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Quel voto di sfiducia che sfasciò la Provincia * di Michele Carbogno

Bossi alla Nogherazza, Alfano in saletta Muccin, la Bindi alla De Luca, Di Pietro, Zaia e Storace un aperitivo al bar, Sacconi a cena in Nevegal… pare che sia a destra che a sinistra si giochi a nascondino. Una volta, non tanto tempo fa, tali location erano destinate ad appuntamenti per le quinte file della politica, non certo per i leader.

Non si pretende di tornare a usare la piazza, spesso soggetta al rischio maltempo, ma almeno un contenitore importante come il Comunale o la sala teatro del Giovanni XXIII, la Spes Arena o il De Mas.

Evidentemente però oggi il termometro del consenso segna un clima frescolino, per cui meglio cercare spazi ristretti, gestibili senza rischiare clamorosi flop anche da partiti solo di plastica. Senza guardare in casa d’altri, mi limito alla mia. Degli ultimi mesi non conosco la situazione, ma per i tre anni precedenti posso dire che nel Pdl si sia fatto un numero di riunioni organizzative che forse si avvicina a quello che prima, quando militavo in An, facevamo in due mesi; e circa gli incontri sul territorio, da non confondersi con inviti a cerimonie o inaugurazioni, penso che nessuno, a iniziare dall’ex coordinatore, abbia mai saputo cosa significasse organizzare un incontro politico fuori dal periodo elettorale.

Non solo l’antipolitica scaturita da troppi esempi di malaffare, anche l’assenza di ideali in molti aspiranti amministratori condiziona il quadro di generale sfiducia. Una volta si guardava a un partito perché si condividevano i valori, oggi nella migliore delle ipotesi lo si sceglie perché ci piace il leader che lo identifica, altrimenenti solo perché si valuta che possa tornare utile per ragioni personali; la gavetta e il credo non contano più! Provate ad esempio a vedere quando fu formata la Giunta Bottacin quanti assessori del Pdl erano iscritti militanti prima di essere nominati in tale ruolo? Rispondendo alla domanda (la risposta è uno, anzi “una”!!) capirete perché certe persone possano decidere di smontare il giocattolino quando non più d’interesse.

Tutti ora a parole rilanciano il ruolo della provincia, per avere maggior rappresentanza e peso contrattuale, ma io chiedo a taluni aspiranti sindaci, consiglieri, assessori: non potevate pensarci prima di sfasciarla?! Non avevate capito che con quel vostro voto di sfiducia, dato per antipatia o per non aver ottenuto un ruolo più soddisfacente che quello di consigliere, avreste danneggiato l’intero territorio e non solo il presidente?

 

La gente, sfiduciata, oggi si chiede: siamo sicuri che il consigliere X, che con tanta leggerezza ha fatto cadere la provincia, domani se eletto nel comune Y, al primo mal di pancia non decida di mandare tutto a carte quarantotto? Perché poi, a pagarne le conseguenze, saranno come sempre i cittadini.

Michele Carbogno

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