascolti senza pregiudizi quanto portiamo come contributo, correggendo le macroscopiche aberrazioni che viziano il progetto, e potremo venir fuori da questa situazione poco edificante.”

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