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Progetto Piave, ridiamo a Belluno il suo fiume. Visalli: “La Regione ha l’obbligo di dare al Bellunese il 50% dei 10 milioni annui di canoni idrici. Partiamo dai progetti già pronti che sono nei cassetti”

Irma Visalli

“Pur capendo e conoscendo bene la complessità dell’argomento “competenze/demanio Piave”, ricordo al Sindaco e alla sua giunta che, in opposizione a Prade, si denunciò l’inadempienza del comune di Belluno rispetto all’attuazione del Progetto Pilota che riguarda tutta l’asta del Piave tra Soverzene e Lambioi. Progetto allegato al PTCP provinciale oggi in vigore”. A sollecitare l’azione dell’amministrazione comunale è Irma Visalli, esponente di primo piano del Pd bellunese, che serve su un piatto d’argento a Massaro il Progetto Piave che giace nei cassetti.

“In quel progetto vi sono molte soluzioni per risolvere le questioni più urgenti da trattare (quali la pulizia e la rivitalizzazione del fiume e delle sue sponde), – prosegue Visalli –  ma anche le azioni di ampio respiro per ripristinare quell’antico rapporto tra città e fiume da troppo tempo spezzato. Azioni che, migliorando soprattutto l’accessibilità al fiume da parte di cittadini, valorizzerebbero tutta la città .

Spero si ricordi soprattutto che vi è a tal proposito un accordo, sottoscritto nel 2009, tra Comune di Belluno, Comune di Ponte nelle Alpi, Soverzene e la Provincia. I lavori concordati fanno conto dell’utilizzo concreto dei soldi del demanio idrico destinabili a tutte le opere di rivitalizzazione e riqualificazione del Piave.

I tempi prospettati oggi dall’amministrazione comunale non sembrano contemplare nulla di tutto ciò e appare invece si rimandi ad un tempo futuro non ben definibile come si ripartisse da zero.

Credo invece – sottolinea Irma Visalli –  si debba utilizzare e far valere le autonomie che faticosamente siamo riusciti a strappare alla Regione senza considerare la Provincia come già morta. Martedì sarà ancora lì, e a settembre forse le cose potrebbero ancora cambiare. E oggi, comunque, introietta direttamente più di sei milioni euro d ei canoni del demanio idrico , altrettanto è rimandato alla Regione che ha, però l’obbligo di girarne il 50% al bellunese, quindi si ha a disposizione più di 10 milioni di euro annui utili soprattutto per rivitalizzare il Piave. Proprio grazie a tutto ciò bisogna spingere politicamente perché si velocizzino i processi burocratici. Ricordo che quando vi fu lo spettacolo di Paolini l’area dedicata allo spettacolo, si pulì in meno di un mese grazie al lavoro attivo delle guardie provinciali, che dopo qualche mese furono poi stanziati 50000 euro da parte dei Servizi Forestali Regionali per una pulizia più profonda . inoltre, se si hanno le idee chiare, anche il Genio Civile, ancora depositaria del demanio quando, è molto veloce nel rilasciare i permessi.

Io credo quindi che sulla base del progetto esistente, degli accordi, e dei soldi del bilancio idrico si possa fare molto di più che rimandare come se si partisse sempre dallo zero totale. Va benissimo concertare con tutti i soggetti interessati e competenti, ma si guardi a cosa già c’è per ridare a Belluno il suo fiume e rendere, subito, l’area del Piave accessibile e sicuro. I bellunesi hanno da sempre utilizzato il fiume in maniera diretta, spontanea, naturale, mettiamoli nelle condizioni di continuare a farlo. Si può fare senza attendere mesi – conclude Irma Visalli – , partendo da cosa giace nei cassetti dell’amministrazione comunale”.

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